Pfizer, dopo il Cts anche l’Ema: “Sì alla seconda dose dopo 42 giorni”. Le regioni: “Diteci come dobbiamo fare”

L'Agenzia europea del farmaco (Ema) deciderà “presto” sui vaccini in corso di valutazione. Si tratta dei vaccini CureVac, Novavax, Sinovac, Sputnik sui quali continuano ad arrivare dati. Lo ha indicato il responsabile della strategia vaccini Marco Cavaleri nel corso di un incontro con la stampa. Cavaleri ha anche indicato che per quanto concerne il vaccino BioNTech/Pfizer l'inoculazione della seconda dose era prevista fino a 42 giorni dopo la prima: di conseguenza superare i 21 giorni di intervallo fino a 42 giorni non è una deviazione rispetto a quanto stabilito. Per quanto riguarda la seconda dose del vaccino AstraZeneca non ci sono indicazioni, ha dichiarato l'Ema, che segnali un rischio aumentato di eventi rari avversi collegati alle trombosi.  Infine, l'Agenzia sta valutando l'estensione della somministrazione del vaccino BioNTech/Pfizer ai cittadini di età fra 12 e 15 anni. E' possibile un'autorizzazione entro questo mese.

Sul punto ha poi parlato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico: «Da medico le rispondo in maniera molto chiara. L'intervallo tra la prima e la seconda somministrazione prolungato alla sesta settimana, quindi ai 42 giorni, non inficia minimamente l'efficacia dell'immunizzazione e ci permette di somministrare molte più dosi di vaccino». 

La replica delle regioni: non ingeneriamo confusione

«L'Ema e tutte le autorità sanitarie «hanno detto che il richiamo del vaccino Pfizer si può fare fino a 42 giorni dopo la prima dose per avere un buon effetto. Io seguirei le autorità sanitarie. L'importante è che ci diamo una regola condivisa con tutti, perché se dopo qualcuno vaccina a 21, qualcuno a 42 o 35 giorni diventa tutto più complicato». Lo ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, parlando a "Un giorno da pecora" su Radiouno. «Penso che il Ministero della Salute darà un'indicazione chiara» su questo, ha spiegato. Parla anche Luca Zaia, il governatore del Veneto: «La questione dei richiami è una discussione del mondo scientifico, noi ci adeguiamo». E aggiunge: «Quando ci hanno detto 21 giorni - ha precisato - abbiamo fatto 21 giorni, quando 42 ne abbiamo fatti 42. Ci adeguiamo al mondo scientifico. Fa testo quel che dice il ministero tramite il Cts, non sono aggiustamenti che facciamo noi. C'è stata una fase in via emergenziale, adottata solo dal Trentino, poi è comparsa la circolare sui 42 giorni».

Il parere dell’immunologo

Allungare a 42 giorni il tempo di somministrazione della seconda dose dei vaccini a mRna, «se pure non inficia, così come riportato nell'ultimo documento del Cts, l'efficacia della risposta immunitaria, rischia però di inficiare i percorsi terapeutici dei pazienti cronici e, con essi, le possibilità di stabilizzazione clinica magari faticosamente acquisita da queste persone per lo più giovani, con possibili ripercussioni in termini di aggravamento di patologie per loro natura invalidanti ed evolutive». Ad affermarlo è l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di Medicina personalizzata, tornando sulla decisione del Cts che ha suscitato polemiche e la risposta di Pfizer. «Diverso sarebbe il caso di un intervallo a 21 giorni tra prima e seconda dose del vaccino che, in poco più di un mese, potrebbe permettere al paziente una ripresa rapida della terapia precedentemente interrotta, senza grossi rischi di comprometterne l'efficacia» evidenzia l'immunologo. 

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