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Ecco il Giro d’Italia 2017, decisiva la tappa di Piancavallo - La planimetria

Milano, l’edizione di quest’anno si presenta ricca di tappe impegnative. E prima della cronometro finale ci sarà la Pordenone-Asiago

2 minuti di lettura
(ansa)

MILANO. Entri al Palazzo del Ghiaccio di Milano e c’è un corridoio. Lì gli organizzatori del Giro d’Italia hanno appeso tutte e cento le maglia rosa.

Ganna, Binda, Bartali, Coppi; e ancora Anquetil, Gimondi, Merckx, Moser, Saronni. E ancora Bugno, Pantani, Contador, Nibali.

La storia del ciclismo è lì, in un corridoio. Perché il Giro è la storia del ciclismo e l’edizione numero cento presentata ieri ha tutte le caratteristiche per entrarci nella storia di questo sport.

Perché il percorso, diciamolo subito, è accattivante, insidioso, carico di tranelli.

E con il Friuli, per citare una celebre fra d’un ex allenatore della Roma (Rudi Garcia) al centro del villaggio.

La frazione di Piancavallo sarà decisiva per la corsa rosa 2017, a 48 ore dalla chiusura di Milano, la salita che fu di Pantani sarà ricordata a lungo.

Sarà un Giro magico, con quelle tappe dedicate a Bartali, Coppi e Pantani.

E con una caratteristica ben precisa: chi non si farà trovare pronto sin dalle prime tappe rischierà di non vedere la sua maglia rosa accanto a quella dei 99 vincitori passati.

Il duello è già servito agli sportivi italiani da mesi, quello tra Fabio Aru e Vincenzo Nibali, gli ormai ex compagni di squadra per cui è arrivato il momento in carriera della sfida “face to face”.

E poi? Chi correrà dei big del ciclismo mondiale il prossimo Giro? Gira e rigira siamo sempre lì: la corsa più dura del mondo, e anche l’edizione cento lo conferma, nel paese più bello del mondo non sarà mai all’altezza del Tour de France, come vorrebbe il nuovo padrone del vapore di Rcs, Urbano Cairo (e lo ha ribadito davanti a Giorgia Palmas, scintillante madrina del Giro), finchè una mezza dozzina dei big del pedale non si sfideranno per la rosa.

Vista la presenza dei signori del pedale in platea, tuttavia, temiamo che anche per l’anno prossimo gli sforzi del sarto direttore del Giro, Mauro Vegni, di disegnare una corsa scoppiettante per attirare campioni, saranno vani.

C’erano sì i “nostri”, ma gli altri? Froome, Quintana, Contador, Chaves oppure Sagan, il vulcanico bi-campione del mondo che con la sua verve tiene in pratica in piedi mezzo carrozzone della bici nel mondo?

Difficilmente correranno anche se a sua maestà Froome la corsa 2017 disegnata da Vegni, con due crono, è piaciuta un sacco. Chissà.

Altolà però a chi pensa a una corsa in tono minore. Tutt’altro. Non si calamitavano sulle strade milioni di italiani negli anni Quaranta e Cinquanta milioni di italiani per assistere ai duelli tra Coppi e Bartali, Gimondi e Motta, Moser e Saronni, Bugno e Chiappucci? Adesso tocca al sardo e al siciliano.

Tre tappe in Sardegna e poi, dopo il giorno di riposo, la scalata all’Etna. Della serie: chi non è in condizione tra i big salta per aria.

Poi, quattro tappe dopo, altra frazione dura, quella del Blockhaus in Abruzzo. La Maiella potrebbe dare un altro scossone alla graduatoria e la crono di 39 km tra Foligno e Montefalco farà il resto.

Insomma, dopo dieci giorni se ne saranno già viste delle belle. Poi il gran finale con i tranelli da Casa Bartali (Ponte a Ema) alla Romagna e da Casa Coppi (Castellania) a Oropa, casa Pantani o giù di lì.

La tappa di Bergamo (un piccolo Giro di Lombardia) sarà l’anteprima a una delle frazioni più attese: Mortirolo (versante “facile”) e due volte Stelvio, anche se mai dal versante più spettacolare da Prato.

Quindi tappone dolomitico con Pordoi, Valparola, Gardena e Pinei e appunto il centro del villaggio, Piancavallo, sempre nel segno di Pantani, che lassù vinse nel 1998. Finita? Macchè: prima della crono finale di 28 km dall’autodromo di Monza in Piazza Duomo, a Milano, ci sarà la Pordenone-Asiago col Monte Grappa.

Lassù, cent’anni fa, i nostri soldati posero le basi per Vittorio Veneto. Chi scenderà in rosa dall’altopiano? Nibali o Aru. E se fosse “frullatore” Froome? Beh. Incrociamo le dita.

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