Udinese, la rimonta non riesce: nuova sconfitta a Firenze

FIRENZE. Pagata la tassa in fiorini anche quest’anno, come succede ormai dal 2007. Una maledizione per l’Udinese, si dirà, ma spiegare con la cabala quelle due partenze regalate, sonnolente, capaci di permettere alla Fiorentina di raccogliere tutti i tre gol realizzati al Franchi, sarebbe davvero troppo semplicistico.

Gotti continua a lavorare giustamente sul 3-5-2 si è detto in settimana, facendo presente che prima bisogna inserire i nuovi arrivati e riportare in forma chi è reduce da lunghi infortuni prima di varare una rivoluzione tattica che dovrebbe portare i bianconeri sulla strada della difesa “a 4”, ma obiettivamente l’interpretazione dell’Udinese del modulo “classico” sembra fin troppo scolastica, senza nerbo per poter davvero incidere su una partita di serie A, dove gli strappi di ritmo, le ripartenze brucianti fanno parte del bagaglio di una squadra vincente. O che almeno prova a vincere.

Il 3-5-2 dell’Udinese, invece, è sembrato monomarcia come i motorini Ciao che fanno tanti Anni 80, quando il Milan degli olandesi cominciò a fare la storia con il 4-4-2, il modulo che i bianconeri dovrebbero addomesticare per cercare un futuro diverso in chiave tattica.

Contro il Parma si era visto il 4-2-3-1, domenica dopo 55 minuti di gioco e la Viola in vantaggio per 3-1 ecco il 4-1-4-1 con l’inserimento di Pussetto per un esterno (l’olandese Ouwejan, mangiato da Lirola sulla fascia sinistra) e Walace al posto di Arslan.

Proprio il turco-tedesco è un po’ l’emblema dell’Udinese lenta, magari ordinata, ma quasi molle nelle reazioni. Non è il caso di gettare la croce su un singolo giocatore, sarebbe sbagliato, ma è chiaro che il ritmo cadenzato di Arslan in cabina di regia, condiziona spesso le giocate bianconere.

Il numero 22 non ha molto fisico nelle coperture e nel gioco aereo, è diligente, ma tutt’altro che irresistibile per il ritmo che impone al gioco bianconero. Walace, appena recuperato e inserito nella ripresa, sembra più d’impatto, anche se il modulo l’ha aiutato non poco.

Come accennato, infatti, Gotti ha proposto per tentare la rimonta una difesa “a 4” un perno centrale davanti alla difesa e una linea a quattro davvero “potente” alle spalle del centravanti, Okaka. Una linea composta inizialmente da Pussetto, De Paul, Pereyra e Lasagna.

Proprio la collocazione “larga” sulla sinistra dell’attaccante della Nazionale (ieri in tribuna ieri c’era anche il ct azzurro Roberto Mancini) fa capire che è Lasagna l’elemento più in difficoltà, il giocatore che dovrebbe essere più deciso e spietato quando le occasioni capitano sui suoi piedi.

E anche questa volta non sono mancate. Prima un disimpegno errato di Milenkovic (ma il numero 15 si infila a testa bassa tra due difensori), poi un papera di Dragowski a un metro dalla linea di porta, quindi un’accelerazione per bruciare Caceres, ma disinnescata con un miracolo stavolta proprio dall’estremo difensore polacco. Insomma, non è un momento felice per Lasagna, laddove Okaka sta reagendo, non solo per la doppietta di ieri, rimasta tale grazie al secondo miracolo di Dragowski.

Togliendo la lente di ingrandimento dalle individualità resta l’atteggiamento molle che ha permesso alla Fiorentina di raccogliere i tre punti senza troppi sforzi, visto il 53% di possesso palla dei bianconeri, considerati i 12 tiri verso la porta dei viola (7 nello specchio) contro i 4 complessivi dei padroni di casa.

Un atteggiamento che ha agevolato quelli “errorucci” alla fin fine fatali. Quelle indecisioni di Ouwejan e Samir che hanno permesso alla squadra di Iachini di ribaltare il fronte da esterno a esterno per il gol di Castrovilli, quella marcatura al nulla di Molina sul raddoppio ispirato da Castrovilli, quella linea statica incapace di difendere sul tiro del tris firmato da Castrovilli. Il migliore in campo ieri non aveva la maglia bianconera... —

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