Diaw e Ciurria non bastano Pordenone beffato al 90’

Gli attaccanti neroverdi rimontano il gol iniziale della Reggina poi arriva il 2-2 con un tiro di Folorunsho deviato da Bassoli

lignano

Due perle brillantissime, incastonate nel collier di una partita quasi eroica, praticamente persa nel primo tempo ma stravinta nel secondo, non sono bastate. La prima, sospirata vittoria del Pordenone sfuma al 90’ e il pareggio, il quarto in cinque partite, è una beffa in piena regola. Un tiraccio deviato, l’unico della Reggina nella ripresa, consente ai calabresi di conservare l’imbattibilità e strozza ai neroverdi l’urlo in gola. Sì, perché l’ennesima azione dirompente di Diaw e la bomba da antologia del “fante” Ciurria meritavano decisamente miglior sorte.


Un avvio di stagione che pare maledetto per i neroverdi, fin qui (quasi) sempre protagonisti di prestazioni convincenti, quantomeno sul piano dell’intensità, eppure ancora a secco di successi. Il futuro, comunque, è dalla loro, non foss’altro perché sinora hanno affrontato cinque signore squadre e prima o poi il calendario si ammorbidirà per la squadra di Tesser, che ancora una volta stupisce con tante novità nell’undici di base, da bassoli in difesa per Camporese, dalle mezzali Magnino e Scavone, debuttante, al trequartista Zammarini a supporto dell’immancabile Diaw e di Ciurria, che torna a fare la punta. Fa paura la Reggina, che nonostante l’annunciato forfait di Menez, schiera un duo offensivo di prim’ordine con German Denis e Kayale Lafferty, supportati da Bellomo. In mezzo al campo il cervello e la tecnica del cividalese Crisetig.

Il Pordenone parte aggressivo, ma i calabresi crescono presto con la loro qualità e al 13’ passano grazie a un bel cross dalla trequarti destra di Bellomo per l’inserimento sul secondo palo di Liotti, che, un po’ dimenticato da Vogliacco, tutto solo mette dentro al volo da due passi. A centrocampo la Reggina dimostra maggiore personalità ed esperienza: quanto manca la forza di Gavazzi in una mediana che non ha praticamente mai giocato assieme. La volontà dei ramarri comunque è ferrea e Diaw, che fatica a entrare in partita, non sta fermo un attimo per provare a dettare il passaggio giusto. La gara sembra saldamente nelle mani dei calabresi, che un attimo prima dell’intervallo sfiorano il colpo del ko con Denis, il quale di sponda manda praticamente in porta Bianchi, bravo ad anticipare Scavone e a mettere fuori causa Perisan, ma il suo tocco finisce a un niente dal palo più lontano.

Tesser si ripresenta nel secondo tempo con un centrocampista in meno, Scavone – esordio da dimenticare – e una punta in più, Butic, con Ciurria che scala sulla trequarti e Zammarini nuova mezzala. Il “fante” dimostra subito di trovarsi più a suo agio alle spalle delle punte. Del suo gran movimento beneficia immediatamente la formazione neroverde, che parte all’assalto e alza il baricentro. Ne beneficia in particolare Diaw, che al 4’ riceve proprio da Ciurria sulla sinistra, entra in area, si accentra palla al piede, salta un paio di difensori e non dà scampo a Guarna. È il quarto, spettacolare centro del bomber friulano, sempre più uomo-squadra, in questo campionato. Una sfuriata in piena regola quella dei ramarri nella ripresa, sospinti da un generoso Zammarini, che ribaltano inaspettatamente l’inerzia del match e il risultato al 25’ proprio con Ciurria, che prende palla sulla trequarti e dal limite scarica un sinistro pauroso all’incrocio dei pali: gol siderale, tutta un’altra partita nel secondo tempo al Teghil, con una Reggina totalmente inerme, nonostante i cambi di mister Toscano.

Così si arriva al finale con l’inevitabile, quanto sterile, tentativo d’assalto al forte da parte della Reggina. Ma il destino ci mette del suo al 90’, il neoentrato Folorunsho ci prova dal limite, il suo rasoterra centrale sembra “telefonato” per Perisan, ma una sfortunata deviazione di Bassoli spiazza inesorabilmente il portiere. Non resta che accettare il pari e magari provare a sfogare la rabbia martedì alle 18, ancora al Teghil, nella prestigiosa sfida di Coppa contro il Monza di Galliani. —



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