Covid e pazienti fragili, gli esperti: “Vaccinarli subito con gli over 80”

Sono 400mila i pazienti con tumori solidi e del sangue che rischiano di morire se contagiati. Per loro, e anche per i malati oncologici con patologie cardiovascolari, si chiede di non aspettare oltre per vaccinarli
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Di pari passo con gli over 80. Negli ospedali e dagli specialisti dove sono in cura: così si possono vaccinare contro il Covid in breve tempo 400mila cittadini con tumori solidi e del sangue e con gravi patologie cardiovascolari. Senza ulteriori indugi visto che ogni mese, in Italia, si stimano 400mila nuovi casi di Covid-19 e circa 10mila persone muoiono per il virus. Il nostro Paese continua a collocarsi fra i primi in Europa per mortalità (3,4%). Il timore è che la priorità nelle immunizzazioni concessa agli over 80 possa ritardare troppo la copertura vaccinale delle categorie in assoluto più fragili. Per questo Foce (Federazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi) chiede che siano proprio gli specialisti di riferimento a occuparsi subito della immunizzazione di questi cittadini fragili, senza posticipazioni rispetto agli over 80.

I rischi del paziente fragile

Sono 230mila i pazienti oncologici ed ematologici in trattamento attivo con chemioterapia o immunoterapia e circa 162mila con scompenso cardiaco in classi avanzate, con trapianto di cuore o post-shock cardiogeno. Possono andare incontro a gravi conseguenze se contraggono il virus, con un tasso di mortalità in caso di contagio che va da circa il 25% per i pazienti oncologici, al 37% per gli ematologici fino al 50% per chi ha subito un trapianto cardiaco, percentuali nettamente superiori rispetto alla popolazione generale. “In poco tempo siamo in grado di mettere in sicurezza i nostri 400mila pazienti che rischiano di più e devono avere priorità assoluta – afferma il presidente di Foce, Francesco Cognetti. “Siamo a disposizione per somministrare i vaccini anti Covid immediatamente nelle nostre strutture, senza difficoltà o ritardi”.

I ritardi della campagna vaccinale  

Lo scorso dicembre Foce aveva chiesto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e al Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, di rivedere le priorità nella immunizzazione. La Struttura Commissariale e il Ministero della Salute hanno accolto queste richieste e promosso un cambiamento nella sequenza e nella cronologia delle categorie da vaccinare, collocando questi pazienti insieme ad altri cittadini fragili successivamente agli ultraottantenni ma prima delle altre classi di età. Purtroppo, però, la campagna di vaccinazione per gli over 80, che sono circa 4.330.000 in Italia, è partita solo da pochi giorni e si stima che durerà almeno due mesi dal momento in cui tutte le Regioni ne daranno l’avvio. “Ad oggi - aggiunge Cognetti - risultano vaccinati soltanto 70.000 over 80 e l’esperienza delle due settimane di vaccinazione in questa fascia di età nelle Regioni che hanno già iniziato lascia prevedere che, ove si mantenesse lo stesso ritmo, sarebbero necessari più di 4 mesi per il completamento, quindi fino a giugno”.

Le vaccinazioni per gli altri pazienti

A destare preoccupazione ci sono anche altre questioni come spiega Giordano Beretta, vice-presidente Foce: “Nel frattempo, è iniziata la vaccinazione di molte categorie che hanno un profilo di rischio nettamente inferiore a quello dei nostri pazienti e, in alcune Regioni, sono già stati immunizzati gruppi di malati fragili, ad esempio nel Lazio le persone sottoposte a trapianto di organi solidi o in corso di emodialisi. Queste decisioni sono sacrosante, ma è opportuno che avvengano alla luce di una riflessione più generale, che deve riguardare tutte le persone fragili del nostro Paese, incluse quelle rappresentate da noi”.

Priorità anche per i pazienti oncologici

Come evidenziato dalle raccomandazioni stilate da Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Cipomo (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e Comu (Collegio degli Oncologi Medici Universitari), la vaccinazione prioritaria anti Covid va offerta ai pazienti oncologici in trattamento attivo. Anche le linee guida del National Comprehensive Cancer Network (Nccn), un’alleanza di 30 centri oncologici negli Stati Uniti, stabiliscono che tutte le persone attualmente in trattamento attivo per una neoplasia devono essere vaccinate con priorità.

