Oddo: «L’Udinese è superiore, ma per il Crotone sarà una finale»

UDINE. Dire che conosce vita, morte e miracoli di Udinese e Crotone forse è troppo, ma avendole allenate entrambe di recente, Massimo Oddo è senza dubbio il tecnico più adatto per presentare la sfida di sabato allo Scida, là dove a dicembre 2017 ottenne la sua prima vittoria in serie A alla guida di un’Udinese poi condotta per le successive 24 partite fino all’esonero scattato dopo l’undicesima sconfitta di fila, arrivata proprio per mano del Crotone ad aprile 2018.

Durò decisamente di meno l’esperienza calabrese alla guida dei pitagorici, ma è proprio in quel mese a cavallo tra novembre e dicembre 2018 che il campione del mondo ha conosciuto e allenato Simy, l’attaccante del Crotone indicato come il pericolo numero uno per la Zebretta.
 

Oddo, ha sentito che a Udine patron Pozzo ha mandato la squadra in ritiro per preparare al meglio la partita di sabato?

«Sì, lo so perché seguo sempre con affetto l’Udinese, che credo sia nettamente superiore al Crotone. Tuttavia, la squadra di Cosmi sta lottando col coltello tra i denti, ha alcuni buoni giocatori e sta dimostrando che per loro sono tutte delle finali, quindi massima attenzione».

Visti i 16 gol realizzati, l’attenzione dovrà essere rivolta specialmente a Simy, attaccante che lei ha avuto a Crotone.

«È un gran lavoratore, ha sposato la causa, si trova bene in Calabria e credo che l’aspetto ambientale abbia fatto tanto nella sua crescita».

L’Udinese lo sta seguendo: farebbe comodo ai bianconeri?

«Non lo so, ma se Simy sta facendo molti gol in una squadra ultima in classifica, ma credo che potrebbe farne anche in squadre più strutturate e competitive.

È un giocatore che vede la porta e sa fare gol, e poi ha una prerogativa particolare che è dettata dal suo numero di piede.

Avendo il 48 non riesce a calciare di collo e quindi usa il piattone secco e preciso anche da lontano, colpendo il pallone come un giocatore di biliardo usa la stecca, sorprendendo i portieri».

A Udine invece ha allenato De Paul, e anche in questo caso si può parlare di un giocatore cresciuto di molto.

«Adesso è maturato e nei momenti di difficoltà aiuta la squadra. Con me era più giovane, io l’ho sempre visto come un grande talento inespresso e nei momenti di difficili non riusciva a mettere la sua impronta».

De Paul che non giocò quella famigerata partita col Crotone al Friuli e che a lei costò l’esonero...

«Rodrigo in quella occasione aveva male al ginocchio. Il problema non era lui, ma la mancanza di attaccanti, specie dopo l’infortunio che tolse di mezzo Lasagna, ma con questo non voglio sottrarmi dalle undici sconfitte consecutive».

E dire che da Crotone la “sua” Udinese infilò la prima di una serie di vittorie consecutive. A Gotti basterebbe quella di sabato per rilanciarsi e cercare la riconferma?

«Io sostengo che il calcio è tutta testa e che le vittorie portano vittorie, poi dipende anche da quanto e come una società sta vicino al proprio allenatore, perché se il giocatore vede che la società non ha fiducia nel proprio allenatore è la fine: si crea degli alibi.

È un problema di molti. Detto questo, per me il ricordo di quel 3-0 è indelebile perché fu la mia prima vittoria in A».

Oddo a posteriori cambierebbe qualcosa della sua esperienza all’Udinese?

«Difficile dirlo, ma forse durante quel periodo avrei dovuto cambiare qualcosa a livello tattico dopo la terza, quarta sconfitta di fila, ma solo per dare qualche stimolo nuovo alla squadra che secondo me si era un po’ appiattita».

Crede che Gotti possa avere lo stesso problema adesso, tra attaccanti che non segnano e gioco prevedibile?

«Dipende da come un allenatore vede i propri ragazzi, e poi non è così semplice la lettura.

Io in quel momento non cambiavo, mi dicevo che se avevamo fatto sei risultati positivi li avremmo potuti rifare, e poi la squadra non era spenta in allenamento, solo che poi si smarriva la domenica e allora col senno del poi adesso dico che sì, avrei dovuto dare la scossa come quando arriva un allenatore nuovo e porta i giocatori a concentrarsi sul lavoro con piccoli accorgimenti». —


 

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