Melanoma, in 10 anni aumentano del 70% i pazienti vivi dopo la diagnosi

Al via l’undicesima edizione del “Bridge”, convegno internazionale con i più importanti esperti. E per non fermare la prevenzione, “Le Avventure di Neo”, fumetto dark che insegna la prevenzione, sbarcano anche sui social
 
4 minuti di lettura
Voglia di vincere: mentre il Covid mette in ginocchio la Campania, proprio da qui arriva uno sprint che accelera la lotta contro il melanoma e mostra come neppure la pandemia abbia fermato i ‘motori’ dell’oncologia. E’ il messaggio che arriva oggi da Napoli dove da domani parte l’undicesima edizione del convegno internazionale Melanoma Bridge, giunto all’undicesima edizione e promosso da Fondazione Melanoma, che si svolge dal 3 al 5 dicembre in forma virtuale con gli interventi dei più importanti esperti da tutto il pianeta. L’appuntamento è preceduto, oggi, dal congresso Immunotherapy Bridge, con approfondimenti che spaziano dal tumore del polmone a quelli della mammella e dell’ovaio.

Un tumore in aumento

In dieci anni, in Italia, le persone vive dopo la diagnosi di melanoma sono aumentate di quasi il 70%: erano 100.910 nel 2010, sono 169.900 nel 2020. Si tratta di un tumore della pelle in costante crescita. Infatti, nel 2020 sono stimati 14.900 nuovi casi, con un incremento del 20% in 12 mesi. La malattia colpisce più gli uomini che le donne: nel 2020, infatti, si stimano in Italia circa 8.150 casi fra gli uomini e 6.700 fra le donne. “La differenza registrata fra i due sessi è da ricondurre alla diversa adesione alle regole della prevenzione – sottolinea Paolo Ascierto, presidente di Fondazione Melanoma e direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli, nel corso di una conferenza stampa, realizzata grazie al sostegno incondizionato di Bristol Myers Squibb. “Le donne si proteggono di più e utilizzano le creme solari protettive quando si espongono al sole: abitudine ancora poco diffusa fra gli uomini”.

Le nuove prospettive di cura

La buona notizia è che le opportunità di trattamento sono sempre più efficaci, grazie ad armi come l’immunoterapia che stimola il sistema immunitario contro il cancro. E l’Istituto “Pascale” di Napoli è tra i primi centri a livello mondiale nella cura di questa neoplasia, con oltre 4.000 pazienti curati con l’immunoterapia dal 2010. “L’immunoterapia costituisce oggi lo standard di cura in diverse neoplasie in stadio metastatico: dal melanoma, al tumore del polmone non a piccole cellule, al linfoma di Hodgkin, al carcinoma renale fino a quelli della testa e del collo, al tumore squamoso della cute e al tumore di Merkel – spiega Ascierto. Per aumentare il numero di pazienti che traggono benefici dall’immunoterapia, oggi pari a circa il 30-50% nelle diverse patologie neoplastiche, una delle strategie da seguire è rendere le cellule tumorali maggiormente ‘visibili’ al sistema immunitario, grazie agli studi sul microambiente tumorale. Inoltre, si stanno aprendo prospettive interessanti grazie alle terapie cellulari Car-T anche nelle neoplasie solide, dopo gli ottimi risultati già ottenuti in alcuni tumori del sangue”.

Il trattamento dopo intervento chirurgico

L’immuno-oncologia rappresenta lo standard di cura del melanoma non solo in fase metastatica, ma anche nello stadio III e IV resecato, cioè in una fase in cui la malattia è stata completamente asportata. “Trattare i pazienti in questo stadio - afferma Ascierto - aumenta la possibilità di evitare una recidiva della malattia e, quindi, potenzialmente di guarire la persona. Una molecola immunoterapica, nivolumab, ha dimostrato un beneficio a lungo termine proprio in adiuvante, cioè dopo la chirurgia, con una sopravvivenza libera da recidiva a tre anni del 58% e una riduzione del rischio di recidiva pari al 32%. Inoltre, ci sono evidenze che indicano l’opportunità di anticipare il trattamento con l’immunoterapia prima della chirurgia (neoadiuvante), per poi interromperlo una volta raggiuntata la risposta completa. E oggi la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab più ipilumumab - continua Ascierto - sta evidenziando risultati importanti nei pazienti con malattia metastatica, con il 52% dei pazienti vivo a 5 anni. A livello internazionale si ritiene che la combinazione di nivolumab più ipilimumab sia la prima opzione di trattamento per le persone con metastasi cerebrali asintomatiche, anche se non è ancora rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale”.

