Le tante assonanze tra Forza Italia e Movimento 5 Stelle

E alla fine restò solo il Biscione. Con Forza Italia in avanzato stato di autoconsunzione, il fondatore sembra ormai esclusivamente interessato a difendere l'azienda di famiglia: l'azienda su cui aveva edificato 27 anni fa il partito. Anche a costo di scendere a patti con quello che Berlusconi ha additato come il pericolo numero uno per la democrazia italiana: il M5s, che del resto ha sempre ricambiato le stesse attenzioni.

Chiariamo. Un Berlusconi pronto a diluire l'azzurro nel giallo-rosso del Conte II appare, tutt'oggi, fantapolitica. Ancora più inverosimile che a riaprirgli le porte del governo possano essere proprio i vecchi interpreti del più irriducibile anti-berlusconismo: i gialli, ancor più dei rossi - che con Berlusconi al governo ci sono già stati. Il M5s, d'altronde, è cresciuto proprio sulla denuncia della indistinguibilità dei vecchi blocchi politici, del loro essere diventati un unico cartello di potere - PdL e Pd-meno-L era l'antico cavallo di battaglia del repertorio grillino. Colpirebbe molto vedere i grillini di palazzo protagonisti di una larghissima coalizione che tenesse insieme pezzi di centro-sinistra, di centro-destra e residui di populismo diventato sistema. O anche solo disponibili ad accettare il soccorso di FI. Oppure a fare il casting per il prossimo capo dello stato insieme al "grande corruttore di Arcore". Colpirebbe molto. Sebbene i vecchi tabù a 5 stelle stiano cadendo uno dopo l'altro.

L'ideologia pentastellata si basava inoltre una impostazione partecipazionista, che auspicava il risveglio di una cittadinanza divenuta audience dello spettacolo tele-politico. Sostituendo l'uno-vale-tutto con l'uno-vale-uno, la piazza grillina si diceva pronta a ghigliottinare qualsiasi capo. Individuando nei giornalisti e nei media mainstream l'altra casta da rovesciare. L'ardore della fase nascente faceva persino passare in secondo piano il ruolo (insostituibile) di un prodotto televisivo come Beppe Grillo, che - esattamente come Berlusconi - era proprietario del partito, e il ruolo di una agenzia di comunicazione che - come la Fininvest del 1994 - costituiva il cuore pulsante della macchina organizzativa.

Singolare, allora, che la norma governativa che dovrebbe proteggere le Tv berlusconiane dalla scalata francese arrivi proprio nelle settimane in cui il Movimento-diventato-partito sta tentando di picconare la fibra che lo connette al server della Casaleggio. Sarebbe divertente assistere a un voto sulla salva-Mediaset in onda su Rousseau channel. Segnerebbe la definitiva convergenza tra due mondi tecno-politici apparentemente inconciliabili: due civiltà sviluppatesi in epoche diverse, in due diversi ecosistemi mediatici.

Proprio per questo si sono scontrate, in passato. Senza essere, alla fine, poi così lontane.

 

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