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In arrivo vaccini e anticorpi monoclonali. Così combatteremo il virus respiratorio sinciziale

In arrivo vaccini e anticorpi monoclonali. Così combatteremo il virus respiratorio sinciziale
È uno dei virus più pericolosi per i neonati e i bambini fino ai 2 anni, e può causare gravi polmoniti anche negli anziani. Dopo 60 anni di tentativi, la ricerca sta portando allo sviluppo di vaccini e nuovi farmaci per la profilassi
4 minuti di lettura

Dopo sessant'anni di ricerca, nel 2023 potrebbero finalmente arrivare i primi vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), mentre già nei prossimi mesi potremmo contare su un nuovo anticorpo monoclonale preventivo, appena approvato dalla Commissione europea.

 

inviate le vostre domande a vaccini@gedi.it

 

La corsa per un vaccino contro Rsv

Le prime sperimentazioni cliniche di vaccini (con un virus inattivato) risalgono agli anni Settanta, ma non erano andate a buon fine. La "corsa" per lo sviluppo di una profilassi è ripartita alla fine del 2013, quando il gruppo di ricerca di Jason McLellan (oggi all'Università del Texas di Austin) scoprì che una particolare struttura di una proteina - la proteina F, utilizzata dal virus per invadere le cellule dell'essere umano - era un buon target per indurre la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario e prevenire l'infezione.

Da quel momento, diverse aziende hanno cominciato a sviluppare un vaccino, e quattro - GSK, Janssen, Moderna e Pfizer - sono oggi in fase avanzata di sperimentazione. GSK e Pfizer, in particolare, stanno testando il loro vaccino sia negli over 60 sia nelle donne in gravidanza, con l'obiettivo di immunizzare i nascituri. E i primi risultati, annunciati recentemente da entrambe le case farmaceutiche, sono positivi. Anche Novavax stava sperimentando un vaccino per le donne in gravidanza, ma i suoi primi risultati non erano stati altrettanto incoraggianti.

La sfida: prevenire la malattia nei più piccoli

Il sistema immunitario immaturo dei neonati è una sfida complessa, perché nei primi due mesi di vita i bambini non sviluppano una risposta robusta a molti vaccini (motivo per cui la maggior parte delle vaccinazioni infantili viene somministrata dopo questo periodo). I nascituri, però, possono essere immunizzati mentre sono ancora nel grembo materno, perché gli anticorpi prodotti dalla madre passano attraverso la placenta prima della nascita, e attraverso il latte materno dopo. "È sicuramente necessario proteggere i più piccoli sin dalla nascita, perché l'infezione è tanto più grave quanto più il bambino è piccolo, in particolare se contratta nei primi tre mesi di vita", spiega a Salute Susanna Esposito, professoressa ordinaria di Pediatria all'Università di Parma e responsabile del Tavolo tecnico Malattie infettive e Vaccinazioni della Società italiana di pediatria: "La difficoltà di pensare una vaccinazione per i bambini nei primi mesi di vita - prosegue l'esperta - sta nel fatto che si tratta di un periodo critico per lo sviluppo del sistema immunitario, e non è detto che nei neonati esso risponda in maniera efficace. Per questo un'alternativa è quella di vaccinare le madri, come già avviene per la prevenzione dell'influenza e della pertosse nei primi 6 mesi di vita. A livello sociale, però, può non essere semplice raggiungere le donne in gravidanza laddove l'adesione alla vaccinazione durante questo particolare periodo della vita è molto bassa. L'altra emergenza riguarda gli anziani".

Quanto è pericoloso il virus respiratorio sinciziale?

