Tumore al polmone, l'immunoterapia prima della chirurgia funziona

Aggiungere nivolumab alla chemio in neoadiuvante migliora la sopravvivenza libera da malattia nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule resecabile 
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È il primo studio di fase 3 che dimostra che un'associazione immunoterapica migliora la sopravvivenza libera da malattia e la risposta patologica completa nel setting neoadiuvante del tumore del polmone non a piccole cellule. È lo studio che confronta l'efficacia dell'associazione di nivolumab più chemioterapia a quella della sola chemio, somministrate prima della chirurgia.

Un risultato che viene da un'analisi ad interim per un'associazione che aveva già mostrato in precedenza un miglioramento significativo della risposta patologica completa (pCR), un altro endpoint primario dello studio. 

"Anche se lo scopo della chirurgia è curativo nel tumore del polmone non a piccole cellule resecabile, una percentuale tra il 30% e il 55% dei pazienti sviluppa recidiva dopo la chirurgia e in definitiva ci si deve arrendere alla malattia, confermando una forte necessità di opzioni aggiuntive che possano interrompere questo ciclo", ha affermato Nicolas Girard, M.D., Ph.D., professore di medicina respiratoria alla Paris Saclay University e responsabile del Thorax Institute Curie Montsouris di Parigi. "I dati positivi di sopravvivenza libera da malattia osservati con nivolumab neoadiuvante più chemioterapia sono rivoluzionari e possono avere implicazioni importanti nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule resecabile".

Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore a livello globale. Il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) è il tipo più comune e rappresenta l'84% delle diagnosi e nel 60% dei casi si presenta come non metastatico. Anche se numerosi pazienti con NSCLC non metastatico vengono curati con la chirurgia, una percentuale dal 30% al 55% sviluppa una recidiva e muore a causa della malattia nonostante la resezione, confermando la necessità di opzioni terapeutiche da somministrare prima della chirurgia (neoadiuvanti) e/o dopo la chirurgia (adiuvanti) per migliorare i risultati a lungo termine.

"L'associazione di nivolumab e chemioterapia ha mostrato inizialmente un miglioramento statisticamente significativo nel tasso di risposta patologica completa, senza conseguenze sui risultati della chirurgia, e ora ha prolungato il tempo in cui i pazienti vivono liberi da progressione di malattia, recidiva o morte," ha dichiarato Abderrahim Oukessou, M.D., vice president, thoracic cancers development lead, Bristol Myers Squibb. "I dati di sopravvivenza libera da malattia dello studio CheckMate-816 rafforzano l'evidenza del potenziale delle terapie a base di nivolumab nel migliorare i risultati clinici a lungo termine, negli stadi precoci dei tumori non metastatici."

Il razionale scientifico per l'utilizzo dell'immunoterapia nel setting neoadiuvante è duplice: la presenza di un tumore durante la terapia immunoterapica può consentire una maggiore risposta immunitaria, rendendo potenzialmente più efficace il trattamento contro un tumore primario, e offrendo nel frattempo l'opportunità di colpire le micrometastasi occulte. Attualmente, nivolumab ha mostrato una maggiore efficacia nel trattamento neoadiuvante o adiuvante di quattro tipi di tumori: polmone, vescica, esofago/giunzione gastroesofagea e melanoma.