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Milan racconta il primo Giro delle Fiandre. E in gruppo già lo chiamano “il toro di Buja”

Il neo pro della Bahrain ha lavorato per il team e si è ritirato dopo 180 dei 260 km. Vittoria di Asgreen su Van der Poel 

La prima volta al Giro delle Fiandre, la corsa dei muri e del pavè, uno dei simboli del ciclismo mondiale, non si scorda mai. Specie se hai vent’anni, fino a due anni prima vedevi quel mondo lontano e quasi irraggiungibile e anche se ti sei visto la volata regale, e non scontata, tra Van der Poel e Asgreen sul pulmann della tua squadra dopo che ti sei ritirato dopo 180 km perché «si è spenta la luce». Jonathan Milan, il friulano della Bahrain Victorious, lunedì 5 aprile ha chiuso la sua campagna del nord fatta di esperienza, chilometri, muri rientrando a Buja e rimettendo nel mirino l’appuntamento dell’anno: le Olimpiadi con il quartetto della pista.

«Ma a Venezia appena atterrato c’era un sole che mi è venuta voglia di fare una pedalata», ci ha detto, tanto da rendere l’idea del personaggio, ormai adottato dai più esperti del team da Colbrelli all’austriaco Haller, ieri nel vivo della corsa fino all’ultimo.


Partiamo dalla mattina del giorno di Pasqua: «Ero in camera con Colbrelli – spiega il figlio d’arte – che mi ha riempito di consigli. Poi ho mangiato una omelette bella farcita, un po’ di prosciutto cotto, riso in bianco e via per il mio primo Fiandre. Il compito che mi avevevano affidato i direttori sportivi era quello di tenere avanti i capitani all’inizio e fargli prendere i primi muri in testa, penso di averlo svolto bene».

Un ragazzo friulano al Fiandre, sensazioni? «Tanta emozione, anche se non c’erano le migliaia di persone che, senza virus, ci sarebbero state a bordo strada. Credo che affrontare i muri col pubblico che ti incita e senza siano due cose diverse, ma la pelle d’oca c’era».

E anche la consapevolezza che quello lassù al nord sarà il suo terreno di caccia per il futuro: «Fra 4-5 anni l’obiettivo è correre al Nord da protagonista, mi piacciono le pietre e i muri. Avete presente il Sammardenchia a Tarcento, ecco immainate una cosa così da affrontare decina di volte per uno come me che pesa 86-87 kg ed è alto 1.94...Ma è il mio pane e, ora che hanno rinviato la Roubaix in ottobre, dopo le Olimpiadi mi piacerebbe andare a provare anche quella corsa».

Van der Poel, («che ha perso forse perché ha attaccato troppo»), Asgreen, Van Aert, Sagan? Nessun dubbio: «Fenomeni, correre al loro fianco è una goduria e avete visto l’inglese Pidcock della Ineos che ha solo un anno più di me quanto è andato forte? ». In gara poi domenica lo svizzero Shär della Ag2r è stato squalificato per aver regalato in corsa una borraccia ai tifosi. «Il regolamento è chiaro, per carità, ma l’Uci dovrebbe usare il buon senso, far felici i nostri tifosi è una delle cose più belle di questo sport». Primo bilancio da pro? Milan è euforico: «Sono al parco giochi, il ct della pista Villa mi segue passo dopo passo, il team mi vuole bene e mi hanno pure dato un soprannome: “il toro di Buja”, è nello stemma del mio comune, forse per quello». O, più probabilmente, perché si sono subito accorti che il ragazzo tira forte forte.


 

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