Paralimpiadi Tokyo 2020, Italia da record: 65 medaglie, mai così tante da Roma 1960. Più della metà dal nuoto

Sono 39 i podi dalla vasca, un trionfo da 11 ori, 16 argenti e 12 bronzi per il team azzurro

TOKYO. L’Italia paralimpica continua a fare incetta di medaglie alla Paralimpiade di Tokyo. Ne arrivano ben tre nella mattinata giapponese, che permettono alla delegazione azzurra di arrivare alla quota record di 63, ottenute in 11 discipline differenti, e di superare anche il primato di Seul (58). Dal conteggio delle edizioni precedenti, vengono per convenzione escluse le 80 medaglie dell'Italia ai Giochi di Roma del 1960: la prima Paralimpiade, infatti, per le sue caratteristiche pionieristiche sia dal punto di vista della partecipazione che sotto l'aspetto tecnico-sportivo, è ritenuta non paragonabile con lo sport paralimpico moderno, come ha ripetuto a più riprese anche il presidente del Cip Luca Pancalli, orgoglioso della sensazionale spedizione di queste due settimane in Giappone.

E lo tsunami azzurro non ha ancora finito di stupire, perché tra oggi e domani si potrebbe persino pensare di avvicinarsi e non poco anche al numero da record di Roma. C’è pure un altro primato nel mirino, da Tokyo a… Tokyo: nel 1964 gli ori furono 14, oggi siamo a quota 13 e l’aggancio o il sorpasso è più che un sogno.

Canoa

L’undicesima disciplina ad andare a segno questa mattina a Tokyo è stata la canoa, grazie al bronzo conquistato da Federico Mancarella nel kayak singolo 200m KL2 al Sea Forest Waterway. Si tratta della prima, storica medaglia per la Fick, che ha fatto esordio nel mondo paralimpico a Rio 2016. Alla sua seconda avventura ai Giochi, il canoista emiliano del Canoa Club Bologna ha esordito in Nazionale nel 2014. Nel suo palmares una medaglia d'argento nei 200m ai Mondiali ungheresi di Szeged nel 2019. Nella finale si è piazzato terzo in 42.574, alle spalle dell’australiano Curtis McGrath (41.426) e l’ucraino Mykola Syniuk (42.503). Un regalo di compleanno anticipato visto che domani compirà 29 anni.

«Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto con Gianni Anderlini, che è diventato il mio allenatore da poco. Una dedica speciale va a lui per il lavoro che abbiamo fatto in quest’anno e mezzo, per averci creduto, per aver lottato ed essere stato coerente col percorso iniziato - ha dichiarato euforico Mancarella -. È stata una gara avvincente, combattuta e il pensiero va alla mia famiglia, ai miei compagni di squadra, alla mia società. Le dediche speciali per questa medaglia sono per mio nonno e mia cugina che ci hanno lasciato in questi anni e per la prematura scomparsa di Luca Bertoncelli, che era il presidente del Canoa Club Ferrara che ci ha lasciato la settimana scorsa a cui ero molto legato, perché io mi sono allenato tra Bologna, Ferrara e Cagliari. Non vedo l’ora di andare un po’ in vacanza dopo le ultime gare della stagione».

L’atletica
Le altre due medaglie di valore in casa azzurra sono figlie dell’atletica, che già ci ha fatto innamorare ques’estate. A Tokyo le luci della ribalta oggi si sono accese per gli atleti marchigiani, la capitana Assunta Legnante e il mezzofondista Ndiaga Dieng, capaci di vincere un argento e un bronzo nelle rispettive specialità.

La lanciatrice non vedente, con già all’attivo un altro sigillo d’argento nel disco F11, entra in pedana del peso F11 per difendere il doppio titolo conquistato a Londra 2012 e a Rio 2016. La gara risulta più complicata del previsto sia per la pioggia che per l’estenuante confronto con l’uzbeka Safiya Burkhanova. Con il lancio iniziale di 14,26 la pluricampionessa mondiale napoletana va subito in testa, ma la prima posizione dura poco perché la Burkhanova piazza la misura vincente di 14,78 già nella seconda prova. Da quel momento in poi seguono due nulli, e quel 14,62 al quinto tentativo che le assicurano il secondo posto sul podio.

A fine gara, Assunta è sconsolata: «Perdere con 14.78 mi fa tanto rabbia. C’era freddo, la pedana scivolosa, tutto difficile ma quello c’è stato per tutti. Non può essere una scusa. Purtroppo forse, chiedo anche troppo a me stessa e a 43 anni non è che si può fare più quello che si faceva prima. Non posso dire di non averci provato, ma provarci e non riuscirci non è sufficiente. Peccato per il terzo lancio, quello nullo, perché era lungo. Tranne i primi due lanci, ho fatto tutto il resto in translocazione, solo che non si può fare 4,25 da ferma e 14,62 in translocazione. Questa è la cosa che mi rimprovero di più».

In pista invece, c’è la rivincita di Ndiaga Dieng dopo il quinto posto nei 400 metri. Questa volta l’atleta di origine senegalese ci cimenta sui 1500 T20, la specialità di elezione con cui è riuscito a guadagnarsi anche il terzo posto agli Europei in Polonia. E anche qui trova un bronzo speciale frutto di una gara perfettamente controllata nei dettagli tecnici e un crono di 3:57.24, dietro al britannico Owen Miller, oro, e al russo Alexandr Rabotnitskii, argento.

