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Porzûs-Valle: le salite dei friulani pronte a stupire

Le asperità saranno il cardine degli ultimi 40 km mozzafiato. E occhio alle discese: c’è terreno per attaccare anche lì

2 minuti di lettura

PALMANOVA. Andate da marzo a novembre in bicicletta sulle salite di Canebola, Porzûs, Valle e troverete decine e decine di ciclisti, specie nel fine settimane.

Un laborioso meccanico di Faedis da un paio d’estati la domenica piazza pure un gazebo improvvisando un’officina al bivio per Canevola e Canal di Grivò: c’è giro, si fanno affari. Proprio lì dove il gruppo, o più probabilmente i fuggitivi, il prossimo 20 maggio si tufferanno a 80 km all’ora prima di inchiodare a 19 km dall’arrivo e lanciarsi sulla salita di Canal di Grivò. Perché in quell’angolo di Friuli ormai la bicicletta è di casa. Quelle sono le salite degli udinesi. In pochi chilometri ce ne sono a raffica e per tutte le gambe. Non sei allenato? Sali a Subit, oppure a Canebola (fino al paese).

Le gambe cominciano a girare? Da Canebola vai allunghi alla Bocchetta, oppure sali a Porzûs su quella che sarà una salita del Giro. O fai Valle, sia da Canal di Grivò sia da Campeglio (il piccolo Mortirolo). Finita? Macchè. Cambi valle e puoi fare Masarolis e il giro del Joanaz. Chi non conosce quelle salite tra i cicloamatori friulani? Nessuno. Quei chilometri di sudore e soddisfazioni si trasformeranno in uno stadio il prossimo 20 maggio. Uno stadio pronto ad esultare per il passaggio della carovana, per un attacco.

Una cosa è certa: i migliaia di appassionati della bici (sempre di più) ringraziano Enzo Cainero, il direttore della corsa rosa Mauro Vergni, la Regione, la Provincia, i 17 sindaci dei Comuni interessati al passaggio della frazione per aver esaudito un loro sogno: vedere i campioni pedalare sulle loro strade. Una meraviglia.

Anche perché quelle strade non saranno certo agevoli per i corridori. Altro che tappa di passaggio prima delle dolomiti, tradizionale crocevia della corsa rosa da cent’anni a questa parte. Sui colli orientali ci sono le pendene per vedere una corsa dura.

Se il gruppo “menerà” sin dall’inzio, la fase di corsa che attraverserà le Valli del Natisone non sarà decisiva ma determinante per l’esito della frazione. Se qualcuno vorrà fare la corsa dura troverà due alleati: la salita del Matajur da Ieronizza e quella di Drenchia. Tutte asperità nel bosco, strada stretta (i lavori di ammodernamento della sede stradale da parte dei Comuni, della Provincia e della Protezione civile regionale sono già inizati sotto traccia in queste settimane), terreno per imboscate.

La corsa prevedibilmente esploderà però sulla salita di Porzus. È subito dura quell’ascesa, manto stradale perfetto vista la recente opera della Provincia, tratto micidiale (doppio tornante spezzagambe) a 1,5 km dal paese, solo antipasto di una serie di tre muri con pendenze vicino al 20%, il primo all’altezza delle antenne di radio e tv che si vedono dalla pianura.

Lì potrà anche decidersi la corsa. Se qualcuno vorrà attaccare ed è un buon discesista, potrà sfruttare il falsopiano in quota (in questo caso i lavori di riasfaltatuira dovranno essere ingenti), lanciarsi in discesa verso Canal di Grivò e attaccare la salita verso Valle, asperità insidiosa (asfalto da rifare) specie all’inizio e nell’ultimo chilometro, meno quando la strada affianca la cava di Piasentina. E la picchiata verso Campeglio? Tecnica, ideale per “numeri”. Perché da Campeglio al rettilineo finale tra Banca di Cividale e Palasport di Cividale i chilometri sono solo 6.

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