Tumore al seno, chi lavora all'aperto si ammala meno

Lo suggerisce uno studio osservazionale danese condotto sui dati di 38 mila donne. Ancora da dimostrare il possibile ruolo della vitamina D nel ridurre il rischio
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LAVORARE all'aperto e farlo per molti anni si associa, nelle ultracinquantenni, a un rischio più basso di ammalarsi di cancro del seno. A dirlo è uno studio danese pubblicato su Occupational & Environmental Medicine. Secondo i ricercatori, tra le possibili spiegazioni (tutte da indagare e dimostrare) vi potrebbe essere il ruolo della vitamina D che sintetizziamo grazie al sole. Ma andiamo con ordine.

 

Lo studio

Lo studio di cui parliamo parte dalla raccolta, dal Registro dei tumori danese, dei dati relativi a 38.375 donne con meno di 70 anni a cui è stato diagnosticato un cancro della mammella. Gli autori hanno messo a confronto ciascuna di queste donne con cinque altre, nate nello stesso anno e scelte in modo casuale nel Sistema di registrazione civile nazionale. La storia lavorativa completa di tutte è stata recuperata dai Registri nazionali dei fondi pensione ed è stata stimata l’esposizione professionale alla luce naturale. Ebbene, un nesso è emerso nelle donne ultracinquantenni. All'interno di questa popolzione, infatti, chi è stata esposta professionalmente (e cioè, appunto, con continuità e regolarità) alla luce del sole per 20 o più anni, il rischio di andare incontro a una diagnosi di cancro al seno è risultato più basso del 17%.

 

I limiti dell'analisi

Va subito detto che parliamo di uno studio di tipo osservazionale, condotto su dati raccolti non specificatamente per osservare il fenomeno individuato e che, soprattutto, non cerca e non misura le relazioni di causa-effetto, in questo caso l’esposizione alla luce del sole e il rischio di cancro. Inoltre, nell’indagine, le stime dell’esposizione agli UVB sono approssimative, come gli stessi autori hanno dichiarato. E non sono stati presi in considerazione diversi elementi potenzialmente in grado di influenzare i risultati: l'esposizione alla luce solare nel tempo libero, l'obesità e l'attività fisica, l'uso della pillola anticoncezionale, e altro ancora, che incide sul rischio individuale di tumore al seno. Ma anche considerati questi limiti il lavoro “indica un'associazione inversa tra esposizione professionale a lungo termine [alla luce solare] e cancro al seno a insorgenza tardiva”. I ricercatori infatti concludono affermando che i risultati raggiunti “richiedono attenzione nei futuri studi occupazionali".

 

Non è dimostrato un effetto protettivo della vitamina D, ma...

“Questo lavoro non permette di distinguere i diversi fattori che possono ridurre il rischio di tumore della mammella oltre all’esposizione professionale alla radiazione solare - commenta Lucia Del Mastro, docente di oncologia all’Università di Genova e direttore della Breast Unit del Policlinico San Martino del capoluogo ligure – come d’altronde gli stessi autori hanno dichiarato. Poi, per quanto riguarda la capacità protettiva della vitamina D rispetto al cancro della mammella, va detto che si è scritto tanto negli ultimi anni, cioè da quando lavori in vitro, e poi in vivo su animali di laboratorio, suggerirono la possibilità che un effetto di protezione ci fosse. Da allora si sono condotti diversi studi osservazionali. Nel giugno del 2018 - spiega Del Mastro - su Scientific Report è stata pubblicata una metanalisi che raccoglieva 68 paper pubblicati dal 1998 al 2018. La conclusione di  quella metanalisi è stato che oggi un’associazione significativa tra vitamina D circolante e rischio di ammalarsi di tumore della mammella non è dimostrata. Secondo la stessa metanalisi sembrerebbe, però, che ci possa essere un possibile effetto protettivo nelle donne in premenopausa”.

 

L'esposizione solare, la vitamina D e il rischio di osteoporosi

La vitamina D gioca un ruolo fondamentale e ben noto nel mantenimento della salute ossea e muscolo-scheletrica. Questo ormone è perlopiù sintetizzato dal nostro organismo, attraverso dalla pelle, grazie ai raggi UVB: è esponendoci ai raggi del sole, infatti, che autoproduciamo la quantità di vitamina D necessaria al nostro fabbisogno (che in assenza di deficit specifici è di 400 unità al giorno). E la produciamo soprattutto prima dei 40 anni, esponendoci tra le ore 10:00 e le 15:00, cioè a metà giornata lavorativa. “In ogni caso – riprende l’oncologa - quello che va sottolineato è che le donne con tumore della mammella in terapia anti-estrogenica hanno un rischio di osteoporosi più elevato della media, come è noto. E in queste pazienti, il livello plasmatico di vitamina D va accertato. E va ricordato anche, conclude Del Mastro, che l’attività fisica - che chi lavora all'aperto di solito svolge in misura maggiore di chi lavora in ufficio - riduce sia il rischio di ammalarsi di cancro del seno sia di quello di recidiva, e che questo è stato dimostrato”.