Ritmi lenti e Johnson ingabbiato: cara Old Wild West, Verona ti ha dato una bella lezione

Ritmi lenti, Johnson ingabbiato, Foulland reso innocuo: la lezione dell’ex Ramagli. Super Antonutti prova a scuotere i suoi che sono generosi ma cedono nel finale

UDINE. L’Old West sbaglia troppo, difende poco all’inizio ma soprattutto commette l’errore degli errori, fa giocare a Verona la partita con il ritmo che voleva. E così alla fine perde e si prende una bella lezione. Anche se il 66-81 è troppo severo. Con Milano, Torino e due volte Tortona all’orizzonte resuscitare la Tezenis non è stata una gran cosa.

Ti aspetti Verona che non difende e non corre, ti ritrovi Udine che non corre, non difende e non segna. L’ex coach Ramagli (perfetto in tutte le mosse) getta nella mischia subito il ventenne friulano Andrea Colussa, ex Feletto, giocandosi il califfo Rosselli dalla panchina. Il piano riesce perché la Tezenis prende subito saldamente in mano l’inerzia del match con un Geene on-fire. Gioca a due all’ora Verona, esattamente quello che vuole. Gioca a due all’ora l’Apu, quel che vuole Ramagli: 7-19 a 3’ dalla fine del quarto. Old Wild West non pervenuta, in difesa e in attacco dove Severini toglie dal match Johnson. È allarme rosso, perché, e lo si sapeva, la classifica degli scaligeri è bugiarda e l’atteggiamento dell’Apu non conforta. In un quarto, che Verona domina, per i ragazzi del West non un tiro da tre, non un’azione corale, non una difesa decente, palle perse a raffica. Boniciolli incenerisce Pellegrino che entra in campo come un turista con le infradito in vacanza alle Maldive. Se l’Apu non affonda lo deve all’energia e i due canestri che in un amen segna Antonutti. Fine primo quarto 16-21, un mezzo miracolo.


A poco a poco, l’Apu comincia a dare segni di vita. Difende, corre un poco. E se corri Verona è matematico che boccheggi. Johnson non si mette in partita dall’arco, Severini lo segue anche in spogliatoio va detto, e prova ad accendersi regalando una schiacciata siderale a Foulland. Questione di ritmo, Udine lo alza, sui due lati del campo, anche con la difesa pressing (il vice coach Finetti con le urla dalla panchina fa il sesto uomo) e “mastino” Nobile che si rivede in campo dopo un mesetto, rimette un po’ a posto l’attacco e a metà partita prova a rimettersi in scia (31-34). C’è però una cosa che l’Apu se vuole vincere deve fare innanzi tutto: farla finita con le palle perse. Nove in 20’ sono troppe per una squadra ambiziosa. Specie in una serata con 10 su 20 da due e uno su 7 da tre in 20”.

Due triple di Deangeli e Giuri valgono subito il primo pareggio (37-37), la difesa regge e Antonutti è chirurgico nei momenti cruciale del match. Ora la partita è bella, equilibrata. Verona non molla di un metro, Rosselli punisce da tre e riporta i suoi a +5, Antonutti risponde. L’Apu avrebbe bisogno di Mussini, che prova a entrare in partita con un canestro da urlo sulla sirena dei 24”, e poi di maggiore tranquillità. La fretta in queste partite è cattiva consigliera, come quando, al tramonto del terzo quarto, l’Apu ricade nell’atavico difetto, quello di abusare del tiro da tre. E meno male che Pellegrino toglie le infradito e tiene in piedi i suoi con provvidenziali rimbalzi in attacco. Dieci minuti dalla fine: 51-53 Tezenis. Ma una brutta sensazione: l’inerzia del match è ancora di Verona.

Johnson? Gira e rigira bisogna ricadere su di lui. Perché la spallata non può che arrivare con lui, autore di tre punticini in tre quarti. A 8’ dalla fine Verona sul più 7 (53-60) sembra dare la spallata decisiva, ma qui Udine, a prescindere da come finirà, dimostra di essere squadra vera, perfettibile ma vera. Difesa, canestro di un monumentale Antonutti, siluro di Johnson e 58-60. Ma quando Udine torna ci pensa un veronese con una tripla: Greene, Severini, Tomassini. Giuri impatta a 5’ dalla fine con una tripla sul 63-65, Tomassini risponde da due. Ma quando Johnson sbaglia a 3’30” da solo la tripla del pareggio e Jones, in odore di taglio, risponde il tiro del 63-67, i pochi presenti al Carnera capiscono. A Udine servono due attacchi perfetti e due difese ermetiche. Non succede, perché DJ tira sul ferro una tripla specchio della sua partita (2 su 8 alla fine da tre, 10 punti) e Foulland litiga col ferro. Vince Verona. Con merito. La rivincita di Ramagli. E un dubbio: se una rivale ha un francobollatore per DJ e toglie i rifornimenti a Foulland come vinci partite? —




 

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