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Cosa lega diabete e tumore al seno? Uno studio spiega la doppia relazione

(Crediti: Sharon McCutcheon on Unsplash)
(Crediti: Sharon McCutcheon on Unsplash) 
Secondo uno studio pubblicato su Nature Cell Biology, il tumore inibisce la produzione di insulina, con conseguente aumento del rischio di diabete. A sua volta, la compromissione del controllo della glicemia fa crescere il tumore
3 minuti di lettura

Nessun legame, apparentemente: sono patologie così diverse, in fondo. Parliamo del tumore della mammella e del diabete di tipo2. Ma una relazione c'è e non è solo statistica (le due malattie sono spesso associate nelle stesse donne): è molecolare. Il meccanismo che sta alla base di questo rapporto è ora descritto su Nature Cell Biology da ricercatori guidati dall'Università della California di San Diego. Ed è grosso modo questo: il tumore inibisce la produzione di insulina, con conseguente aumento del rischio di diabete, e la compromissione del controllo della glicemia fa crescere il tumore.

Le due malattie

Il tumore al seno è la neoplasia più diagnosticata nelle donne: circa un tumore maligno ogni tre (30%) è un tumore del seno). In Italia si contano circa 55.000 nuove diagnosi di carcinomi della mammella femminili. La sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è dell'88%. Negli Stati Uniti, dove e stato condotto lo studio, il tumore del seno è la seconda neoplasia più diagnosticata e sempre lì più del 10% della popolazione soffre di diabete, con circa 2 americani su 5 che, stando alle stime, si ammaleranno nel corso della loro vita (gli italiani affetti da diabete sono invece circa il 5%, cioè oltre 3 milioni di persone. Si stima però che a questo numero possa aggiungersi circa 1 milione di persone ammalate che non sanno di esserlo).

Un'associazione epidemiologica

Studi pubblicati prima di questo avevano suggerito l'esistenza di un'associazione tra carcinoma della mammella e diabete di tipo 2. Secondo queste ricerche le donne con diabete avrebbero un rischio del 20-27% più alto di sviluppare un carcinoma mammario, e la resistenza all'insulina, (che è una caratteristica essenziale del diabete) sarebbe associata sia all'incidenza del cancro della mammella che e a una riduzione della sopravvivenza. Il rischio di diabete, ci dice l'epidemiologia, inizierebbe ad aumentare un paio di anni dopo la diagnosi di tumore, ed entro 10 anni nelle sopravvissute al tumore il rischio è del 20% più alto di quello rilevato in donne della stessa età ma che non hanno mai avuto il cancro. Però l'associazione tumore della mammella-diabete di tipo 2 non viene considerate definitiva, visto che altre ricerche non hanno riscontrato una compresenza, almeno non in una misura che avesse un significato statistico, delle due patologie. Ora però, con la scoperta di un meccanismo molecolare che le collega, la controversia si potrebbe chiudere.  

Nessuna malattia è un'isola (e nessuna cellula)

"Nessuna malattia è un'isola perché nessuna cellula vive isolata", ha detto citando il poeta inglese John Donne, Shizhen Emily Wang che insegna Patologia alla UC San Diego School of Medicine ed è co-autrice della pubblicazione: "Con questo studio - ha aggiunto Wang - descriviamo il modo in cui le cellule tumorali alterano la funzionalità delle isole pancreatiche (le isole pancreatiche o di Langerhans sono agglomerati di cellule localizzate nel pancreas che secernono l'ormone, ndr) per far loro produrre meno insulina di quanto dovrebbero, facendo salire così i livelli di glucosio nel sangue nelle pazienti col cancro al seno".

Il vero colpevole

Secondo gli autori, la 'responsabilità' di questa associazione sta nelle vescicole extracellulari, o VE. Le VE sono strutture individuate per la pima volta dai citologi nei primi anni 80: sono sfere cave che vengono rilasciate per gemmazione da molti tipi cellule, sia sane che patologiche, e trasportano DNA, RNA, proteine, lipidi e altri materiali tra tessuti e apparati diversi. Nel caso di cui parliamo, i ricercatori hanno visto che le cellule tumorali secernono microRNA-122 (miR-122) nelle vescicole, che vengono rilasciate dalle cellule del tumore e raggiungono il pancreas. Una volta lì possono consegnare il loro carico di miR-122 e compromettere la capacità di mantenere un livello di glucosio ematico normale. Le cellule tumorali hanno un debole per i dolci - ha detto Wang: "Per alimentare il tumore e farlo crescere hanno bisogno di più glucosio di quanto non facciano le cellule sane (...).  Aumentando la glicemia, i tumori della mammella producono il loro alimento preferito e, nel frattempo, privano le cellule sane di questo essenziale nutrimento".

Dal laboratorio alle pazienti

La ricerca è stata condotta utilizzando modelli animali, ma si tratta di "risultati che supportano una maggiore necessità di screening e prevenzione del diabete tra le pazienti con cancro al seno e le sopravvissute alla malatta", ha ripreso Wang, aggiungendo che un inibitore del miR-122 è in sperimentazione clinica come potenziale trattamento per l'epatite cronica di tipo C e che questa molecola si è dimostrata efficace nel ripristinare la normale produzione di insulina e nel sopprimere la crescita del tumore della mammella in topi di laboratorio. L'idea, secondo Wang, è che "questi inibitori del miR-122 - i primi farmaci a base di miRNA ad entrare in uno studio clinico - potrebbero avere un utilizzo anche nella terapia del cancro al seno".