De Agostini gioca il derby d'Italia: «Inter-Juve è per cuori forti, per lo scudetto dico Pirlo»

Parla l’ex campione friulano che ha indossato entrambe le maglie

UDINE. Cinque anni di Juventus e uno di Inter. Potrebbe bastare questo dato per capire da che parte starà domenica sera il cuore di Gigi De Agostini. La sfida di San Siro arriva in un momento chiave (ancora di più al ritorno visto che saremo alla penultima giornata) con le due squadre seconda e terza all’inseguimento del Milan che, evidentemente tiferà per un pareggio in quello che viene chiamato il “derby d’Italia”.

Gigi, Inter e Juve sono eterne rivali: dopo Calciopoli è una sfida che va oltre la fede calcistica.


«Vi posso assicurare che era così anche prima, dai tempi di Bettega e Causio, di Altobelli e Beccalossi. Non per niente lo chiamano derby d’Italia».

Lei che ha giocato su entrambi i fronti ci spiega quali sono le differenze tra i due club?

«Io sono stato molto più tempo alla Juve che all’Inter. A Torino decisero di cedere in quella estate me e Schillaci e finimmo proprio in nerazzurro. Io accettai solo perché in panchina c’era Bagnoli. All’Inter gli ex juventini pagano per il loro passato, non c’è niente da fare. E pensare che quell’anno battemmo i bianconeri sia a Milano per 3-1 che a Torino per 2-0. Arrivammo secondi dietro il Milan dopo che la stagione prima l’Inter non era arrivata nemmeno in zona Uefa, eppure si respirava un clima di insoddisfazione».

Più belli i ricordi all’ombra della Mole, quindi.

«Per me sì, anche se la maglia della Juve è pesantissima. Come ripeto sempre a Torino la prima cosa che fai non è la colazione, ma pensare che devi vincere. In cinque stagioni in una squadra che non era quella di oggi conquistammo quattro finali e una semifinale cambiando quattro allenatori in cinque anni. Zoff vinse Coppa Uefa e Coppa Italia: quella era una squadra da migliorare, invece si commise l’errore di cambiare tutto compreso l’allenatore».



Come arrivano le due squadre alla sfida di domenica sera?

«Non stanno benissimo, ma teniamo presente che questo è un campionato anomalo tra Covid e assenza di pubblico. La positività di alcuni giocatori come Cuadrado, Alex Sandro e de Ligt, unita a qualche infortunio come quello di Dybala mette in difficoltà anche una squadra con una rosa ricca come quella della Juve. Quanto all’Inter, per essere una squadra di Conte subisce troppi gol. Mi immagino una gara tattica, con due squadre prudenti, ma anche smaniose di vincere per dare un duro colpo alla rivale. Insomma, una sfida per cuori forti».

Una bandiera dell’Inter come Bergomi insiste nel dire che l’Inter non è la favorita per lo scudetto pur non avendo più l’impegno delle Coppe. Il suo parere?

«Non avere impegni europei sarà un grosso vantaggio da marzo in poi. E siccome la rosa nerazzurra non è inferiore alle altre credo che il vantaggio non sia di poco conto. Però al completo la Juve è ancora superiore».

Il Conte di quest’anno è molto diverso da quello del passato.

«Si sarà adeguato ai diktat della società. Non c’è liquidità da investire sul mercato per rinforzare la squadra, però la rosa resta buona e l’Inter ha la giusta pressione addosso perché è da tanto che non vince».

Pirlo è partito da vertice. Quanto è difficile la sua posizione?

«Gli deve essere dato del tempo per plasmare la squadra. Si è ritrovato in una settimana dalla panchina dell’Under 23 a quella della prima squadra. Gli mancano i punti persi con Crotone e Benevento, considerato che la rosa è ridotta quasi all’osso sta facendo bene. Credo che lo spirito-Juve in queste gare possa essere decisivo».

Il Milan è da scudetto?

«Se fai 27 risultati utili di fila non è per caso. Io credo che lotterà fino alla fine, poi che lo vinca o meno, basta un niente a fare la differenza».

Tra Ibra, Lukaku e Ronaldo chi è più decisivo per la propria squadra?

«A modo loro tutti e tre. Ibra ha scacciato la paura dal Milan, Lukaku è uno degli attaccanti più forti e Ronaldo ha quasi più gol che presenze».

Roma, Atalanta e Napoli. Tra queste chi può essere la quarta pretendente allo scudetto?

«Ho una predilezione per l’Atalanta. Quando la vedi giocare non ti annoi mai, gioca un calcio entusiasmante, ha pagato qualcosina in campionato durante la Champions, ma se vinci ad Amsterdam e Liverpool, significa che sei forte. E adesso ha ritrovato il suo fuoriclasse: Ilicic».

Il campionato è diviso in due tronconi: dai 40 punti del Milan ai 27 del Verona, il primo, dai 21 del Benevento ai 9 del Crotone il secondo. Da Inzaghi a Stroppa tutti lottano ancora per salvarsi?

«Proprio così. Tutte se la giocano, forse solo il Crotone è un po’ in ritardo. La penso come Guidolin: devono pensare a salvarsi anche squadre che inizialmente erano state costruite per altri obiettivi».

Tra queste quale potrebbe staccarsi verso il centro-classifica?

«Per qualità mi verrebbe da dire la Fiorentina, ma spero sia l’Udinese anche se i bianconeri devono cominciare a smetterla di fare regali».

A cosa si riferisce?

«Agli episodi nelle due aree. Non si possono vedere i gol presi con palla persa in uscita come quelli con la Juve o su palla inattiva come quello con il Napoli. E poi davanti serve maggiore freddezza sotto porta: si sbagliano troppi gol».

Poi sulla graticola ci finisce sempre l’allenatore.

«Gotti ha alzato il livello del gioco rispetto agli ultimi anni e ha dato una identità alla squadra. E se crei tanto significa che un gioco ce l’hai. Schierando un attacco che non dava punti di riferimento aveva vinto con Lazio e Torino, poi si sono fatti male tutti: Pussetto, Forestieri, Deulofeu, per non parlare di Nuytinck, il difensore migliore che con la sua presenza alza il livello anche degli altri compagni di reparto. Senza di lui Musso è tornato a fare due-tre grandi interventi a partita».

Per l’Udinese ci sono ancora tre partite prima della fine del girone d’andata. Sampdoria, Atalanta e Inter.

«Ho l’impressione che sarà decisiva la gara con i blucerchiati, un po’ come lo era stata quella di novembre con il Sassuolo».

De Paul è un calciatore da grande squadra?

«Non lo so. Giocare nell’Udinese è una cosa, con Juve, Milan e Inter ci sono altre pressioni».

Anche lui ha commesso qualche errore di recente.

«Beh, a un compagno marcato e con le spalle alla porta la palla non la devi dare».

Fosse in Pozzo un attaccante lo prenderebbe visto che là davanti sono rimasti in pochi?

«In giro non c’è molto e comunque a gennaio i giocatori non si muovono. Credo che qualcosa se sarà possibile la società farà». —

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