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Cancer Plan: cos'è e perché la discussione non può limitarsi al vino

Cancer Plan: cos'è e perché la discussione non può limitarsi al vino
L'approvazione in Parlamento Europeo del documento indica la direzione per le future politiche sanitarie per la prevenzione e la cura delle neoplasie nei paesi Ue
3 minuti di lettura

SI doveva parlare di salute dei cittadini europei, di cancro - la piaga dei nostri tempi che minaccia di diventare una vera e propria emergenza sanitaria nei prossimi anni a causa dei ritardi negli screening, nelle diagnosi, nei trattamenti dovuti alla pandemia. E invece si è finiti a parlare di vino.

 

Cos'è il Cancer Plan e cosa si è votato a Strasburgo

Il 16 febbraio il Parlamento Europeo ha votato il “Report on strengthening Europe in the fight against cancer – towards a comprehensive and coordinated strategy”, un documento sulle linee guida stilate dalla Special Committee on Beating Cancer (Beca) per dotare l’Unione Europea di un piano strategico condiviso per la lotta al cancro. Il testo, che tocca tematiche che vanno dalla prevenzione all’accesso equo alle cure, dal sostegno alle famiglie fino ai rapporti con le compagnie farmaceutiche, è stato approvato a larghissima maggioranza (652 voti a favore, 15 contrari e 27 astenuti), e, pur non avendo ancora un valore legislativo, la sua approvazione è una tappa fondamentale, un importante segno di condivisione di intenti per gli stati membri. Eppure ciò che sta facendo parlare di più, almeno qui in Italia, è come il testo originale sia stato modificato dall’approvazione di alcuni emendamenti riguardanti il concetto di consumo di alcol e il tipo di avvertenze da mettere sull’etichetta. Cambiamenti frutto di una mediazione politica che rischia di far passare un messaggio sbagliato.

 

Alcol: il dibattito sul "rischio zero" e sul concetto di "consumo nocivo"

C’è poco da girarci intorno: non esiste un consumo di alcol sicuro per la salute quando si parla di prevenzione oncologica. È un dato che emerge dalle evidenze scientifiche, ribadito dallo Iarc che classifica l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche come sostanza cancerogena e dall’Oms. Queste informazioni sono inserite nel documento discusso al Parlamento Europeo e nel testo si ricorda anche che in Europa circa il 10% di tutti i casi di cancro negli uomini e il 3% di tutti i casi di cancro nelle donne sono riconducibili al consumo di alcol. Certo, le probabilità di sviluppare un tumore aumentano in proporzione alla quantità di alcol consumata, ma non esiste un rischio zero. Di contro, però, in alcuni passi del documento questo concetto è stato sostituito con quello di “consumo nocivo”, una specifica non necessaria secondo molti, e che potrebbe creare confusione lasciando intendere che esista un consumo non nocivo (o che addirittura possa fare bene). Cancellare questa informazione - per di più in una parte del documento riguardante la prevenzione che ha l’obiettivo di informare i cittadini perché possano scegliere in modo consapevole, e non quello di normare - era davvero necessario?

“Nell’interpretazione scientifica, il concetto di ‘consumo nocivo’ nel contesto della prevenzione oncologica è sbagliato”, ribadisce l’on. Alessandra Moretti, che negli ultimi due anni ha lavorato attivamente al programma Beating Cancer Plan coinvolgendo sia società scientifiche sia associazioni di pazienti. “La modifica, a cui il gruppo parlamentare dei socialisti a cui appartengo si è opposto e che è passata per una manciata di voti spaccando il Parlamento, non era necessaria, anche perché la differenza tra consumo moderato e abuso era già esplicita nella parte del documento relativa alle politiche per il perseguimento degli obiettivi di prevenzione, che prevedono la riduzione di almeno il 10% del consumo dannoso di alcol entro il 2025, mentre si propone la dieta mediterranea come pilastro di una vita sana e equilibrata”.

Un altro punto controverso è quello sulla necessità di offrire ai consumatori informazioni appropriate, migliorando l'etichettatura delle bevande alcoliche con l'inclusione non più di “avvertenze per la salute” (come voleva il documento originale) ma di “informazioni su un consumo moderato e responsabile di alcol”.

 

Tutti a parlare di vino (che non viene mai nominato nel Cancer Plan)

“Purtroppo la strumentalizzazione è stata pesantissima. E si è finiti a parlare di vino, senza che il documento lo nomini mai, così come non si è mai parlato di ‘bollino nero’”, aggiunge Moretti, che rivendica invece di aver scongiurato l’inserimento del Nutri Score. “Ci siamo battuti perché il piano europeo per la lotta al cancro si basasse sulle indicazioni della scienza esprimendosi in politiche che informino i cittadini senza intenti punitivi o ideologici, ma che consentano a tutti di fare scelte consapevoli”.

 

La posizione delle società scientifiche

Nel 2020 ci sono stati circa 2,7 milioni di nuovi casi di tumore tra i cittadini europei e 1,3 milioni di decessi per neoplasie. Le stime dicono che nei prossimi 25 anni sono attese oltre 100 milioni di nuove diagnosi e altrettanti test di screening mancati. “Il voto del Parlamento Europeo riflette il risultato di una mediazione”, commenta Saverio Cinieri, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). “Quello che non deve passare è il messaggio per cui i cittadini siano legittimati a fare un consumo eccessivo di bevande alcoliche. Le informazioni vanno date, accompagnate da una campagna informativa sulla mediazione, appunto”.
 

“In un momento in cui siamo molto preoccupati per i risvolti della pandemia sulle diagnosi e sulla mortalità collegata ai tumori, vediamo il Cancer Plan come un provvedimento di ampio respiro che riguarda la lotta che tutta l’Europa vuole condurre contro il cancro, agendo su più livelli, dalla prevenzione primaria, cioè la promozione di corrette abitudini di vita, a quella secondaria, alle terapie”, aggiunge Francesco Cognetti, presidente della Fondazione insieme contro il cancro, ribadendo l’importanza del documento e la complessiva soddisfazione per la sua approvazione: “Si traccia il percorso - conclude - per arrivare all'equiparazione del diritto alle cure e alla sopravvivenza in tutti gli stati membri, che al momento viaggiano a ritmi diversi e non ottengono gli stessi risultati”.