Udinese, serve tanta pazienza per capire Braaf

Deludente la prima apparizione del 18enne in prestito dal City È chiaro però che si tratta di un progetto a lunga scadenza

UDINE

Non c’è Deulofeu? Gioca Jayden Braaf. Ma, con tutto il rispetto per il talento e gli scout di mezzo mondo che hanno pronosticato un avvenire radioso per il 18enne olandese arrivato in prestito (con diritto di riscatto) dal Manchester City, non è esattamente la stessa cosa. L’esperienza non si inventa, i movimenti codificati e costruiti nel tempo, a furia di allenamenti, neppure. Così a Bergamo l’olandesino è finito nella “lavatrice” dell’Atalanta che è abituata a mandare in bianco gli avversari a furia di aggressività e difesa capace di morderti le caviglie.


Dal punto strettamente emotivo Braaf è stato uno delusione la scorsa domenica, soprattutto per quelli che, letto il suo curriculum al momento dell’acquisto, lo scorso gennaio, pensavano che questo guizzante attaccante che per movenze – solo per movenze, in questo momento, è meglio sottolinearlo – ricorda Sancho, avrebbe potuto dare una mano alla causa dell’Udinese fin da subito.

Sbagliato. Ma è stato il campo a fornire il verdetto, una sentenza che dovrebbe aver convinto anche chi se la prendeva con Luca Gotti perché il talentino di Amsterdam nel corso delle precedenti otto giornate Braaf aveva raccolto appena 14 minuti sul campo, nel finale della gara vinta contro la Fiorentina, tra l’altro battuta proprio con un gol di Nestorovski con il “ragazzino” in campo. Insomma, almeno è un talismano, a livello delle abitudini calcistiche è una qualità che non fa male.

Non è tuttavia ancora un giocatore a 360 gradi, come hanno detto i 70’ disputati sul rettangolo verde del Gewiss Stadium dove ha sconcertato un po’ tutti. Meno Gotti che, evidentemente, sapeva a cosa poteva andare incontro puntando sull’olandese, sotto i suoi occhi ogni giorno. Braaf non riesce ancora a coordinare i propri movimenti con quelli dei compagni: almeno in tre frangenti è stato evidente la sovrapposizione con Okaka, praticamente un modo per favorire le marcature dell’Atalanta: non a caso l’Udinese è stata impalpabile fino all’ultimo minuto della prima frazione quando ha mandato in gol Pereyra.

Gotti ha difeso in modo deciso il 18enne in sede di commento, quando ha sottolineato il suo impegno e – diciamoci la verità – perché eclissandosi sul campo sembrava che non c’era poi una gran voglia nelle movenze dell’olandesino. Sbagliato, ha fatto capire il tecnico di Contarina.

Ma al di là dell’esordio, sarà proprio la predisposizione di Braaf a fare la differenza nel prossimi mesi, quando dovrà sfruttare ogni singolo minuto che gli concederà l’allenatore. Questo hanno fatto nel corso degli anni i giocatori che hanno spiccato il volo dal Friuli. Molti altri si sono “gettati via”, vittime dell’ambizione. Braaf è una progetto a lungo termine, come risponderà? E, soprattutto, lo farà capire già prima della decisione del suo riscatto (per una decina di milioni) o Gino Pozzo dovrà fidarsi dell’istinto? —



Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi