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Easy Ryder, finale rosa a Milano

Giro d'Italia, Hesjedal strappa lo scettro a Rodriguez per 16’’, De Gendt scalza Scarponi, italiani fuori dal podio

1 minuto di lettura
(ap)

MILANO. La foglia d’acero si staglia sul pennone più alto in una Piazza Duomo tutta rosa. Risuonano le note di un inno nazionale mai sentito in 95 edizioni di corsa a tappe italiana.

La prima volta di un canadese al Giro, assolutamente a sorpresa, si celebra al fotofinish - virtuale - della cronometro: a un terzo del percorso di 28 chilometri dell’ultima tappa, il trentunenne Ryder Hesjedal sorpassa lo spagnolo trentatreenne Joaquim “Purito” Rodriguez. Alla fine saranno 16 i secondi in classifica generale che separano i due.

Il secondo porta al traguardo la sua ultima maglia rosa (un body) e la consegna al primo.

Meglio il canadese “nuovo” che lo spagnolo di terza mano, uno scattista da salita che in altre corse a tappe è appena un passabile comprimario? Meglio sarebbe stato un italiano. In attesa degli eredi di una generazione al tramonto, ci sarebbe piaciuto almeno sul podio. Non accadeva dal Giro di Rominger che sui tre gradini della corsa rosa non salisse nemmeno un italiano. E quelli erano tempi tristi e sospetti.

La tappa a cronometro la vince un altro, l’ingegner Pinotti, che un anno fa aveva dovuto rinunciare a uguale gioia a causa del brutto incidente che l’aveva fermato. Lo dice, all’arrivo, e la sua gioia è bella anche per la gente. Quella che tre settimane fa s’era data appuntamento in Piazza Duomo per festeggiare una maglia rosa italiana.

E’ andata male (un po’ di sciovinismo, via) perchè Ivan Basso, due giri vinti, 34 anni (appena tre più del canadese altro che vecchiaia), ha corso da maglia rosa per tutto il Giro senza mai indossarla, strangolando la squadra, chiamata a proteggerlo e a stancare gli avversari. E’ caduto nella buca scavata da lui stesso, e il fatto di aver sempre detto di stare benissimo non gli concede nemmeno una scusa. Non gli resta – e lo fa – che ammettere che gli altri sono andati più forte di lui.

Un altro che il Giro, ma soprattutto il podio, lo perde, ma almeno tre scatti li ha fatti, è Michele Scarponi, che era partito con la maglia rosa... d’ufficio perchè a Contador, dominatore lo scorso anno, era stata tolta dalla giustizia sportiva. Ieri il belga Thomas De Gendt, l’eroe dello Stelvio, ma soprattutto cronoman di alto livello, ha corso abbastanza forte da superarlo (vabbè, era una crono, ma facciamo finta) anche in classifica, strappandogli la terza moneta.

Ultima annotazione: ci voleva un governo tecnico per vedere un ministro all’arrivo del Giro? In Francia a premiare il vincitore del Tour è il premier. E per la Francia la corsa gialla è monumento nazionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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