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Renzi a Milano “Il nostro appoggio a Moratti? Decideremo dopo la formazione del governo”

«L'unica persona che la leader di Fratelli d’Italia deve ringraziare è Enrico Letta, che ha sbagliato tutto»

simona buscaglia
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MILANO. Questa mattina il leader di Italia Viva Matteo Renzi è tornaTO al Superstudio di via Tortona dove il 2 settembre aveva aperto la campagna elettorale del Terzo Polo a Milano insieme al leader di Azione Carlo Calenda. «Me lo sentivo che Milano e la Lombardia avrebbero fatto la differenza» dice dal palco l’ex premier, che infatti sottolinea come le speranze espresse prima del voto sul raggiungere la doppia cifra si siano poi trasformate in realtà. «Qui abbiamo fatto poco più del 10%: avete superato anche la Toscana, quindi grazie» dice rivolgendosi alla platea e aggiunge con sicurezza «alle prossime elezioni europee saremo il primo partito del Paese».

Ma qui in Lombardia nelle ultime ore si sta giocando uno scontro importante, ormai arrivato quasi alla resa dei conti, tra il Presidente della Regione Attilio Fontana e la sua vice Letizia Moratti: entrambi aspirano infatti a rappresentare il Centrodestra alla corsa delle prossime regionali del 2023 e dopo l’incontro di ieri tra i due a Palazzo Lombardia, si aprono diversi scenari che potrebbero coinvolgere anche il Terzo Polo. Ai giornalisti che gli chiedono di un possibile appoggio alla candidatura di Moratti, Renzi replica cauto: «È una discussione imbarazzante tutta interna al centrodestra, non si è mai visto un presidente di Regione litigare con il suo vice la settimana dopo che hanno vinto le elezioni politiche. Insieme a Calenda e agli iscritti lombardi di Azione e Italia Viva decideremo cosa fare. Per ora mi sembra una manfrina interna al centrodestra» ma aggiunge «credo che troveranno un accordo». Secondo Renzi per iniziare a parlare seriamente della partita delle Regionali bisognerà attendere la formazione del nuovo governo e quindi ogni giudizio su Moratti sarà preso dopo quel momento. Sottolinea però in un elenco l’autorevolezza della figura in campo: «è stata presidente della Rai, ha fatto il ministro, e ha sicuramente migliorato la situazione sanitaria in Lombardia, messa male nei mesi della pandemia». Nessun campo largo comunque nella corsa per guidare il Pirellone: «Non staremo né con il M5s né con il Pd, né con la destra, com'è ovvio che sia».

Il bilancio sul voto alle urne del 25 settembre è un'occasione per parlare anche del Partito democratico: «Qui c'è un unico grande responsabile della vittoria della Meloni – spiega Renzi a margine dell'incontro - L'unica persona che la leader di Fratelli d’Italia deve ringraziare è Enrico Letta, che ha sbagliato tutto». Infine, l’affondo: «Il Pd per come l'abbiamo conosciuto è finito, questione di mesi e il congresso lo chiarirà definitivamente. Il Partito democratico è il passato di questo Paese, 'Reniew Europe' è il futuro». Non mancano poi parole anche per la Lega, che «ha preso una tranvata storica: hanno preso quanto noi che siamo partiti un mese e mezzo prima delle elezioni. Se avessimo avuto tre settimane in più avremmo superato Lega e Berlusconi, che però è un Highlander».

La parola «futuro» è quella più usata da Renzi in tutto il suo intervento dal palco, sia per quanto riguarda il lavoro in Parlamento dove «possiamo fare un’opposizione seria sui contenuti», sia per le dinamiche interne al Terzo Polo: «dovremo coinvolgere gente che vota a destra e a sinistra ma che ora non sa chi votare». Futuro anche perché «siamo il soggetto politico più votato nelle Università - spiega Renzi - questo è bellissimo ma anche un’immane responsabilità». Un occhio di riguardo, viste le forti ambizioni per le prossime europee, il leader di Italia Viva lo riserva alla «complicata» situazione internazionale: «Non siamo mai stati così vicini a un'escalation atomica come questa volta, dalla crisi dei missili a Cuba nel 1962. Sono preoccupatissimo». In merito al conflitto in Ucraina, per Renzi sono «giuste le sanzioni ma bisogna mandare anche un inviato di pace perché la pace non si fa sui social ma con la diplomazia: l'Europa deve aprire un canale diplomatico».

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