Medaglie olimpiche, ius soli e lauree

Avremmo vinto i Mondiali del 1982 senza Pertini, quelli del 2006 senza Prodi, gli Europei e le Olimpiadi del 2021 senza Draghi? Il fatto di essere in un momento storico orrendo, ma con una persona competente a prendere decisioni, potrebbe aver generato un’onda di fiducia positiva nel futuro, una successione di Fibonacci di eventi perfetti? Perché no. Lo sport è sempre stato un vettore di propaganda, il corpo degli atleti è oggetto politico, un qualcosa che appartiene alla Nazione prima che all’atleta. Propongo a questo punto, per scaramanzia e in nome del pensiero magico che guida questo Paese, di far rimanere Draghi almeno fino all’inverno del 2022, giusto per i Mondiali in Qatar, poi possiamo anche tornare ad improvvisare un mestiere. Non sempre, non dovunque, ma il gesto atletico è qualcosa di più dell’essere il più veloce.

È rappresentazione di un’idea. E l’idea che avevamo dell’italiano medio era sbagliata. Anni a parlare di ius soli senza venirne a capo mai, poi vinciamo le medaglie, e di colpo siamo tutti italiani, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Malagò ha parlato di ius soli sportivo, «a 18 anni e un minuto chi ha i requisiti deve avere la cittadinanza italiana»: ho visto da un lato quelli che lo insultano perché è un’affermazione pro-invasione di immigrati sinistrorsa (però secondo me se vinciamo gli ori esultano pure loro), dall’altro quelli che lo insultano perché lo ius soli non dovrebbe essere per meriti sportivi, ma un diritto universale. Il che non mi sembra lunare. Le storie di questi atleti rappresentano una gamma di variazioni inaspettate, ed io che pensavo che lo storytelling fosse morto - che sollievo tra l’altro - e invece eccoci qui con delle sceneggiature che si scrivono da sole.

Massimo Stano, oro nella 20 km di marcia, si è convertito all’Islam per la compagna Fatima Lofti (e per se stesso, immagino). Che film verrebbe fuori, anche con sceneggiatori scarsi. Caterina Banti, laureata in Studi islamici, parla sei lingue, mentre Ruggero Tita è laureato in ingegneria informatica, e insieme hanno vinto l’oro nella vela. Manfredi Rizza, argento nella canoa sprint 200 metri, si è preso una laurea in Ingegneria dei materiali e delle nanotecnologie. Medaglie olimpiche e lauree, e no, non è così che me lo ero immaginato l’italiano medio. E certamente è colpa mia, una colpa ferma a vent’anni fa. C’è una foto sul profilo Instagram di Filippo Tortu dove si vede lui che studia matto e disperatissimo, era il 20 dicembre 2020 - io probabilmente il 20 dicembre 2020 stavo solo pensando a come andare dal macellaio a ritirare il cappone senza prendermi il Covid- e lui a scrivere «oggi serata sui libri in vista della sessione di gennaio, chi come me? Scrivetemi nei commenti la materia che vi sta facendo impazzire». E nei commenti arriva Jacobs: «Si vede che fai finta». E a me viene da piangere, perché sono stati tempi bui, e loro hanno studiato, si sono preparati, con talento, tenacia, con tutte le limitazioni, i gel igienizzanti, la paura, chiusi, eppure sono saliti in cima al mondo, per merito, e per tigna.

È stata la vittoria di ragazzi cresciuti con padri assenti, come Jacobs e Desalu, una vita riscattata, un senso che si ritrova, e quella mancanza che diventa motore e architetto di trionfo. No, l’italiano medio non me lo immaginavo come Jacobs o come Desalu, a parte per i padri assenti. È stata un’Olimpiade di madri incredibili e di mental coach, lasciatemelo dire. Ho seguito le gare dal mare, arrivavano dei boati, urla, gente che si buttava in mare, scorrevo Twitter ed era da non credere a niente di quello che leggevo. Questa Olimpiade è stata un grande crollo emotivo, abbiamo iniziato a piangere agli Europei e abbiamo finito oggi. Mi sono chiesta perché lo sport facesse questo effetto, alla fine io di atletica non capisco assolutamente nulla, non la seguo, non so le regole, mi sembra tutta astrofisica, nemmeno mi interessa poi granché. È che è tutto un sentimento popolare, e quanto ne avevamo bisogno.

Video del giorno

A Trieste i funerali di Liliana Resinovich: le parole del marito Sebastiano

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi