Cainero racconta i suoi 18 giorni di malattia: «Qualche linea di febbre, poi il tampone positivo. Ho avuto tanta paura»

No, non fategli nemmeno dire che ha vinto la battaglia. Lui non vuol sentire parlare di vittorie, non vuole sentire la parola eroe. Il “re dello Zoncolan”, dopo aver parato in gioventù sui campi di calcio fino alla serie B, ha parato anche il Covid. Parare è un verbo che crediamo gli piacerà.

Enzo Cainero, il commercialista, il manager sportivo e tanto altro ancora, ha bloccato in presa alta anche il virus. Ora è pronto al rinvio. Entro fine mese, quando sarà presentata la corsa 2021, consegnerà un nuovo regalo ai friulani: altre due tappe al Giro d’Italia.

Cainero, come è iniziato tutto?

«Mi sentivo fiacco, avevo dolori alle ossa, qualche linea di febbre. Da tre settimane non facevo un tampone, l’ho fatto e sono risultato positivo».

Poi?

«Per fortuna i miei genitori da lassù mi hanno messo una mano sulla testa e non hanno fatto contagiare i miei familiari. Sono stato gestito alla grande, a casa, dal mio medico curante, Stefano Bertolissi, che ringrazio, così come faccio con i miei familiari: fondamentali».

Paura?

«Tanta. Stavo discretamente bene, monitoravo accuratamente la febbre, ma il timore era che “il maledetto” potesse oltrepassare il livello di guardia. Ho avuto paura dell’ignoto, ho riavvolto il filo della vita. Sul giornale trovavo le storie delle persone morte che conoscevo, anche più giovani di me. E ho ripensato mille volte a come avessi potuto contagiarmi, dato che ero stato molto attento e avevo rifiutato qualsiasi tipo di invito, a costo di sembrare maleducato».

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Il più grande dispiacere?

«Quello di non poter vedere i miei nipoti. Sono un nonno e immagino in questi brutti mesi la sofferenza di tutti i nonni a stare lontano dai loro piccoli eroi».

Poi il tampone negativo. È stato come...

«Parare un rigore davanti a 80 mila spettatori o vincere la tappa dello Zoncolan. Ho avuto, dopo 18 giorni, un senso pazzesco di liberazione».

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A proposito di Zoncolan. La “sua” montagna friulana ha neve a volontà, ma il turismo è fermo.

«Ci sono interi settori economici fermi, il turismo ad esempio. Pensate alle agenzie di viaggi, a bar e ristoranti che aprono e chiudono, senza prospettive. Si registrano danni incalcolabili e il peggio, temo, deve ancora venire. Speriamo nel vaccino, io non vedo l’ora di farlo e spero tutti la pensino come me, perché solo così potremo superare l’emergenza».

Cosa fare per la montagna?

«La montagna ha bisogno, ora più che mai, di provvedimenti speciali che consentano di dare ossigeno alle attività. Già ora bisogna pensare a un rilancio in primavera ed estate. A provvedimenti specifici, vallata per vallata, ma poi bisogna “vendere” il territorio nella sua interezza e fare in modo che le varie realtà collaborino».

Un tappone sullo Zoncolan, magari aperto al pubblico come ai bei tempi, farebbe comodo in quelle valli a maggio. A che punto siamo?

«Ci siamo. La tappa ci sarà e sarà un bel regalo alla gente della montagna che spero possa tornare sulle strade. Sono fiducioso, nonostante a maggio manchino ormai solo 5 mesi e noi si sia ancora in piena emergenza».

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E la tappa di Gorizia?

«Avete sentito il Presidente Mattarella nel discorso di San Silvestro? La frazione transfrontaliera del Giro in maggio sarà una vetrina unica per la Città Europea della cultura. Sentito Mattarella ho subito chiamato il sindaco Ziberna: “Rudy, solo un democristiano come Mattarella poteva parlare così della tua città” gli ho detto».

In agosto ci saranno le Olimpiadi di Tokyo...

«Non me lo dica. Ero pronto a volare dai miei amici giapponesi e, con mio fratello Eddy, a tifare per mia nipote Chiara. Ne ho fatte sei da spettatore, a partire da Atlanta ’96. È l’evento sportivo più emozionante. Ma stavolta temo ci siano insormontabili problemi di quarantena. Spero comunque che i Giochi possano contare sul pubblico, perché senza spettatori con sarebbero vere Olimpiadi».

Complimenti Cainero, gran parata.

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