I presidenti di Regione della Lega contro la revisione del Catasto: “Ingiustificabile”. Salvini: “Da dementi”

«Aumenterebbe esponenzialmente il peso fiscale e rischierebbe di escludere tante famiglie dal sistema di welfare». Unioncamere: «Una stangata sul mattone»

TORNO. «I governatori della Lega all’unanimità respingono con forza l’ipotesi della paventata riforma degli estimi catastali» che considerano «ingiustificabile»: lo hanno spiegato in un comunicato congiunto Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Maurizio Fugatti (Trentino-Alto Adige ), Donatella Tesei (Umbria), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirlì (Calabria) e Luca Zaia (Veneto). «Una misura di questo tipo ricadrebbe sulle spalle dei cittadini e in un momento come quello che stiamo vivendo non solo sarebbe ingiustificabile ma rischierebbe di condizionare, se non bloccare, la ripresa post pandemia».

Per questo i presidente di Regione del Carroccio si impegnano a «sollecitare il governo ad attuare una riforma del sistema fiscale che vada davvero nella direzione di una sua semplificazione e riduzione d'imposizione nei confronti degli italiani». Il loro è «un fermo no alla revisione del Catasto che aumenterebbe esponenzialmente il peso fiscale e rischierebbe di escludere tante famiglie dal sistema di welfare, deprimendo così il mercato immobiliare ed in generale l'economia nazionale», conclude la nota congiunta dei governatori leghisti.

Posizione sostenuta dalle parole dei segretario leghista Matteo Salvini: «Domani in tutti i comuni e in tutte le regioni governati dalla Lega viene presentato un documento che impegna il governo a dire no alla revisione del catasto e all'aumento dell'Imu su casa, negozi, terreni e capannoni. Voglio vedere cosa votano Pd e 5 stelle. Aumentare le tasse è da dementi dopo il Covid».

La battaglia di Unioncamere
Unioncamere parla invece di una stangata fiscale sul mattone, perché sugli immobili grava di fatto una patrimoniale di 11 miliardi di euro l'anno, considerando 4,8 miliardi di tassa di registro sulle compravendite, 3,8 miliardi di Imu, 1,6 miliardi di imposte ipotecarie, 800 milioni sulle successioni. Sono i lavoratori, comunque, a sopportare il maggior peso delle tasse nel nostro Paese: quasi la metà del gettito tributario italiano, infatti, è legata all'Irpef, balzello che, sul totale di 491 miliardi di euro di gettito, assicura alle casse dello Stato 209 miliardi (42%). Le aziende, invece, tra i 32 miliardi di Ires e i 23 miliardi di Irap, versano all'amministrazione finanzia finanziaria 56,3 miliardi (11%). Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale l'Iva assicura allo Stato quasi 137 miliardi (28% del gettito totale), mentre le accise su benzina, tabacchi, gas e alcol valgono più di 39 miliardi (8%), mentre la tassa sulla «speranza» (giochi e lotto) garantisce 14,3 miliardi (3%). 

«Altro che riforma del catasto: più che rivedere i cosiddetti estimi per aumentare il prelievo sugli immobili, occorre ridurre il carico fiscale per favorire sia la ripresa delle compravendite sia il rilancio di tutto il comparto dell’edilizia, dalle costruzioni alle ristrutturazioni» commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. Secondo il rapporto del Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato i dati della Corte dei conti e del Ministero dell'Economia, il totale del gettito tributario è pari (dati relativi al 2020) a 491,5 miliardi di euro. Quasi la metà dell'incasso è riconducibile all'Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, con 208,9 miliardi (il 42,5% del totale): di questi, 17,3 miliardi sono legati alle addizionali regionali e comunali. Nella classifica delle tasse più esose, staccata di oltre 70 miliardi, c'è l'Iva, che assicura allo Stato un gettito di 136,9 miliardi (27,9%). Seguono, con valori assai più contenuti, l'Ires (imposta sul reddito delle società) con 32,7 miliardi (6,7%), le accise su benzina e altri prodotti petroliferi con 25,4 miliardi (5,2%), l'Irap (imposta regionale sulle attività produttive) con 23,6 miliardi (4,8%), le accise sui tabacchi con 10,6 miliardi (2,2%), l'Isos (imposta sostitutiva sui redditi da capitale) con 8,3 miliardi (1,7%), i proventi dal lotto con 7,7 miliardi (1,6%), i tributi legati alle assicurazioni con 7,1 miliardi.

Dalle tasse sul lavoro arriva, dunque, quasi la metà del gettito dello Stato con il 42,5% assicurato dai 208,9 miliardi di Irpef. Le aziende, invece, tra i 37,2 miliardi di Ires e i 23,6 miliardi di Irap, versano ogni anno all'amministrazione finanziaria 56,3 miliardi (11,5%). Sul mattone, poi, pesa una sostanziale tassazione patrimoniale di 11 miliardi (2,2% del gettito complessivo): ogni anno si pagano 4,8 miliardi di imposte di registro (applicate principalmente alle compravendite immobiliari), 3,8 miliardi di Imu (balzello su abitazioni e terreni, escluse le «prime case»), 1,6 miliardi di imposte ipotecarie e 800 milioni di tasse sulle successioni.

La tassa sulla «speranza» vale complessivamente» 14,3 miliardi pari al 2,2% del gettito totale: 7,7 miliardi arrivano dal lotto e altri 6,6 miliardi da giochi e scommesse. Le accise valgono 39,3 miliardi (8%) e contemplano i balzelli su benzina e petroli (25,4 miliardi), tabacchi (10,6 miliardi), gas naturale (2,7 miliardi), alcol (600 milioni). «Il nostro sistema fiscale è assai squilibrato e, comunque, eccessivamente gravoso per i contribuenti. Di tutto questo dovrà tener conto il governo, se vorrà davvero creare un fisco più equo e in linea con i migliori standard internazionali, quando, a breve, dovrebbe aprire il cantiere della riforma tributaria. Una riforma che dovrà seguire due direttrici: anzitutto la creazione di un prelievo fiscale volto a favorire investimenti delle imprese e ripresa dell'occupazione, mentre il secondo obiettivo deve essere la semplificazione, con meno norme e regole chiare per tutti i contribuenti» osserva il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri.

Video del giorno

Valanga sulla pista da sci in Val d'Aosta, gravissimo un addetto alla sicurezza

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi