Superlega, Bruno Pizzul: un progetto che offende le piccole realtà, senza passione sfumano i valori romantici

UDINE. Che potesse diventare realtà il più volte vagheggiato progetto di una superlega europea era nelle generali aspettative e paure. Nessuno però pensava che potesse venir varato così presto. Soprattutto dopo le reiterate assicurazioni da parte degli scissionisti che la faccenda era ancora allo studio e che erano semplici voci quelle che davano per imminente l'attuazione del progetto.


LE DUE TESI

La proclamazione ufficiale della nascita della Superlega da parte delle dodici rappresentanti della plutocrazia calcistica ha scatenato la reazione immediata e clamorosa di Uefa e Fifa che per altro avevano già in precedenza subodorato il fattaccio dimostrando l'intenzione di reagire in modo molto deciso.In linea generale viene naturale ritenere fuor di luogo la posizione dei grandi club che vogliono gestire il calcio di vertice in modo da trarne vantaggi economici particolari, creando il giardino dei ricchi in cui confrontarsi solo con i loro pari, scongiurando il fastidio di doversi misurare con avversari di minor prestigio. Da parte dei ricconi giunge assicurazione che comunque grazie ai maggiori introiti derivanti dal nuovo format deriverà la possibilità di distribuire in chiave solidaristica contributi anche alle società escluse, in misura maggiore rispetto a quello che possono ricavare dall'attuale situazione.


Ancora non si sa se e soprattutto quando troverà attuazione questa nuova sistemazione, con la squadre, almeno le italiane - Juve, Milan, Inter - che hanno ribadito la loro volontà di partecipare al campionato italiano e alle attuali coppe fino alla partenza della Superlega, con il piccolo particolare che Uefa e Fifa hanno già detto che i giocatori delle squadre impegnate nella nuova competizione non potranno più disputare i campionati interni né rispondere alle convocazioni delle rispettive nazionali. Situazione, come si intuisce, esplosiva con implicazioni anche di carattere penale per danno procurato ed enormi cifre in ballo.Da sempre convinto che i troppi soldi abbiano profondamente colpito il calcio nei suoi aspetti più attraenti, sono naturalmente impressionato in maniera negativa da questa ulteriore scalata verso nuove fonti di sostentamento da parte dei club di vertice.

Ritengo che comunque sia offensivo questo modo di escludere dai giochi che contano le realtà considerate minori solo perché meno ricche, anche se magari dotate di eminente patrimonio storico e sportivo. Senza contare che, per una storia o per l'altra, non ultimo l'impatto della pandemia e stadi vuoti, può generare una certa disaffezione verso il calcio di vertice, che certo con questa sua vorace fame di soldi non genera simpatia. La passione può anche sfumare se nel calcio non si riconoscono più i valori romantici di un tempo. E poi questa inesausta voglia di trovare sempre nuovi finanziamenti genera anche e soprattutto nuovi debiti. Un nonsenso. 

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