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Melanoma, come scoprirlo in tempo

Melanoma (Crediti: National Cancer Institute via Unsplash)
Melanoma (Crediti: National Cancer Institute via Unsplash) 
Dermatoscopia e microscopia a laser confocale. Sono queste le due metodiche che permettono al dermatologo di identificare il tumore in modo non invasivo. Ecco in cosa consistono e perché è importante riprendere a fare i controlli
3 minuti di lettura

Scoprire il melanoma il prima possibile, grazie a tecniche diagnostiche sempre più precise, rapide e poco invasive, capaci di scovare la malattia quando è ancora agli esordi. E anche di evitare al paziente interventi non necessari. Parliamo di uno dei tumori della pelle più aggressivi, la cui incidenza è aumentata sensibilmente negli ultimi 30 anni, più di qualsiasi altra neoplasia. A questo si aggiunga la pandemia, che ha avuto un impatto sui controlli dermatologici, riducendoli. Ecco perché la malattia e la diagnostica di precisione sono due dei temi al centro del 96° congresso SIDeMaST, la Società italiana di Dermatologia, in corso a Milano fino dal 22 al 25 giugno.

“La diagnosi precoce del melanoma è la problematica principale del dermatologo”, dice  Franco Rongioletti, presidente del congresso, direttore della Unità di Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano: “Va detto chiaramente che sono stati fatti molti passi avanti nella terapia degli stati avanzati della malattia, ma il nostro obiettivo è scoprirlo prima che dia metastasi”. È importante, infatti, individuarlo quando è ancora in situ, cioè quando le cellule sono confinate nell’epidermide, “in alto”, come dicono gli specialisti. Quando lo spessore non supera gli 0,8 millimetri la sopravvivenza a 5 anni arriva al 97%. “È chiaro allora – riprende l’esperto - che fornire immagini dei tessuti in tempi rapidi e con un'altissima risoluzione equivale a salvare molte vite”.

La diagnosi non invasiva

Le tecniche non invasive che hanno rivoluzionato la diagnostica dei tumori delle cute sono la dermatoscopia e la microscopia a laser confocale. “La prima, negli ultimi anni, si è dimostrata molto utile nella diagnostica di tutti i tumori della pelle, per il carcinoma basocellulare e per quello a cellule squamose, ma soprattutto per il melanoma”, sottolinea il dermatologo. E per due ragioni: perché permette di differenziare il melanoma nei benigni in maniera molto efficace, evitando quindi che vengano asportate, a volte, anche lesioni benigne. E poi perché, grazie all’utilizzo diffuso di questa tecnica, sono stati realizzati tanti studi, soprattutto in Italia, che hanno migliorato la conoscenza dei tumori cutanei.

 
La dermatoscopia consiste nell’uso di uno strumento collegato a un videodermatoscopio computerizzato: in pratica parliamo di un microscopio ad alta definizione che permette di vedere una lesione decisamente meglio che non tramite una visita a occhio nudo, per quanto molto accurata. “Con questa tecnica abbiamo avuto un miglioramento del 30-35% della diagnostica rispetto all’osservazione – riprende l’esperto – il che ci ha permesso di scoprire dettagli sul melanoma che ormai fanno parte di un alfabeto dermoscopico”. Per esempio? “Per esempio che ha una colorazione molto variegata: i colori del melanoma vanno dal marrone chiaro al marrone scuro al blu, al bianco. Ancora, ora sappiamo che la vascolarizzazione dei melanomi è sensibilmente irregolare, davvero differente da quella tipica delle lesioni benigne”.
 

 
Una tecnica che si è affiancata alla dermatoscopia per perfezionare la diagnostica dei tumori cutanei, e quindi più recente della precedente, è la microscopia a laser confocale che consiste in una scansione della pelle con uno speciale microscopio capace di vedere nel dettaglio le cellule: una tecnica non invasiva che, consente di limitare ulteriormente gli interventi chirurgici e le biopsie non indispensabili. “La dermatoscopia - spiega Rongioletti - ci dà un’immagine profonda e accurata della lesione, ma generale. Invece, la microscopia confocale ci consente di valutare la morfologia delle cellule: se è regolare è un neo, se non lo è siamo in presenza di altro”.

 

Ma l’esame istologico resta fondamentale

La microscopia confocale può essere applicata sul paziente ma anche ex vivo, cioè su tessuto cutaneo già asportato, offrendo una immagine abbastanza simile a quella dell’esame istologico, col vantaggio della rapidità. Detto ciò deve essere tuttavia chiaro che l’esame istologico non può essere sostituito, sottolinea lo specialista: “Le  tecniche di cui abbiamo parlato devono essere comunque validate con l’esame istologico, che dà una diagnosi precisa nel 95% dei casi”. Insomma, la microscopia laser confocale ex vivo è una buona tecnica per vedere se un tumore è facile da trattare, ed è utile al chirurgo dopo un intervento, per verificare che la lesione sia stata asportata completamente: se così non fosse si può re-intervenire subito, senza aspettare giorni. Ma lo standard di riferimento rimane la dermo-patologia, cioè la lettura del prelievo che il patologo fa al microscopio ottico.


Proteggersi dal sole per proteggersi dal melanoma

Ogni anno nel mondo sono più di 100 mila i nuovi casi di melanoma e le cause secondo gli specialisti della pelle vanno ricercate soprattutto nell’esposizione al sole, intermittente o cronica in alcuni paesi, senza una adeguata protezione. Dunque con questi numeri e questi trend è sempre bene ricordare  le buone pratiche, cioè i buoni comportamenti per evitare di ammalarsi: “Usare la protezione solare, limitare le esposizioni dalle 11 alle 16 e una visita dermatologica annuale per tutti”, conclude il medico: “Per le persone con particolari fattori di rischio - cioè con alto numero di nei (più di 50) e pelle, occhi chiari e capelli chiari o un melanoma in famiglia - è consigliata una visita ogni sei mesi”.