Retinite pigmentosa: esiste una terapia efficace?

Un lettore chiede al professor Claudio Azzolini* informazioni per la retinite pigmentosa di cui soffre il padre da quando aveva 45 anni. Mandate le vostre domande a retinainsalute@repubblica.it
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Domanda. Salve, mio padre 71 anni, è affetto da retinite pigmentosa con i primi sintomi a 45 anni. Nessun altro in famiglia ne soffre, ma ora da un mese circa ha avuto un improvviso peggioramento. Probabilmente a seguito di uno sbalzo di pressione alta durato qualche giorno, dall'occhio sinistro ha quasi completamente perso la vista  (già peggiorata da qualche anno ). Dall’occhio destro aveva poco campo visivo, ma quando riusciva a concentrare la vista vedeva dove guardava, ma appunto da un mesetto vede ancora meno e dice di avere sempre una nebbia davanti, ma noi in famiglia ci accorgiamo che è peggiorato tantissimo. Esiste una terapia, anche di integratori per rinforzare la retina? Mi hanno parlato di un integratore a base di acido docosaesaenoico: è il caso di cominciare questa terapia o non vale la pena? Va tenuto presente che soffre anche di altre patologie: cardiopatia ischemica post-infartuale già rivascolarizzata per via percutanea, abnorme glicemia a digiuno, gammopatia monoclonale, macrocitosi, emocromatosi ereditaria-eterozigote H63D.


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Risposta. La retinopatia pigmentosa fa parte di un gruppo geneticamente etereogeneo di degenerazioni retiniche e può presentarsi in maniera sporadica come è successo a suo padre. La sintomatologia è caratterizzata da forte riduzione della capacità visiva in ambienti poco illuminati o al buio e dovuta a progressiva degenerazione dei fotorecettori retinici. Il campo visivo si riduce e l’acuità visiva diminuisce. Le patologie concomitanti favoriscono purtroppo l’evoluzione della malattia, per cui occorre seguire bene soprattutto la patologia vascolare e la macrocitosi di suo padre. Come saprà, non esiste una terapia efficace, anche se sono stati riferiti, ma non provati, rallentamenti della progressione della malattia con varie sostanze. Gli integratori alimentari sono concentrati di sostanze nutritive destinati a integrare la nostra dieta. Nello specifico questo integratore che cita fornisce acido docosaesaenoico puro utile a contrastare i processi infiammatori e teoricamente il peggioramento della malattia. Assumere supplementi alimentari che sopperiscano alle nostre carenze può essere utile. Ma poiché gli integratori contengono eccipienti necessari per la loro conservazione e per l’assorbimento nell’organismo, è sempre consigliato assumerli a cicli intervallati di qualche mese per non ledere lo stomaco. Ma gli integratori in nessun caso sono sostitutivi di una dieta alimentare variegata e soprattutto vanno assunti entro limiti di sicurezza.


*Claudio Azzolini, ordinario di malattie dell’apparato visivo presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell'Insubria