Linfoma a grandi cellule B, una nuova terapia all’orizzonte

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Il farmaco polatuzumab vedotin ha dimostrato di poter aumentare la sopravvivenza libera da malattia. Si tratterebbe della prima novità terapeutica in 20 anni nella prima linea di trattamento
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Dopo oltre 20 anni potrebbe essere all'orizzonte una nuova opportunità terapeutica per il trattamento di prima linea del linfoma diffuso a grandi cellule B (o Dlbcl), la forma più comune di linfoma nei paesi occidentali. Il farmaco in questione è il polatuzumab vedotin, un anticorpo monoclonale già in uso nel trattamento dei linfomi Dlcbl recidivanti o resistenti all'attuale standard di cura. Una notizia importante, che arriva a pochi giorni dalla ricorrenza della Giornata Mondiale della Consapevolezza del Linfoma (WLAD, World Lymphoma Awareness Day), prevista come ogni anno per il 15 settembre.

Il linfoma diffuso a grandi cellule B

Il linfoma Dlbcl è una neoplasia ematologica aggressiva, che si presenta alla diagnosi con sintomi importanti e invalidanti. Nei paesi occidentali rappresenta circa il 30-40% di tutte le diagnosi di linfoma a grandi cellule B, ed è quindi la più comune forma di linfoma in queste zone del mondo. Le terapie di prima linea utilizzate attualmente risultano inefficaci in quasi metà dei pazienti, ed è per questo che una novità terapeutica è considerato un traguardo importante dagli specialisti.

Lo studio sulla prima linea di trattamento

Polituzumab vedotin è stato sperimentato in combinazione con altri farmaci - rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) - in pazienti non precedentemente trattati, all'interno dello studio registrativo di fase III POLARIX, che lo ha messo a confronto con l'attuale standard terapeutico (conosciuto con l'acronimo R-CHOP). I risultati mostrano un miglioramento significativo e clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia, come riporta l'azienda produttrice, Roche. I dati - fa sapere la farmaceutica - saranno resi noti nel dettaglio nell'ambito di prossimi congressi scientifici e poi presentati alle agenzie regolatorie per l'approvazione della nuova terapia. Il profilo di sicurezza si conferma in linea con quello osservato negli studi precedenti.

"Sono stati compiuti numerosi passi avanti nella gestione della malattia ricaduta/refrattaria, mentre da 20 anni l'R-CHOP è rimasto lo standard di cura della prima linea", spiega Alessandra Tucci, responsabile dell'UOC di Ematologia dell'ASST Spedali Civili di Brescia e Principal Investigator dello studio POLARIX presso il centro. "Pertanto, la notizia della positività dello studio POLARIX, che prevede la combinazione di polatuzumab, rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (pola-r-chp), aumenta per la prima volta, dopo tanti anni e tentativi, la probabilità di curare i pazienti già dalla prima linea di terapia".

Ancora sottovalutato il supporto psicologico

"Il linfoma diffuso a grandi cellule B è senza dubbio una patologia estremamente impegnativa sia dal punto di vista della prognosi sia del percorso di cura", conclude Davide Petruzzelli, Presidente dell'associazione La Lampada di Aladino e coordinatore nazionale del gruppo FAVO Neoplasie Ematologiche. "Naturalmente questo incide in maniera significativa anche sull'impatto che la diagnosi ha da un punto di vista psicologico sui pazienti e le loro famiglie. Nonostante questo, l'aspetto psicologico viene talvolta ancora trascurato nella presa in carico del paziente, anche se è dimostrato che un adeguato supporto rappresenti un sostegno fondamentale".