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Flavio Tosi e la fusione Lega- Fi proposta da Maroni: “Interessante se Salvini cambia linea sull’Europa. Pronto a collaborare con Zaia”

L’ex sindaco di Verona, eletto alla Camera per Forza Italia: «Salvini non lo tocca nessuno»

Francesco Moscatelli
2 minuti di lettura

Creato da

(ansa)

MILANO. «Un’unione fra Lega e Forza Italia fatta? L’idea di Roberto Maroni è una cosa che ci sta da un punto di vista degli elettorati; quelli di Lega e Forza Italia sono contigui, lo capirebbero. Il vero problema è di linea politica». Flavio Tosi, ex sindaco di Verona ed ex leghista, per anni in rapporti conflittuali anche con il governatore del Veneto Luca Zaia, il 13 ottobre entrerà a Montecitorio come deputato di Forza Italia e subito accetta di ragionare attorno alla proposta lanciata ieri dal predecessore di Matteo Salvini alla guida del Carroccio.

Cosa non la convince della linea dell’attuale linea della Lega?
«Io sono stato espulso da Matteo Salvini nel 2015. Quando Salvini era ancora ferocemente secessionista e per l’uscita dell’Italia dall’euro. Questa in quel momento era la sua linea. Dopodiché la linea è cambiata perché è diventato un partito nazionalista. Però certi rapporti con la Russia da una parte e con certi Paesi europei dall’altra, perché se stai con Orban stai contro l’Europa, vanno chiariti. Forza Italia ha sempre avuto una posizione chiara e lineare, la Lega invece deve chiarire bene da che parte sta. Forza Italia è stata votata, e ha ottenuto anche certi numeri domenica, grazie alla sua affidabilità».

In realtà Maroni sta parlando di una Lega post-Salvini guidata da un nuovo leader. Fa anche un nome: quello di Luca Zaia….
«E’ il periodo ipotetico dell’impossibile. Salvini da lì non lo tocca nessuno. In questo momento il partito è totalmente commissariato e tutti i commissari sono espressione dei Salvini. Idem i parlamentari: la totalità o quasi dei parlamentari sono stati scelti dalla segretaria. Dunque se lui non fa i congressi, e io scommetto che quelli importanti non li farà, è impossibile che qualcosa cambi».

In Lombardia è partita una raccolta firme fra i militanti per chiedere la celebrazione dei congressi e anche i governatori leghisti, nell’ultimo consiglio federale, hanno chiesto e ottenuto due dead line (rispettivamente fine dicembre e fine gennaio) per la celebrazione di quelli provinciali e di quelli regionali. Non succederà comunque niente?
«Non si possono autoconvocare i congressi. Conoscendo i meccanismi di democrazia interna oggi in Lega mi vien da sorridere».

Torniamo al periodo ipotetico dell’impossibile. Come vedrebbe Luca Zaia alla guida della Lega?
«Se gli venisse chiesto unitariamente da tutti di fare il segretario forse lui accetterebbe di farlo, anche se è sempre stato distante dai ruoli interni al partito. Ma siccome è difficile che oggi venga fuori una proposta unitaria di segreteria, con gli sconquassi che ci sono in Lega, Zaia in un guazzabuglio del genere non ci si metterebbe».

Altri dicono che il nome giusto per quel posto potrebbe essere quello del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Cosa ne pensa?
«Magari potrebbe anche pensarci, ma il tema è che non si porrà il tema di fare i congressi. Quindi…»

Sarebbe pronto in un futuro, seguendo il ragionamento di Maroni della fusione dei due partiti, a collaborare con Zaia alla guida di una Lega più “europeista”?
«Io sono un pragmatico e sono un amministratore. Luca Zaia è un pragmatico e un amministratore. Fra persone serie ci si parla e ci si capisce sempre. Da quando mi hanno defenestrato dalla Lega ci siamo incrociati qualche volta ma non si è mai parlato di politica. Adesso che si avvicinano le Regionali un ragionamento fra Lega e Forza Italia sul Veneto andrà comunque fatto».

Crede che il “vostro” Veneto sarà ben rappresentato nel nuovo governo?
«Questa domanda per quanto mi riguarda va posta al presidente Silvio Berlusconi. Io ho avuto l’onore di essere candidato in una posizione eleggibile, sappiamo com’è questa legge elettorale. Ho svolto il mio compito, penso anche bene. Adesso però è il presidente Berlusconi che deve decidere».

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