Pordenone, un palo e poco altro La Reggina vince in contropiede

Biondi colpisce il legno, Folorunsho condanna i neroverdi alla seconda sconfitta di fila. È la terza nelle ultime quattro gare



Reggio Calabria


Ancora lui, ancora Michael Folorunsho. Come all’andata, è stato l’attaccante di origini nigeriane a decidere la sfida con il Pordenone. Lo scorso ottobre, infatti, il suo tiro dalla distanza regalò alla Reggina il pareggio (2-2) mentre ieri la sua prodezza ha significato qualcosa di più: ha dato i tre punti ai calabresi e aperto la crisi dei neroverdi. Questo ha significato il ko incassato al “Granillo” dalla truppa di Tesser, tecnico che, squalificato, ha seguito in tribuna la partita (al suo posto c’era Strukelj). Per i ramarri si è trattato del terzo rovescio nelle ultime quattro gare, scivolone che ha fatto perdere l’imbattibilità esterna (durava dallo scorso 12 dicembre, ko a Pisa per 1-0) e che ha fatto scattare dopo tanto tempo l’allarme play-out. Il vantaggio sulla zona rossa è sceso a sei punti. Il campionato è ancora lungo, all’orizzonte si vede una partita in cui il Pordenone si può rifare subito (con l’Ascoli a Lignano sabato prossimo), ma è chiaro che il trend va invertito, perché dietro hanno iniziato a correre.

Una delle squadre ad aver alzato il ritmo è stata proprio la Reggina, che conquistando questa vittoria di misura ha messo il punto esclamativo al suo periodo. Quello ottenuto con i friulani è stato infatti il sesto risultato utile di fila, un guizzo che ha portato l’undici di Baroni a respirare un po’ dopo un inizio di 2021 ad handicap (due ko di fila). Un dato statistico interessante è che per la terza partita consecutiva al “Granillo” Nicolas - ex portiere dell’Udinese - non ha subìto gol. Una ritrovata solidità difensiva dei calabresi con la quale il Pordenone ha dovuto fare i conti restando a secco di reti per la seconda partita di fila. Neroverdi incapaci di far venire i brividi al portiere brasiliano vincitore della sfida con l’amico Perisan. Sì, perché oltre al palo di Biondi nella prima parte di gara, il Pordenone ha certamente avuto il pallino del gioco in mano, ha schiacciato l’avversario nella propria area nella ripresa, ma a conti fatti non è mai stato realmente pericoloso con una Reggina che, dal canto suo, si è sempre difesa con ordine, mettendo in mostra Thiago Cionek e Loiacono, centrali difensivi sosia di Boateng e Hummels ai mondiali del 2014 al cospetto ieri di Butic e Ciurria.

La realtà dei fatti è questa e non è cambiata neppure quando Tesser, dalla tribuna, dopo Morra ha dato indicazioni di inserire Musiolik, passando così alle tre punte: Baroni ha risposto schierando i suoi con il 5-3-2, accettando l’uno contro dei suoi difensori con gli attaccanti neroverdi. Oltre a qualche spizzata di testa da parte del 24enne polacco, il Pordenone non è riuscito a produrre. È stato così quel contropiede dei calabresi a rendere indigesta la trasferta: una ripartenza che Misuraca ha provato a fermare invano spendendo un buon fallo su Edera. La palla, dall’ex Torino, è arrivata a Folorunsho, che a sua volta ha cambiato il gioco servendo Bellomo. Il numero dieci è sceso sull’esterno e rispedito la sfera al centro, dove c’era l’attaccante amaranto. Barison si è girato due volte per controllarlo, ma alla fine si è fatto anticipare in area, non appena il cross è giunto nei suoi paraggi: deviazione, gol e Perisan a guardare sconsolato il suo compagno. I granata, dal punto di vista offensivo, non hanno fatto molto altro e, come a Pisa, a dirla tutta, è stato un episodio a decidere la contesa.

Il Pordenone ora deve svoltare con un rivale, l’Ascoli, reduce a sua volta da due ko di fila. Le motivazioni saranno pari: i ramarri dovranno far valere il loro maggior tasso tecnico. —



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