Per l’omicidio del carabiniere in congedo Nestola, indagati in Salento due amici di un’ex fidanzata

Si cerca il movente nella vita privata del militare e dei sospettati: dall’autopsia potrebbero arrivare elementi utili alle indagini

BRINDISI. Due indagati nell’inchiesta sull’omicidio di Silvano Nestola, il carabiniere in congedo ucciso lo scorso 3 maggio nelle campagne del Salento. Si tratterebbe di persone che conosceva, i familiari di una donna con cui aveva avuto una relazione, dopo la separazione dalla moglie. Da subito le indagini si erano concentrate nel Brindisino. E poche ore dopo il delitto, in caserma, era stata ascoltata – come informata sui fatti - una famiglia originaria della zona di San Donaci. Ai due indagati di queste ore è stato notificato l’avviso per l’autopsia sul corpo dell’ex militare, disposta per venerdì mattina all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Lo stesso avviso è stato notificato anche al fratello e alla sorella della vittima, come persone offese. E presto potrebbero arrivare altri sviluppi.

L’uomo era stato freddato a Copertino, mentre usciva dall’abitazione della sorella, in contrada Tarantini. Ucciso sotto gli occhi del figlio minore con almeno tre colpi di fucile calibro 12. Il sospetto è che il killer conoscesse le sue abitudini. L’uomo cenava spesso in quella villetta. Anche con il figlio di 10 anni. E il killer potrebbe averlo atteso, ben nascosto e con tutta probabilità incappucciato, dopo aver fatto dei sopralluoghi nei giorni precedenti. Una zona periferica in cui non è facile muoversi senza conoscerla. Soprattutto al buio della sera, quando è avvenuto il delitto. Intorno alle 22. E una pista, tra le più accreditate sin da subito, porta alla sfera privata del 46enne riformato per motivi di salute. Al setaccio anche la sua vita lavorativa: nello specifico durante il servizio nel Nucleo informativo del Comando provinciale di Lecce e a San Pietro Vernotico. Ma, per lavoro, si era spostato anche fuori dalla Puglia.

Intanto, proprio dall’autopsia potrebbero arrivare altri elementi utili alle indagini. Oltre che dall’esame di conti bancari, tabulati telefonici e filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Nel frattempo, si cerca l’arma del delitto. Un fucile semiautomatico. Non è ancora noto se le due persone siano state iscritte nel registro degli indagati per il possesso di un’arma compatibile con quella che ha ucciso Nestola o se ritenute responsabili dell’accaduto. Per gli inquirenti l’assassino potrebbe aver avuto un complice. Il Ris di Roma è al lavoro sui bossoli ritrovati sul luogo del delitto e i fucili sequestrati, che risulterebbero legalmente detenuti da uno degli indagati. Gli accertamenti balistici di queste ore saranno determinanti. L’inchiesta, coordinata dal pm Paola Guglielmi, potrebbe presto arrivare ad una svolta.

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