Vaccini negli ospedali e dosi singole a chi ha già avuto il Covid

Gli esperti mettono sul piatto anche le questioni organizzative: “La vaccinazione di questi pazienti - spiega Paolo Corradini, vice-presidente Foce - a differenza di quella degli ultraottantenni, è più semplice perché potrebbe essere fatta presso le strutture ospedaliere che li assistono. Inoltre, la ristrettezza dei vaccini disponibili rappresenta un motivo di seria riflessione su una loro razionale utilizzazione. Esistono dati recenti che evidenziano come una sola dose di vaccino sia in grado di dare una importante risposta immunitaria nelle persone che hanno già avuto il Covid-19 e, quindi, non è molto comprensibile perché si continuino a fare due dosi come, per esempio, è già avvenuto negli operatori sanitari. Una soluzione che proponiamo è, per esempio, quella di somministrare una dose singola a coloro che hanno già avuto il Covid-19. In questo modo, si libererebbero dosi di vaccino necessarie ai nostri pazienti”.  

Perché è urgente vaccinarli

Purtroppo, i pazienti oncoematologici, proprio per la loro non sono stati inseriti negli studi che hanno dimostrato l’efficacia dei vaccini. Quindi non ci sono dati a riguardo. “Nonostante ciò - continua Fabrizio Pane, tesoriere Foce - i possibili benefici derivanti dalla protezione contro il Covid-19 sono superiori rispetto ai rischi. Va sottolineato che questi pazienti presentano tempi di persistenza del virus molto più protratti, con elevate possibilità di incorrere in mutazioni che vengono poi trasmesse alla popolazione generale, aumentando quindi i livelli di contagio. Da qui l’importanza di vaccinarli in breve tempo. Sono pazienti che in buona parte si muovono, hanno contatti con altre persone, se non altro perché frequentano con continuità gli ambiti ospedalieri per le cure”.

Cuore e Covid

In lista d’attesa per il vaccino ci sono anche i pazienti con tumori e malattie cardiologiche che oltretutto hanno anche subito i ritardi nelle cure causate dalla pandemia. “Dall’inizio dell’emergenza - sottolinea Francesco Romeo, Segretario Foce - è stato rimandato il 30% degli interventi al cuore, soprattutto quelli di cardiologia interventistica. È quindi fondamentale riattivare le attività, per rispondere ai bisogni dei tanti pazienti cardiopatici che attendono un intervento. Inoltre, dobbiamo somministrare subito il vaccino anti Covid a questa popolazione, che ha un rischio di mortalità superiore se contrae il virus”. Infatti, non solo il virus colpisce il cuore in un paziente su cinque, ma le persone con malattie cardiovascolari hanno una probabilità di morire cinque volte superiore. Non solo: “I pazienti con scompenso cardiaco - afferma Ciro Indolfi, vice-presidente Foce - presentano una mortalità doppia, se contagiati dal virus. Tra le complicanze dovute al Sars-CoV-2 vi è l’aumento della coagulazione del sangue causata dalla reazione infiammatoria dell’organismo, che può determinare gravissime conseguenze nei cardiopatici”.  

Le scelte delle regioni

Man mano che le vaccinazioni proseguono anche in altri paesi, si cominciano a tirare alcune conclusioni. L’esperienza maturata in Israele su mezzo milione di cittadini vaccinati con il prodotto Pfizer ha permesso di rilevare che solo lo 0,01% (uno su mille) ha contratto il contagio e sono stati osservati solo 4 casi di infezione gravi e nessun decesso. “Una ragione in più - conclude Cognetti - per somministrare subito il vaccino alle persone che hanno maggior rischio di mortalità. Alcune Regioni come il Veneto hanno già disposto la vaccinazione dei pazienti oncologici in contemporanea con quella degli ultraottantenni. Altre Regioni hanno considerato di adottare questa soluzione. Il Lazio, inoltre, nel nuovo Piano Regionale Vaccini, ha già previsto la vaccinazione di tutti i pazienti fragili e negli stessi luoghi di cura ed a carico degli specialisti curanti in contemporanea con gli ultraottantenni. Chiediamo, quindi, che i programmi vaccinali degli ultraottantenni e dei pazienti oncologici, cardiologici ed ematologici ad alto rischio siano svolti in concomitanza su tutto il territorio nazionale”.