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De Biasi: «È l’Udinese il mio grande rimpianto»

«Sono un decisionista, ma quella volta non seppi fare di testa mia»

3 minuti di lettura

UDINE. «L’Udinese è l’unico vero grande rimpianto della mia carriera». Gianni De Biasi lo dice così, tutto d’un fiato.

L’ex tecnico bianconero, che nel 2015 ha compiuto una delle più grandi imprese sportive dell’anno guidando l’Albania alla qualificazione per gli Europei, si racconta all’inizio di un 2016 che gli permetterà di vivere un’avventura impensabile.

«Siamo finiti nel sorteggio con Francia, Svizzera e Romania – sottolinea il tecnico originario di Conegliano –. Sarà durissima, ma venderemo cara la pelle».

De Biasi, il 2015 per lei è stato un anno super.

«Non ci sono dubbi. Abbiamo ottenuto un risultato importantissimo e impronosticabile. É una di quelle imprese sportive che ti fanno sentire bene. L’Albania era all’80º posto nel ranking, adesso è 24ª».

Quando ha cominciato a credere nella qualificazione?

«Dopo le prime due partite, quella vinta 1-0 in Portogallo e il pari in casa con la Danimarca. La squadra riusciva a essere sempre equilibrata e andava perdendo incertezze e amnesie».

Ci sono dei giovani talenti da consigliare a qualche squadra italiana?

«Oltre a Manai, classe ’97, che è all’Inter e che ha già debuttato con me segnando, dico Milot Rashica, classe ’96 in forza aVitesse, e Liridon Latifi, 22 anni che gioca in Albania nel Skerdenbeu. Entrambi sono mezzepunte».

In Albania i talenti ci sono, l’ambizione anche. E le strutture?

«No, quelle mancano. La nazionale si allena sempre sul campo di un hotel a Durazzo. Ad aprile verrà posata la prima pietra del nuovo stadio a Tirana che sarà un gioiellino, ma sono delle eccezioni».

Ranieri ha dichiarato che quello di ct non era un mestiere per lui: vedeva i giocatori una volta ogni due mesi e se andava bene riusciva a fare sei allenamenti per preparare una partita...

«Lo capisco. Se non riesci subito a puntare su un gruppo e a compattarlo diventa difficile lavorare. Meglio rinunciare a un giocatore con qualità superiori e puntare su un altro meno dotato ma disposto a sposare la causa».

Prima di lei altri allenatori italiani, da Trapattoni a Capello, sono stati chiamati a fare il ct all’estero. Il motivo?

«Perchè i tecnici italiani sono i migliori. Abbiamo una visione diversa del calcio, prestiamo un’attenzione ai particolari che gli altri non hanno».

Qual è l’obiettivo dell’Albania all’Europeo?

«Vincerlo ... Scherzi a parte vogliamo fare bella figura. Venderemo cara la pelle con tutti. La Francia l’abbiamo già battuta, la Romania è una squadra in crescita, la Svizzera è tosta».

L’arma in più dell’Albania?

«Il senso di appartenenza. Sono veramente attaccati alla bandiera e in campo i giocatori danno il 101%».

De Biasi, sta guardando il campionato italiano? Come lo valuta?

«Molto più interessante rispetto agli ultimi. La partenza ad handicap della Juve, che ci ha messo un po’ di tempo a metabolizzare i tanti cambiamenti, ha permesso alle altre di approfittarne. La squadra di Allegri, però, è tornata ancor prima del previsto».

Quindi la favorita per lo scudetto oggi chi è?

«La Juve. Io onestamente faccio il tifo per una sorpresa, Fiorentina e Napoli, per esempio. Più il Napoli, a dire il vero che ha trovato un equilibrio di squadra senza rinunciare alla qualità pazzesca che ha davanti. E poi sono contento che Sarri, etichettato come un signor nessuno, si sia fatto apprezzare in una piazza come Napoli».

Veniamo all’Udinese. Come valuta il lavoro di Colantuono?

«La partenza non è stata esaltante, però le squadre allenate da Stefano escono sempre alla distanza. Sono convinto che l’Udinese possa disputare una seconda parte di stagione interessante. L’obiettivo realista è quello di mettersi nella colonna sinistra della classifica che, è bene ricordarlo, per una realtà come quella friulana, è sempre un gran bel traguardo».

De Biasi, a distanza di tempo come definirebbe la sua breve parentesi a Udine?

«L’Udinese è il più grande rimpianto della mia carriera, una grande delusione. Non ho avuto il tempo per incidere, ma va detto che la situazione che mi trovai ad affrontare era molto difficile. Sono sempre stato un decisionista, se era il caso non mi sono mai tirato indietro nell’eliminare le mele marce, ma in quella occasione non ho avuto la forza. E in spogliatoio ce n’erano parecchi che non remavano nella stessa direzione, perchè avevano la testa da un’altra parte a causa del mercato».

Eppure quella squadra l’anno dopo, con il solo innesto di Benatia nell’undici titolare, arrivò al quarto posto.

«Premesso che Benatia è tanta roba, noi in difesa avevamo parecchi problemi: l’infortunio di Domizzi, Zapata distratto, Coda che non mi convinceva. Diciamo che sono arrivato nel momento sbagliato. Fui il primo a far giocare Cuadrado esterno alto in un 4-4-2 in una gara di Coppa Italia, ma in società c’era chi storceva il naso perchè voleva che il colombiano facesse il terzino».

De Biasi, chiudiamo con il sorriso. Ma lei è così scaramantico come l’hanno dipinta in una recente trasmissione di Sky?

«Ma no... Lo ero a inizio carriera, facevo delle cose strane, poi ho cominciato a pensare che così facendo insultavo quel po’ di intelligenza che avevo. É uscita la storiella che se vinco una partita in quella successiva non vado a salutare l’altro allenatore. La verità è che prima della partita tutti sono degli avversari da battere e mi sembra un gesto un po’ “falso”. Al tuo avversario la mano la stringi solo alla fine della contesa».

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