Ciclismo: Yates mette in crisi Bernal e riapre il Giro

Daniel Martin, irlandese di 34 anni, ha vinto la 17a tappa da Canazei a Sega di Ala

Tappa all’irlandese Martin, terzo il britannico che rosicchia 57” alla Maglia Rosa. Tiene bene Caruso. Cadute e infortuni per Ciccone, Nibali ed Evenepoel: rischiano il ritiro 

Il Giro è riaperto. La durissima salita finale di Sega di Ala, dove si è conclusa la 17a tappa partita da Canazei, ha visto l’impresa solitaria dell’irlandese Daniel Martin ma soprattutto la piccola crisi del leader Egan Bernal, attaccato e staccato da Joao Almeida e soprattutto da Simon Yates, che ha rosicchiato 57” alla Maglia Rosa ed è risalito al terzo posto in classifica. 

Ha tenuto molto bene invece Caruso, sempre secondo nella "generale" e in grado di rosicchiare qualcosa (2") a Bernal. Hanno perso terreno Charty e Vlasov, mentre Ciccone è arrivato a quasi 8’ (più 20” di penalità per un’irregolarità) e con forti dolori alla schiena dopo essere stato coinvolto in una caduta costata cara anche a Evenepoel e Nibali. Quest’ultimo ha concluso la tappa con un grave ritardo (quasi 25’) e molto dolorante al braccio destro e alla spalla: in forse la sua partecipazione alla tappa di domani. In pessime condizioni fisiche ha concluso staccatissimo Evenepoel (a 36’), lui pure a rischio per domani.

Dopo il secondo e ultimo giorno di riposo - all'indomani della tappa del Giau conquistata da Egan Bernal - il Giro prevedeva un’altra tappa con arrivo in salita con partenza da Canazei, in Val di Fassa, e arrivo in salita, a Sega di Ala, appena sopra Rovereto. Tutto il percorso era previsto nella provincia di Trento, con due GpM di 1a categoria: San Valentino e appunto il traguardo a Sega di Ala.

Dopo numerosi tentativi infruttuosi di prendere il largo, ha avuto finalmente via libera una fuga numerosa, formata da  Geoffrey Bouchard (Ag2r), Simone Ravanelli (Androni), Giovanni Carboni (Bardiani), Dries De Bondt (Alpecin), Luis Leon Sanchez (Astana), Gianni Moscon (Ineos), Valerio Conti, Alessandro Covi (Uae), James Knox, Pieter Serry (Deceuninck), Jan Hirt, Quinten Hermans, Andrea Pasqualon (Intermarché), Dan Martin (Israel), Felix Grossschartner (Bora), Matteo Badilatti (Groupama), Matteo Jorgenson, Antonio Pedrero (Movistar), Jacopo Mosca (Trek).

Il gruppetto dei battistrada ha raggiunto un vantaggio anche superiore ai 5’: il migliore in classifica era Dan Martin, a 15’10" dal leader rosa Bernal. Con il passare dei km alcuni fra i battistrada, per motivi diversi, hanno via via perso terreno e sono stati riassorbiti dal gruppo dei big, tirati dalla Exchange di Yates.

La salita di San Valentino ha fatto danni sia fra i primi che nel plotone degli inseguitori. Davanti si sono arresi in tanti sotto l’impulso soprattutto di Martin e Moscon, fra i big ha inizialmente mollato Evenepoel, che poi però salendo con il proprio passo è riuscito a rientrare nel gruppo della maglia Rosa. In vetta al GpM sono transitati per primi Gianni Moscon, Dan Martin, Antonio Pedrero e Geoffrey Bouchard, poco più indietro Carboni e Ravanelli.

Nella discesa dal San Valentino, intorno ai -27 km dal traguardo, nel gruppo dei migliori una caduta ha coinvolto fra gli altri Nibali, Ciccone ed Evenepoel. Ciccone è ripartito quasi subito, ma con problemi tecnici alla bici e fisici alla schiena. Anche Evenepoel è parso molto dolorante, in particolare al polso e al ginocchio sinistri, ma anche lui è risalito in bici. Nibali ha ripreso la corsa dopo alcuni minuti malgrado evidenti problemi alla parte destra di torace, spalla e braccio, quello operato a metà aprile per la frattura al radio.

Davanti il quartetto di testa è stato raggiunto da Carboni e Ravanelli. A una quindicina di km dal traguardo Ciccone, dopo aver cambiato la bici, è riuscito a raggiungere gli altri uomini di classifica, ma spendendo parecchio.

All’attacco dell’ultima salita i sei battistrada - Moscon, Martin, Pedrero, Bouchard, Carboni e Ravanelli - avevano ancora 1’20" sugli inseguitori. Quasi subito è partito all’attacco Daniel Martin, nel gruppo dei big invece ai -9 km ha rallentato Ciccone, in difficoltà come Vlasov. Ai -6 km anche Bardet si è staccato dai migliori, poi ha mollato la presa pure Carthy, mentre Moscon ha aspettato il gruppo della Maglia Rosa e si è messo a tirare per il proprio capitano Bernal.

Ai meno 5 km ci ha provato Almeida nella cui scia è scattato Yates, subito inseguito da Bernal con il fido Martinez. Ancora Yates ha dato una stoccata che questa volta ha messo in difficoltà Bernal ma non Almeida e Martinez, che però ha poi aspettato il suo capitano, raggiunto da Caruso. Yates ha aperto ancora il gas per sfruttare la crisi di Bernal, quest’ultimo incitato visibilmente da Martinez.

Giro riaperto in questa salita. Davanti Martin ha tentato di resistere, alle sue spalle Yates scatenato si è trascinato Almeida, più indietro Caruso ha provato a staccare Martinez e Bernal. Saltati invece Carthy e Vlasov, che stamane erano rispettivamente terzo e quarto.

Caruso intanto era stato raggiunto dal compagno Bilbao che si è messo a tirare per il suo capitano. Un grande Martin ha tenuto fino in fondo ed è riuscito a conquistare meritatamente la tappa, entrando nel gruppo dei 102 corridori in grado di vincere al Giro, al Tour e alla Vuelta.

Alle sue spalle sono giunti Almeida a 13", Yates a 30", Ulissi a 1’20" con Caruso, Martinez a 1’23" insieme con Bernal, Pedrero a 1’38", Bilbao a 1’43", Bennett a 2’21" con Foss, Fortunato a 2’47", Bouchard a 2’49", Bardet a 2’52" con Moscon, 17°  Vlasov a 3’08", 21° Carthy a 3’52", 28° Ciccone a 7’58", 70° Nibali a 24’45", 132° Evenepoel a 36’28".

La nuova classifica generale: 1. Egan Bernal; 2. Caruso 2’21"; 3. Yates 3’23"; 4. Vlasov 6’03"; 5. Carthy 6’09"; 6. Bardet 6’31"; 7. Martinez 7’17"; 8. Almeida 8’45"; 9. Foss 9’18"; 10. Ciccone 11’06"; 11, D. Martin 13’37"; 12. Bennett 19’08; 20. Nibali 45’12"; 27. Evenepoel 1h03’12". 

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