Meccanici giù dalle ammiraglie e in sella alle moto per il Kaiser

OVARO. La tensione si taglia con il coltello. Le motociclette rombano. A bordo salgono i meccanici delle squadre impegnate nel Giro. Perché la salita allo Zoncolan è troppo stretta per le ammiraglie....

OVARO. La tensione si taglia con il coltello. Le motociclette rombano. A bordo salgono i meccanici delle squadre impegnate nel Giro. Perché la salita allo Zoncolan è troppo stretta per le ammiraglie. E così a Chialina, la piccola frazione di Ovaro, i ciclisti devono affidarsi ai volontari su due ruote di Motostaffetta friulana, Ciclismo sicuro (Bassano), Motostaffette Manfé team teleciclismo (Sacile) e Motostaffetta Cappellotto (Vicenza)

«Siamo qui con 17 mezzi – spiega Daniele De Corte, presidente della Motostaffetta friulana –. Quella che ci aspetta è una salita difficile con il 22% di pendenza e una velocità media di 10 chilometri l’ora. L’andatura è lenta, con due persone sulla moto più una biciletta di scorta e il pubblico che incita... beh, a volte è complicata».

È Daniele Del Torre della Motostaffetta friulana, detto “il president”, ad accaparrarsi il direttore sportivo più ambito: Josè Luis Arrieta, braccio destro del colombiano Quintana: «Ho giocato d’anticipo – rivela Del Torre prima di partire –: ho già provato due volte la salita perché non c’è margine d’errore».

Il cambio ammiraglia-motocicletta avviene in un attimo. «È una gara nella gara», spiega Fernando Cappellotto dell’omonima motostaffetta di Vicenza. «Una delle difficoltà maggiori è la foga degli appassionati che spesso urtano i mezzi. In quei casi perdere l’equilibrio è un attimo – racconta Gianni Canale, responsabile dei volontari –. C’è poi il meccanico con la biciletta in spalla che aumenta l’ingombro laterale. Insomma, il rischio caduta è sempre dietro l’angolo, ma l’esperienza e la fortuna aiutano».

Otto motostaffette per Ciclismo sicuro, realtà nata da un anno e mezzo, dopo la tragedia del giovane Thomas Casarotto. «Nel settembre 2010 aveva 19 anni, era la penultima tappa del Giro del Friuli – ricorda il responsabile di Ciclismo sicuro, Enzo Casarotto –. Dopo una curva a sinistra trovò in mezzo alla strada un’auto. Dopo quella tragedia promuoviamo la conoscenza dell’articolo 9 del Codice della strada».(m.z.)

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