Andrea Polo sa soffrire: figurone nella Transcontinental

SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Potremmo, in maniera un po’ semplicistica, definire la Transcontinental Race come una interminabile gara a cronometro, ma è molto, moltissimo di più. Rappresenta, come tutte...

SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Potremmo, in maniera un po’ semplicistica, definire la Transcontinental Race come una interminabile gara a cronometro, ma è molto, moltissimo di più. Rappresenta, come tutte le corse che si sviluppano su distanze enormi, un’impresa al limite delle possibilità fisiche e psicologiche di tutti coloro che si cimentano, sui 2.760 chilometri che sono serviti per coprire, in una decina di giorni, la distanza che separa la partenza da Geraardsbergen, nelle Fiandre Orientali, in Belgio, e l’arrivo ai Monasteri di Meteora, in Grecia, passando per Germania, Austria, l’Italia, compreso un checkpoint sul Monte Grappa e i passaggi in Friuli risalendo da Pordenone a San Daniele a Gemona fino al valico di Coccau per poi transitare in Ungheria, Slovacchia, Romania, Serbia, Macedonia e scendere verso il Mediterraneo. Tra questi, nell’edizione 2017, va annoverato anche Andrea Polo, originario di San Vito al Tagliamento, classificatosi tra i primi al traguardo ellenico. L’ultracycler, che in Regione ha conterranei di altissimo livello nella specialità, in primis il remanzacchese Franco Micolini, protagonista di due edizioni della Race Across America, nel 2015 e nel 2016, ha terminato la Transcontinental Race 2017 in quindici giorni: partito il 28 luglio, Andrea Polo è arrivato a Meteora, sito patrimonio dell'Unesco, il 13 agosto, lontano dal vincitore, l’inglese Hayden, capace di finire la gara in 8 giorni e 23 ore, ma certamente soddisfatto per l'impresa. (f.t.)

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