Patologie oculari della retina, l'oculista Ricci ai pazienti: "Tornate a curarvi per non danneggiare la vista"

Nel primo trimestre 2020, nel Centro Specialistico del Policlinico Tor Vergata di Roma, è stato rilevato un calo del 45% delle prestazioni oculistiche perchè i pazienti non vanno a fare i controlli per paura di contagiarsi. L'invito degli specialisti a tornare negli ospedali per non perdere i benefici delle cure

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I pazienti affetti da patologie maculari retiniche possono accedere ai Centri Specialistici di Riferimento per sottoporsi alle terapie programmate in totale sicurezza. Il vero rischio, interrompendo le cure, è quello di perdere i benefici che queste ultime avevano portato, causando una progressione del danno retinico, in alcuni casi irreversibile. Questo il messaggio di Federico Ricci, associato di Oftalmologia presso l’Università Tor Vergata di Roma e Direttore della Unità di Patologie Retiniche del Policlinico di Tor Vergata, rivolto ai pazienti con patologie croniche, quali la degenerazione maculare senile essudativa, la retinopatia diabetica, le occlusioni venose retiniche che, per paura di esporsi al contagio da coronavirus, non si stanno più presentando alle visite di controllo programmate.


Il calo delle visite oculistiche

Nel primo trimestre 2020, nel Centro Specialistico da lui diretto presso il Policlinico Tor Vergata di Roma, è stato rilevato un calo del 45% delle prestazioni. “Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un progressivo riavvicinamento dei pazienti alla terapia. Se inizialmente, l’impatto della pandemia è stato così forte, che quasi tutte le prestazioni oculistiche in ambiente ospedaliero sono state sospese, all’infuori di quelle urgenti (post-traumatiche, distacco di retina, ecc.) – dichiara Ricci – stiamo notando un progressivo ritorno dei pazienti causato, sia dal miglioramento della situazione epidemica italiana, che dal peggioramento della loro vista. Attualmente, anche in molte strutture che sono state in precedenza trasformate in ospedali Covid, esistono percorsi protetti che permettono alle persone con patologie retiniche croniche, di ricevere la propria terapia o fare un accertamento diagnostico, senza correre alcun rischio”.
 
I pazienti affetti da patologie maculari retiniche, come la degenerazione maculare legata all’età essudativa, sono generalmente sottoposti a terapie continuative, che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali, che consentono non solo di prevenire la perdita della vista, ma, in alcuni casi, anche di recuperare l’acuità visiva perduta. Queste iniezioni, che devono essere praticate in ambiente sterile, sono generalmente effettuate all’interno di sale operatorie. “Nei mesi scorsi, quando le strutture sanitarie si sono dovute riorganizzare per fare fronte all’emergenza coronavirus, molto spesso tutto lo spazio, anche fisico, dedicato alla cura di questi pazienti è stato occupato per la gestione del Covid 19 – continua Ricci. Questo è successo soprattutto in quegli ospedali dove le sale operatorie sono state utilizzate per vicariare la mancanza di posti nelle terapie intensive”.
 
La paura della infezione correlata alla coesistenza nello stesso ospedale di pazienti Covid-19 ha spinto i pazienti, in terapia per patologie retiniche, a rinunciare alle stesse perché ritenevano che il reparto di Oculistica potesse essere, in qualche modo, non sicuro. Ecco perché è fondamentale dare loro informazioni corrette e risposte puntuali.


La riorganizzazione degli ospedali

“Per quanto riguarda l’ospedale presso cui ho il privilegio di lavorare (il Policlinico di Tor Vergata di Roma) – aggiunge Ricci - dove c’è un Centro di riferimento regionale per la maculopatia, dal momento che la Regione Lazio ha disposto di non sospendere i protocolli terapeutici, siamo riusciti a creare, dopo il primo momento di sconcerto, una linea di cura protetta, che permettesse ai nostri pazienti di sottoporsi alla terapia intravitreale, indispensabili per salvare la loro vista. Dalle informazioni provenienti dai colleghi, che gestiscono problematiche analoghe nelle altre Regioni d’Italia, giungono notizie confortanti circa la progressiva riorganizzazione di questi servizi, anche in ospedali fortemente sotto pressione per Covid-19. L’uso di percorsi separati ed il ricorso al distanziamento ed all’uso massiccio di Dispositivi di Protezione Individuale permette anche a pazienti avanti con l’età di accedere, in tutta sicurezza, alle terapie necessarie per la loro vista”.


Le precauzioni per la sicurezza di tutti 

Nella maggior parte dei casi, di pazienti nella fascia età più vulnerabile, in cui la presenza di comorbidità sistemiche è la regola e quindi bisognose di una assoluta protezione dal rischio della infezione da Covid 19. “Le iniezioni intravitreali vengono da sempre eseguite in ambienti sterili – continua Ricci – caratterizzati dalla presenza di dispositivi per il filtraggio ed il ricambio dell’aria, fissi o portatili, che danno ampie garanzie circa la prevenzione della trasmissione di infezioni. Quello che cambia attualmente sono le modalità di accesso all’ambulatorio chirurgico, il distanziamento tra i pazienti, l’uso di dispositivi di protezione individuale: in una parola, precauzioni altissime. Ai pazienti, già testati con termoscanner all’ingresso in ospedale, viene fatto in primo luogo un breve colloquio, per capire se potenzialmente sono venuti in contatto con persone che avrebbero potuto trasmettere l’infezione da COVID 19, dopodiché vengono vestite con copri scarpe, camici monouso, mascherine chirurgiche e cappellini, visitati singolarmente, messi in stand by, ognuno in una camera separata, in attesa dell’intervento. Poi, uno alla volta, accedono alla sala operatoria, opportunamente attrezzata con dispositivi chiamati ‘flussi laminari’, per abbattere a livelli trascurabili il particolato in sospensione nell’aria delle sale operatorie”.


Programmare i controlli per facilitare l'organizzazione

Per evitare accessi ripetuti alla struttura ospedaliera, gli accertamenti diagnostici e il trattamento intravitreale vengono eseguiti nella stessa giornata. Inoltre, in base alla situazione clinica rilevata, viene già fissato l’appuntamento per il successivo trattamento, ottimizzando gli intervalli fra le terapie. Ciò va a tutto vantaggio non solo della appropriatezza della terapia, ma anche della organizzazione familiare, dato che questi pazienti hanno normalmente bisogno di supporto per gli spostamenti.
 
“Per quanto riguarda, poi, le evidenze secondo le quali il coronavirus è stato isolato anche nelle lacrime, è bene ricordare che tutti i protocolli usati per la disinfezione, sono già negli standard per evitare qualsiasi tipo di contaminazione – conclude Ricci. Dal punto di vista tecnico gli ospedali si stanno riorganizzando (o si sono riorganizzati) in modo da erogare questa terapia in assoluta sicurezza. Per questo motivo, sento l’esigenza di invitare tutti i pazienti portatori di maculopatia in trattamento presso Centri Specialistici, di prendere al più presto contatto con gli stessi, per riprogrammare il proprio percorso terapeutico”.