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Sportello cuore

Diete: meno carne più pesce, così il cuore lavora meglio

Diete: meno carne più pesce, così il cuore lavora meglio
Una ricerca inglese dimostra che chi esagera con bistecche e carni lavorate tende ad avere ventricoli più piccoli, funzione cardiaca ridotta e arterie meno elastiche
2 minuti di lettura

La vecchia, sana dieta mediterranea, ricca di vegetali, olio d’oliva extravergine, cereali e pesce, si conferma una volta di più “amica” del cuore e delle arterie. Ma soprattutto non bisogna abusare di carni rosse, lavorate o meno. Chi tende ad avere un elevato consumo di questi alimenti, infatti, tenderebbe col tempo ad avere i ventricoli  (ovvero le camere inferiore del cuore) più piccoli, vasi arteriosi più rigidi quindi potenzialmente meno pronti a rispondere allo stress  ed una minor funzione del muscolo cardiaco rispetto a chi si limita ad un consumo saltuario o comunque limitato. A dirlo è una ricerca inglese condotta da Zahra Raisi-Estabragh dell’Università Queen Mary di Londra, presentata al congresso ESC Preventive Cardiology 2021 della Società Europea di Cardiologia che per la prima volta non ha considerati gli esiti in termini di infarto, scompenso ed altre patologie cardiache legati a consumo elevato di carni ma è andata a valutare cosa succede a cuore arterie attraverso sofisticate tecniche di imaging. Lo studio ha preso in esame 19.408 persone dalla banca dati della UK Biobank ed ha valutato  le associazioni di assunzione (si tratta di auto-dichiarazioni da parte dei partecipanti) di carne rossa e lavorata con l'anatomia e la funzione del cuore. Tre le misurazioni effettuate. Innanzitutto si è partiti dall’osservazione con risonanza magnetica cardiovascolare dei principali parametri della funzione cardiaca, come volume e capacità di pompa dei ventricoli. Poi, grazie alla radiomica associata a questa tecnica, si sono estrapolate le informazioni su forma e consistenza del cuore. infine si è misurata l’elasticità delle arterie, parametro fondamentale per valutare la capacità di adattamento dei vasi di fronte a sforzi o stress. Quanto meno le arterie sono rigide, infatti, tanto più sono sane.

Dopo aver considerato anche eventuali elementi come età, stato sociale, presenza di fattori di rischio come sedentarietà, sovrappeso, fumo, ipertensione, ipercolesterolemia o diabete, gli esperti inglesi hanno visto che  una maggiore assunzione di carne rossa e lavorata era associata a misurazioni di imaging peggiori della salute del cuore, in tutte le misure studiate. In particolare, gli individui con una maggiore assunzione di carne avevano ventricoli più piccoli, una funzione cardiaca più scarsa e arterie più rigide, tutti indicatori di una salute cardiovascolare peggiore. Quando queste valutazioni sono state invece effettuate in chi mangiava più frequentemente pesce azzurro, invece, si è visto un miglioramento della funzione cardiaca e dell’elasticità arteriosa. Secondo l’autore dello studio, le associazioni osservate non possono essere fatte risalire esclusivamente all’azione dei classici fattori di rischio, dall’ipertensione all’aumento del colesterolo. Forse un ruolo potrebbe essere giocato anche dal microbiota intestinale, modulato ovviamente dagli alimenti, con la produzione più spiccata di metaboliti che sono stati collegati ad un maggiore rischio di cardiopatie. In ogni caso, siamo di fronte solo ad uno studio osservazionale, che non indaga sulle possibili cause dell’associazione.

“Lo studio è sicuramente di grande interesse, anche per le valutazioni funzionali che propone, e conferma ancora una volta il valore di un’alimentazione prevalentemente basata sul modello della dieta mediterranea – commenta Andrea Ghiselli, Presidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione (Sisa). Il modello dietetico dovrebbe prevedere un significativo apporto di calorie da alimenti di origine vegetale, frutta, verdura, cereali (meglio se integrali), legumi, frutti in guscio etc, con basso introito di alimenti di origine animale, tra i quali prediligere pesce e latticini. Pur senza eliminare alcun cibo, con queste abitudini alimentari non si protegge solamente il cuore, ma l’intero organismo”.