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Un’altra beffa per il buiese De Marchi

Il friulano (che già sabato aveva sfiorato l’impresa), sorpreso dal basco Izaguirre, deve accontentarsi del secondo posto

2 minuti di lettura

FALZES. Oggi ci sono i Monti Pallidi, oggi il Giau dà l’ultima strangolata (la quarta del tappone dolomitico che ci attende) e disegna la classifica? Riusciranno Basso e Scarponi (nonchè Kreuziger) a scalzare dal primo posto Purito el Drito? Riuscirà la doppia tenaglia di Lampre e Astana (mettono in gioco anche Cunego e Tiralongo) a pizzicare lo spagnolo che, scattino dopo scattino, ha accumulato quasi un minuto e mezzo di vantaggio? Intanto diciamo che ieri non è cambiato nulla. La tappa è andata come volevano i boss e non come avrebbero voluto gli appassionati di ciclismo, stanchi di meline e polentine.

Una tappa bellissima solo per i panorami, risalendo per il Trentino e l'Alto Adige, fino alla spianata di Falzes. E' andato via un salvifico gruppetto, che ha permesso ai capitani di non rompersi le scatole a controllare la corsa e restare ben concentrati sulle prossime difficilissime tappe. E’ la musica di tutti i giorni: a questo punto dovrebbero smetterla. Di quel gruppetto ha vinto l’omino più anonimo, un basco (tanto per rendere onore alle minoranze linguistiche in una terra che di lingue ne ha tre) scuro e tignoso.

Izaguirre, si chiama il vincitore, e il primo che si azzarda, per assonanza, a snocciolare la storia del film del '72 (Aguirre furore di Dio) cercando arditi paragoni, si ricordi che il basco è quaranta chili bagnato e da confessare e mette tutto fuorchè paura. Casomai il furore è il nostro, che da questa tappa-rapa dobbiamo cavare il sangue che non c’è. Al termine di una fuga benedetta da tutti (dietro giocavano a carte o giù di lì) e nella quale aveva fatto il portoghese più che il basco, Izaguirre trova lo spunto giusto sullo zampellotto giusto, prendendo in contropiede il generosissimo “rosso” di Buja, Alessandro De Marchi, che la tappa (almeno questa, dopo avere sfiorato l’impresa nella tappa alpina di sabato nel giorno del suo compleanno) se la meriterebbe con lode. Ma il “rosso” ha già fatto uno sforzo, un accenno di sparata intempestivo, e quando il basco gli vola via, le gambe sono in acido lattico. Nade de nada. La tappa è non raccontabile, come abbiamo già detto.

Vive di una prima fuga più credibile (per la qulità dei componenti) e proprio per questo lasciata al guinzaglio e ripresa. Poi se ne vanno Niemec, De Marchi, Frank, Izaguirre, Mazzanti, Bak, Herrada, Maes, Clement, Brandie e il solito Boaro. E questi stanno bene anche ai boss. Arrivano ad avere 12’ di vantaggio, mentre dietro si gioca a rubamazzetto. Poi il gruppo si sveglia, ma solo per contenere il vantaggio. Davanti si sgranano come una collana rotta e De Marchi viene beffato e scarica la propria delusione, colpendo con un pugno il manubrio della propria bici, pochi metri prima di tagliare il traguardo.

Oggi si va da Falzes a Cortina d’Ampezzo, in tutto sono 186 chilometri con 4800 metri di dislivello, la Cavalcata dei Monti Pallidi, come la chiamò Bruno Raschi, poeta del Giro degli anni d’oro.

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