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Proteine, né troppe né poche: così si combatte l'ipertensione a tavola

Proteine, né troppe né poche: così si combatte l'ipertensione a tavola
Più si variano le fonti proteiche minore è il rischio che la pressione si alzi. Attenzione però alle dosi: quantità eccessive favoriscono comunque lo sviluppo dei rialzi pressori
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Alimentazione variata, seguendo i dettami della dieta mediterranea che favorisce l'assunzione di cibi proteici di origine vegetale e comunque a basso contenuto di grassi. Con questa semplice regola si può limitare la probabilità che la pressione arteriosa sfondi i valori di 140/90 millimetri di mercurio, sfociando nell'ipertensione.

L'associazione appare particolarmente significativa. Se si prende in esame chi consuma regolarmente solo due alimenti contenenti proteine avrebbe un rischio maggiore del 66% di sviluppare ipertensione, rispetto a chi sceglie una maggior varietà di cibi proteici. C'è però una sola, importatissima raccomandazione. Occorre fare attenzione a non esagerare: le probabilità di diventare ipertesi aumentano sia in chi consuma un'alimentazione povera in proteine sia in chi tende a fare vere e proprie overdose proteiche.

Lo studio

A ribadire l'importanza di una dieta variata che permetta di fare entrare nell'organismo proteine di natura diversa è un'originale ricerca condotta in Cina su oltre 12.000 persone adulte di età media di 41 anni, di entrambi i sessi, i cui dati sono stati raccolti attraverso lo studio China Health and Nutrition Survey. La ricerca, pubblicata su Hypertension, è stata condotta da Xianhui Qin, della Southern Medical University di Guangzhou.

L'indagine ha preso in esame, nel tempo, l'analisi delle abitudini alimentari dei partecipanti attraverso la raccolta di un vero e proprio "diario" alimentare compilato da esperti su tre giorni. Questa modalità di valutazione è stata ripetuta più volte nel periodo di controllo, protratto mediamente per sei anni. In particolare, ai partecipanti è stata attribuita una sorta di classifica su misura in base al numero delle potenziali fonti di proteine consumate regolarmente, che andava da 0 fino a 8.

Sono stati considerati infatti nell'analisi otto tipi di alimenti che contengono proteine in quantità e valore nutrizionale diversi (cereali integrali, cereali raffinati, carne rossa trasformata, carne rossa non trasformata, pollame, pesce, uova e legumi) poi in base alla variabilità dei piatti consumati, si è proceduto a correlare le informazioni raccolte con la comparsa di ipertensione.

Lo studio su otto alimenti

Per definire questo parametro - tutti i partecipanti erano normotesi all'inizio dello studio - si è considerata come ipertensione una massima uguale o superiore a 140 millimetri di mercurio, una minima uguale o superiore 90, l'assunzione di farmaci antipertensivi e la rilevazione di valori pressori alterati nell'ultima visita effettuata dal curante.

Nel periodo di osservazione più di una persona su tre ha sviluppato ipertensione, ma il rischio è risultato ridotto di due terzi in chi assumeva una più ampia varietà di proteine (almeno 4 fonti diverse) rispetto a chi era maggiormente "monotono" nella scelta di alimenti proteici (meno di 2).

Non solo. C'è un'altra valutazione che emerge chiaramente. Sia chi sostanzialmente assumeva quantità minime di proteine sia chi tendeva ad esagerare con cibi proteici tendeva comunque ad avere un rischio maggiore di vedere i propri valori pressori salire, in rapporto a chi invece aveva un introito proteico medio.

Il giusto mezzo e l'importanza della varietà

Consiglio finale di Qin: "Consumare una dieta equilibrata con proteine provenienti da varie fonti, piuttosto che concentrarsi su una singola fonte di proteine alimentari, può aiutare a prevenire lo sviluppo di ipertensione". Come dobbiamo comportarci, quindi, nelle scelte a tavola? "Dobbiamo sempre tenere presente che quando si prende in esame un nutriente, si devono considerare anche, se non soprattutto, i nutrienti a questo associati - fa sapere Andrea Ghiselli, Presidente della Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione (Sisa). Non si può non prendere in considerazione il fatto che le proteine animali siano accompagnate da sodio e grassi saturi e quelle vegetali da potassio e fibra o che quelle del pesce siano corredate di acidi grassi Omega-3 e quelle dell'uovo di colesterolo. Insomma probabilmente variare le fonti significa approvvigionarsi di tutti i nutrienti senza consumarne qualcuno in eccesso, mentre scelte monotone sono caratteristiche di diete poco equilibrate ed esiste una forte associazione tra scarsa qualità della dieta e aumento del rischio di malattie croniche tra cui ipertensione e malattie cardiovascolari".