Il problema dell’accesso limitato

Purtroppo, solo la Regione Campania, fino ad oggi, ha deciso di garantirne la rimborsabilità per tutti i pazienti colpiti da melanoma con metastasi cerebrali. “Si tratta di una decisione di civiltà istituzione, per cui il nostro Istituto si è fortemente impegnato stimolando la Regione”, spiega in un comunicato Attilio Bianchi, direttore generale del Pascale. “Il nostro obiettivo è assicurare a tutti i pazienti un percorso di cura adeguato e tempestivo, senza lasciare indietro nessuno. Siamo, con orgoglio, ai vertici in Italia nella cura del melanoma, un risultato ottenuto grazie al gioco di squadra”.

Una squadra numerosa che lavora unita

Nel trattamento del melanoma, infatti, l’Istituto ‘Pascale’ è primo in Italia e nono a livello europeo. “Il centro partenopeo vanta una tradizione pluriennale nello studio del melanoma, confermata anche dalla produzione scientifica: ogni anno pubblica circa 10 ricerche su prestigiose riviste internazionali che hanno come tema proprio la terapia di questa forma di cancro”, afferma Gerardo Botti, direttore scientifico del ‘Pascale’. “La lotta alla malattia non può prescindere da un team multidisciplinare composto da oncologi medici, dermatologi, patologi, chirurghi plastici, radioterapisti e genetisti, dedicato alla gestione dei casi più complessi dal punto di vista diagnostico e terapeutico. In questo modo è possibile, da un lato, offrire al paziente un supporto di elevato livello professionale che solo un team multidisciplinare può sostenere, dall’altro, creare un gruppo di lavoro di significativa competenza clinica e scientifica, in grado di implementare programmi di ricerca e collaborazioni di livello internazionale”.

Un fumetto per parlare di prevenzione

La buona notizia è che se scoperto precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile. “Le regole da seguire - prosegue Ascierto, che, secondo la classifica stilata da Expertscape.com, si colloca al primo posto al mondo nella cura del melanoma, su oltre 65mila esperti - sono semplici: non bisogna esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, la crema protettiva deve sempre essere applicata e le lampade solari vanno assolutamente evitate. E ogni anno è necessario sottoporsi al controllo dei nei da parte del dermatologo”. Per far arrivare a tutti i cittadini informazioni su questo tumore della pelle, sull’importanza della prevenzione e sui passi in avanti nei trattamenti, Fondazione Melanoma ha pubblicato quattro edizioni delle ‘Avventure di Neo’, un fumetto dark realizzato dagli allievi della Scuola Italiana di Comix e basato sul linguaggio semplice e diretto della satira. Il progetto ora sbarca sui social, perché tutti gli strumenti di comunicazione possono servire per raggiungere anche i più giovani.

Melanoma, immunoterapia e Covid

Oltre a limitare il numero di nuove diagnosi e anche le visite di follow up, la pandemia aveva creato un’altra conseguenza: il tumore che chi è in trattamento con l’immunoterapia potesse essere più a rischio Covid. “Durante la prima ondata - chiarisce Ascierto - si temeva che questi pazienti potessero essere più a rischio di polmoniti severe da Covid, ma ora possiamo dire con maggior certezza che non è così e, infatti, abbiamo trattato alcuni pazienti con immunoterapia scoprendo poi in seguito che erano positivi al Covid ma non hanno avuto nessun problema. Anzi, l’esperienza sul campo che stiamo facendo ci porta a pensare che proprio questi pazienti in cura con l’immunoterapia possano essere addirittura più protetti visto che si va a stimolare il sistema immunitario. Al momento stiamo lavorando al Pascale su un progetto specifico per dimostrarlo”.