«Sono due le priorità: confermare il tecnico e prendere una punta da 15 gol a stagione»

Il sindaco Fontanini e due ex dirigenti bianconeri Gerolin e Nordi  analizzano la stagione agli sgoccioli e guardano già alla prossima 

UDINE. E’ finita in gloria, ma non è stata una passeggiata di salute. L’Udinese ha vissuto una stagione sulle montagne russe: a fine andata sembrava essersi messa al sicuro, a marzo si è ritrovata ad avere appena tre punti sulla terzultima. E prima della gara con la Juve – stiamo parlando di cinque giorni fa – il Genoa aveva operato l’aggancio e il Lecce si era riportato a meno 4. Per valutare il campionato della squadra di Gotti e per cercare di fare un salto di qualità nella prossima ci siamo rivolti a due esperti del settore, l’ex ds Manuel Gerolin e l’ex responsabile amministrativo Ferdinando Nordi e il sindaco Pietro Fontanini.

Partiamo dal primo cittadino: «È stata un’annata un po’ sofferta ma chiusa alla grande soprattutto grazie alla vittoria sulla Juventus che è stata un vero capolavoro. Due gol stupendi e una prestazione nella quale la squadra ha dimostrato di potersela giocare con tutti. In serie A nessuno ti regala niente».

Da tifoso bianconero Fontanini in previsione della prossima stagione non vuole dare consigli: «D’istinto mi verrebbe da dire che per migliorare non bisognerebbe vendere i calciatori più forti, ma Pozzo ha dimostrato in tutti questi anni di saper abbinare i risultati sportivi a una gestione economica sana. Certo, nella squadra del prossimo anno ci dovessero essere i vari De Paul, Musso e Fofana potremmo toglierci delle soddisfazioni». Il punto di partenza, però, è un altro: la conferma di Gotti: «Mi sembra una persona molto umile e con lui i giocatori sono cresciuti molto».

Dalla conferma del mister parte anche l’analisi di Nordi: «Fossi in Pozzo gli rinnoverei immediatamente il contratto e gli aumenterei lo stipendio. In più gli darei massima libertà nelle scelte tecniche tenendo lontani consiglieri che alla lunga sono controproducenti». Gotti piace perché «ha saputo alzare il livello dei singoli, a cominciare da due anarchici come De Paul e Fofana che adesso sanno stare in campo e riescono a sfruttare le loro qualità. Dopo Zac, Spalletti e Guidolin abbiamo di nuovo un allenatore che insegna calcio».

Confermare tutti sarà praticamente impossibile: «A questa proprietà va riconosciuto il merito di aver tenuto l’Udinese in serie A per 26 anni di fila. Un giocatore per reparto titolare va preso. Sarà importante indovinare l’attaccante da affiancare a Lasagna».

«Il problema dell’Udinese – interviene Gerolin – è quello di non aver costruito in casa il nuovo Di Natale. Totò, ma anche i vari Iaquinta, Di Michele e Bierhoff quando arrivarono non erano quello che sono diventati. Per fare il salto di qualità serve una punta da 15 gol sicuri».

In caso contrario bisognerà continuare a lottare esclusivamente per la salvezza, che, sia chiaro, non è scontata. «Quest’anno l’Udinese non ha sofferto poi così tanto – continua Gerolin – è sempre rimasta a distanza di sicurezza dalla zona retrocessione. Ci sono cinque-sei squadre inferiori ai bianconeri». Inevitabile chiedergli se quella rete al 92’ di Fofana alla Juve gli ha riportato alla mente il suo gol salvezza al Napoli nel 1981: «Sì, il paragone regge – sorride Manuel –, Fofana ha espresso tutte le sue qualità in quella azione. Ha sbagliato tanti gol, ma il più importante lo ha segnato. Ma uno come lui deve fare tanti errori in meno se vuole giocare in una grande squadra».


 

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