L'Rsv è un virus molto diffuso e contagioso, che causa epidemie annuali e stagionali. Nel nostro emisfero circola principalmente da ottobre a marzo. Sebbene molto spesso i sintomi dell'infezione siano lievi, causa ogni anno milioni di ospedalizzazioni e, per alcune categorie a rischio - come, appunto, i bambini piccoli e gli anziani - può essere fatale. Ogni anno si contano circa 33 milioni di nuove infezioni da virus Rsv a livello globale in età pediatrica, e le ospedalizzazioni - secondo le statistiche precedenti al Covid - si assestavano sui 3,2 milioni nei primi cinque anni di vita. In questa fascia d'età, l'infezione causa dai 48 mila ai 75 mila decessi ogni anno. I sintomi più gravi si verificano nei primi due anni di vita, ma negli ultimi anni si è visto che anche fra i bambini più grandi e gli adolescenti - specie se asmatici - il virus respiratorio sinciziale può essere molto pericoloso. Tra gli adulti, l'infezione può essere grave soprattutto sopra i 75 anni, causando infezioni alle basse vie aeree, ed è responsabile di 335 mila ricoveri all'anno e di 14 mila decessi a livello globale. "Considerando questi numeri - sottolinea Esposito - si capisce bene come mai il tema della prevenzione da queste infezioni sia diventato prioritario".

I risultati sui vaccini in sperimentazione

Torniamo ai vaccini in via di sviluppo. Lo scorso agosto Pfizer ha pubblicato i risultati della terza fase di sperimentazione su 37 mila adulti over 60. Il vaccino ricombinante RSVpreF, progettato per colpire i due ceppi A e B del virus, si è dimostrato efficace nel prevenire le infezioni del tratto respiratorio inferiore, le più gravi, nell'85,7% dei casi. A inizio novembre, poi, la stessa casa farmaceutica ha annunciato i primi risultati della sperimentazione effettuata su oltre 7 mila donne in gravidanza, che hanno ricevuto, con una singola iniezione, il vaccino o il placebo. Per valutare l'efficacia, sono stati analizzati sia il livello di anticorpi nelle gravide e nei neonati (e il loro andamento nel tempo), sia le infezioni respiratorie comparse nei bambini nei primi mesi di vita: secondo quanto comunicato dall'azienda, la profilassi ha prevenuto le forme più gravi di infezioni delle vie aeree inferiori nei bambini ospedalizzati nell'80% dei casi nei primi 90 giorni di vita, e nel 79,4% nei primi sei mesi.

Per quanto riguarda la popolazione anziana, anche i dati sul vaccino candidato di GSK (diretto contro i due ceppi A e B) sono positivi, tanto che la Food and Drug Administration (FdA) ha appena accordato la revisione prioritaria dei dati dello studio clinico, che ha coinvolto circa 25 mila ultrasessantenni. I risultati, presentati a metà ottobre, mostrano un'efficacia complessiva del vaccino dell'82,6% contro la malattia del tratto respiratorio inferiore da Rsv e del 94,1% contro la forma grave.

La via degli anticorpi monoclonali per i neonati

Oltre ai vaccini, un'altra strategia per la profilassi si basa sugli anticorpi monoclonali. "Considerando la stagionalità del virus - riprende Esposito - il vaccino in gravidanza non può essere l'unica strategia per la prevenzione. Nel nostro Paese, ad esempio, se una donna partorisse ad aprile, il vaccino coprirebbe il neonato solo fino a settembre, quando il virus comincia a circolare a ottobre. Ecco perché sono allo studio soluzioni che riguardano direttamente i neonati e i lattanti. Al momento non ci sono studi avanzati sui vaccini pediatrici, mentre una soluzione promettente sembrano essere nuovi anticorpi monoclonali". Gli anticorpi monoclonali, utilizzati in questo caso non a scopo terapeutico ma preventivo, mirano a bloccare la replicazione del virus e a stimolare una risposta immunitaria che eviti lo sviluppo della malattia, proprio come fanno i vaccini.

Attualmente è approvato e utilizzato in Italia palivizumab, ma solo per i nati prematuri e i bambini fragili considerati ad alto rischio nei primi 12-24 mesi di vita. Lo scenario, però, sta per cambiare: la Commissione europea ha, infatti, appena approvato un altro anticorpo monoclonale, nirsevimab (prodotto dalle aziende Sanofi e AstraZeneca), per la prevenzione di bronchioliti e polmoniti causate dall'Rsv nei neonati e nei bambini nella loro prima stagione di possibile contagio. Il farmaco può essere somministrato sin dalla nascita (con una singola dose, tramite iniezione intramuscolare) ed è efficace per sei mesi: secondo i dati dello studio clinico che ha portato all'approvazione, nirsevimab si è dimostrato in grado di prevenire oltre il 74% delle complicanze respiratorie da Rsv.