Tanti auguri Zoff, il mito Dino compie 79 anni

Una coincidenza: la ricorrenza nel giorno in cui si gioca la partita tra Udinese e Fiorentina, quella in cui lui fece l’esordio in serie A (ma a Firenze) il 24 settembre 1961

Dino Zoff compie 79 anni e lo fa nel giorno in cui si gioca la partita tra Udinese e Fiorentina, quella in cui lui fece l’esordio in serie A (ma a Firenze) il 24 settembre 1961.

Zoff compie gli anni e simbolicamente tutti i friulani, non solo gli sportivi, gli inviano i più calorosi auguri perché quel ragazzo che partì da Mariano per diventare poi campione del mondo ha rappresentato come meglio non poteva la sua terra d’origine.

Zoff, innanzitutto tanti auguri.

«Vi ringrazio. Sono sempre di più, ma siamo qui a parlarne e quindi va bene».

Si gioca Udinese-Fiorentina, la gara che la vide esordire in serie A. Che flash ha di quel pomeriggio di cinquanta anni fa?

«Sportivamente fu un impatto terribile perché presi cinque gol. Va anche detto che quella Fiorentina era una grande squadra e cinque gol li faceva a tanti avversari. Hamrin, Milani, Montuori erano fior di giocatori. Tornai in campo nelle ultime tre giornate e andò decisamente meglio vincendo a Palermo e a Torino con la Juve e pareggiando in casa con il Bologna».

È vero che qualche tempo fa andò al cinema e durante l’intervallo proiettarono i gol di quella partita?

«Verissimo, a quei tempi era una chicca, mica come oggi che vedi tutte le gare in tv. Non vi dico la mia reazione: mi accucciai sempre più nella mia poltroncina sperando di non essere riconosciuto».

Udinese-Fiorentina in programma allo stadio Friuli che partita sarà? A quota 25 punti le due squadre possono giocare con la mente abbastanza libera?

«Direi che è ancora troppo presto. La distanza dalle terz’ultime non è ancora di sicurezza anche perché mancano ancora molte partite. La squadra è buona, anche se ogni tanto incappa in alcune brutte gare come quella con la Roma peraltro condizionata da un episodio discutibile».

Si riferisce al rigore del 2-0?

«Sì, il regolamento penalizza troppo i portieri. Musso si distende per coprire lo specchio della porta, cosa può fare se l’attaccante dopo aver calciato fuori gli va addosso? Tra l’altro la palla non era più in gioco».

Come valuta la crescita del portiere dell’Udinese Juan Musso?

«Sta facendo bene. Ha una grande fisicità e riempie bene la porta. Deve migliorare nelle uscite alte per diventare completamente padrone della situazione nella sua area».

Come valuta questa esasperata ricerca del gioco dal basso con il coinvolgimento dei portieri?

«Premesso che certi rischi se li possono permettere solamente le squadre che hanno dei difensori tecnicamente forti, mi preme sottolineare l’aspetto del portiere. Sento dire che un numero 1 deve saper giocare anche con i piedi. No, un portiere prima di tutto va valutato per la presa, per la reattività, per come comanda la difesa. La capacità di saper giocare con i piedi è qualcosa in più che non può essere decisivo. E poi come dico sempre io, quando la palla va nel sacco, il gioco il portiere non lo riprende né con le mani né con i piedi, la palla la porti a centrocampo».

Meret al Napoli finisce spesso in panchina proprio perché Ospina viene considerato più bravo nel palleggio.

«Non entro nel merito. Questi sono i rischi che puoi correre quando hai a che fare con un compagni di pari livello».

Cosa ci dice di questo calcio sempre più condizionato dal Var?

«Sono favorevole al Var quando interviene su fuorigioco e su palla oltre o meno la linea di porta, non quando si vuole andare a vivisezionare il minimo episodio. L’intensità di una spinta le immagini non la possono valutare».

Cosa ci dice di Buffon che a 43 anni gioca ancora nella Juve?

«Se si diverte fa bene a continuare. Tra l’altro non ha la pressione di dover giocare sempre».

Pochi giorni fa se n’è andato Mauro Bellugi suo compagno in due Mondiali: Germania ’74 e Argentina ’78.

«Un dispiacere enorme. Mauro era una persona di una simpatia e di una allegria uniche. In Argentina lui e Antognoni erano gli unici due titolari che non giocavano nella Juventus».

Zoff, un’ultima domanda sul Covid. Ci ha cambiato la vita.

«Purtroppo sì e non possiamo che adeguarci. Anche il calcio senza pubblico è un’altra cosa. Dobbiamo avere pazienza e sperare che si possa gradualmente tornare alla normalità».

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