Il primatista iridato degli 800 celebra questa prima soddisfazione internazionale con lo sguardo già rivolto in avanti: «Sono contentissimo veramente. Ho lavorato tanto per questi 1500 per puntare sempre più in alto, e le mie gambe e le mie capacità mi hanno dato questo risultato. Non vedevo l’ora di salire sul podio, era quello che sognavo. Dedico questa medaglia alla mia famiglia e soprattutto al mio allenatore Maurizio Iesari, non trovo le parole per ringraziarlo veramente, ai ragazzi del mio club, al mio grande amico Simone Barontini e a tutti quanti. Oggi sono voluto partire tranquillissimo, di solito parto due terzi di posizione avanti oppure in mezzo, ma sono partito da dietro per vedere come si sviluppava la situazione. Man mano ho aumentato il ritmo e alla fine sono riuscito ad arrivare terzo. Ora c’è da lavorare tanto per migliorarsi sempre di più. Io punto forte su Parigi dove voglio fare le Paralimpiadi, e le Olimpiadi negli 800 metri».

Domani, ultimo giorno di gara per la Nazionale italiana, è il turno del “trio delle meraviglie” Martina Caironi, Monica Contrafatto e Ambra Sabatini alle prese con la qualificazione dei 100 T63 per la finale della sessione serale giapponese (ore 14:26 italiana).

Il nuoto
Ultima giornata di finali nel pomeriggio all’Aquatics Centre (a partire dalle ore 10, in diretta sui canali Rai), con l’Italia che cerca di arricchire un bottino che già così è da primato assoluto viste le 35 medaglie raccolte sin qui. Ad aprire le danze è stato Stefano Raimondi che ha ottenuto l'argento nei 200 misti di nuoto categoria Sm10, la sua settima medaglia a questi Giochi. Giulia Terzi ha conquistato il bronzo nei 50 metri farfalla di nuoto categoria S7, la sua sesta medaglia, stesso metallo anche per Monica Boggioni che ha chiuso terza sui 200 misti categoria SM5. Bronzo anche per la 4×100 misti maschile: gli Azzurri in testa fino ai 300 metri, poi scivolano indietro ma salgono sul podio col tempo di 4:11.20.

Più tardi, ore 12,21 toccherà al napoletano Vincenzo Boni (200 farfalla S3) e alle due ragazze impegnate nei 200 misti SM5: Giulia Ghiretti e Monica Boggioni. Chiusura in bellezza con la super staffetta 4x100 mista maschile.

Il tiro con l’arco
Nelle eliminatorie del ricurvo open maschile Stefano Travisani viene fermato ai 16esimi di finale, dopo lo spareggio, dall'indiano Harvinder Singh 6-5 (10-7).

L'azzurro ha compiuto un bel recupero, dopo essere andato sotto 0-4 (24-27, 22-26) ha vinto il terzo set 27-26, ha pareggiato il quarto 25-25 ed ha portato la partita allo shoot off vincendo anche la quinta frazione 27-25 che è valsa il 5 pari.

Allo spareggio però Singh ha avuto la meglio piazzando un 10 al quale l'atleta azzurro, al suo esordio alle Paralimpiadi, ha risposto con un 7.

Travisani domani tornerà in campo con Elisabetta Mijno per la gara mixed team ricurvo che chiuderà il programma arcieristico dei Giochi.

Alle 4,40 del mattino in Italia il duo italiano sfiderà agli ottavi la Mongolia (Demberel, Namjilmaa).

61 medaglie, mai così tante da Roma 1960
Era dalla prima edizione, quella di Roma 1960 con 80 podi, che l'Italia non conquistava così tante medaglie ai Giochi Paralimpici giunti alla XVI edizione. Battuto anche il precedente primato di Seul 1988 con 58. A poco più di due giornate dal termine l'Italia ha in cassaforte 61 medaglie, 13 d'oro, 26 d'argento e 22 di bronzo per un nono posto nel medagliere.

Solo nella prima edizione, quella di Roma 1960 quando l'evento era una sorta di “edizione pilota”, gli azzurri degli sport paralimpici - 61 anni fa erano solo 8 le discipline e oggi sono 22 - riuscirono a salire 80 volte sul podio, 29 di esse sul gradino più alto ma i Paesi partecipanti erano solo 23 contro i 163 di Tokyo 2020. Fino all'edizione di Heidelberg in Germania del 1972, l'Italia era sempre tra le prime dieci nazioni. Da Toronto 1976 fino a Londra 2012, l'Italia non figurava più tra le prime dieci nazioni del medagliere.

Negli anni lo sport paralimpico si è molto diffuso in tutti i continenti e anche le discipline sono sempre più aumentate. Dall'edizione di Tel Aviv 1968 a Barcellona 1992 gli sport sono raddoppiati, da dieci a venti e ora sono ventidue. Paralimpiadi con tante medaglie furono anche quelle di Stoke Mandeville 1984 con 42, Seul 1988 con 58 (il precedente primato, escludendo Roma '60), Barcellona 1992 con 35, Atlanta 1996 con 45 e Rio de Janeiro 2016 con 39. Le edizioni con il bottino più magro, Heidelberg 1972 con 17, Pechino 2008 con 18 e Atene 2004 con 19.

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