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Cainero: «Gorizia, nuove idee per il Giro d’Italia. Nel 2022 niente Lussari»

Enzo Cainero (a sx) con Gilberto Simoni. Foto Petrussi

L’organizzatore delle tappe regionali: «Il circuito isontino transfrontaliero vale il Mondiale ma per organizzarlo servono 20 milioni che non ci sono»

È appena tornato in studio a Udine, stanco, ma felice. Anche di averla scampata bella con il meteo. Sì, è vero, lo Zoncolan sabato è stato minacciato dal maltempo, la tappa di Gorizia è stata “allagata” dalla pioggia. «Ma se ci fosse stata una giornata come quella del tappone dimezzato?», ci chiede Enzo Cainero, uno di quelli capace sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Stavolta, anche stavolta, il bicchiere delle tappe del Friuli Venezia Giulia del Giro è strapieno. «Abbiamo corso il rischio di rovinare lo Zoncolan con una giornata come quella di ieri perciò sono molto contento».

Ringraziamenti particolari?

«A tutti quelli che hanno lavorato e dato entusiasmo all’operazione».

Il momento più difficile?

«Ce ne sono stati tanti. Abbiamo dovuto organizzare le tappe durante una pandemia e far fronte alle problematiche del meteo. Quando sabato mattina sullo Zoncolan ho visto cadere il nevischio confesso di aver avuto paura che il finale di tappa saltasse. Avete visto cosa è accaduto con Fedaia e Pordoi, tra le salite più attese della corsa, sono saltate. Ho provato la disillusione del Crostis dieci anni fa e la paura che andasse storto qualcosa l’ho avuta».

Lo Zoncolan da Sutrio ha sorpreso tutti. È d’accordo?

«Sì, tanto che ora come ora l’organizzazione del Giro non saprebbe quale dei due versanti riproporre al Giro».

Perchè?

«Le variazioni di ritmo che consente la salita, prima pedalabile e poi impossibile, sono spettacolari».

E la vittoria di Fortunato?

«Splendida, spero sia la prima di una lunga serie. Meno male poi che Bernal non ha deciso di scattare prima altrimenti avrebbe ucciso il Giro già in Carnia».

Ma il colombiano alla vigilia aveva detto che punta a vincere il Giro e non era interessato a quel traguardo.

«Mi dispiace. Purtroppo il ciclismo è diventato sempre più tattico e tecnologico».

Cambia così anche il compito degli organizzatori come lei?

«Certo. Mettere due tappe dure ravvicinate non è più possibile, i corridori non le interpreterebbero entrambe al massimo».

È un indizio per il futuro della corsa rosa in regione?

«Sì, pianura e montagna. Torneremo l’anno prossimo, abbiamo già le idee chiare».

Ci sarà il Lussari?

«Non nel 2022, prima devono essere risolti alcuni problemi logistici. Ormai portare in alta quota la macchina del “Giro” è sempre più complicato».

Gorizia sembra una sfida meravigliosamente vinta.

«Stra-vinta. E vedrete che faremo di più continuando a superare le barriere come abbiamo fatto in questi mesi».

È un circuito da Mondiale?

«Sì, spettacolare. Il problema, però, è che per organizzare un Mondiale ci vogliono tanti, ma tanti soldi, almeno 20 milioni. Che non ci sono».

Tornerete a Gorizia nel 2025: con l’arrivo o la partenza del Giro?

«No. Stiamo pensando a una cosa diversa e spettacolare».

Il complimento più bello?

«Quello del sindaco di Nova Gorica: “grazie Enzo di aver creduto in noi, anche se non ci conoscevamo”». —

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