Udinese, sette minuti di troppo che fanno risorgere la Juventus

Gol di Molina su assist di De Paul, poi gara in controllo fino al rigore di CR7 che la ribalta all’89’ sorprendendo Samir e Scuffet

UDINE

Tutta la sconfitta dell’Udinese in un numero. Sette. Come i minuti che mancavano da una vittoria sulla Juventus che avrebbe fatto il paio con quella dello scorso anno, quando in pieno recupero Fofana segnò il gol salvezza. Sette. Come il numero di maglia di un fantasma che di colpo si ricorda di avere sul caminetto cinque Palloni d’oro: peccato che si sia dimenticato di questo “piccolo” particolare Samir, appena entrato, e capace di lasciare a CR7 quei metri necessari per colpire di testa il cross disperato di Rabiot, una saponetta per Scuffet sotto la pioggia dei Rizzi. Finisce con uno stralunato Pirlo che allontana le voci di una pedata immediata al fondoschiena per proseguire la corsa alla qualificazione Champions abbracciando Cristiano Ronaldo dopo la doppietta, una scena che sette minuti prima sarebbe stato irreale immaginare.


Finisce con l’Udinese che fa fatica ad inghiottire tutto quello che è successo, perché accanto agli errori e alle ingenuità c’è anche un bel po’ di veleno legato all’atteggiamento intimidatorio della dirigenza avversaria che all’uscita delle squadre per l’intervallo ha spedito a bordocampo (dove non doveva proprio esserci) Fabio Paratici, il direttore dell’area tecnica che è una sorta di parafulmini in casa juventina, dagli accidenti all’arbitro, stavolta il padovano Chiffi, agli esami di conoscenza della lingua italiana, come è successo nel caso Suarez. Peccato che l’attività principale – scegliere i giocatori per cercare di rimpinguare la bacheca societaria – ultimamente non gli riesca molto bene, alla faccia dei milioni spesi. Perché se ci sono delle individualità emerse ieri al Friuli, queste sono dell’Udinese.

Così, seppur dolorosamente, bisogna pigiare sul tasto “rewind” per capire che forse anche un solo punto sarebbe stato poco per quello che la squadra di Luca Gotti ha fatto ieri per 83 minuti. Perché la difesa, costruita con un 3-5-1-1 di necessità, vista l’ecatombe in attacco, è stata perfetta nella protezione della porta presidiata da Scuffet, il sostituto dello squalificato Musso. Perché il centrocampo ha fatto filtro ed è riuscito a ripartire, in particolare a destra, dove la “catena” De Paul-Molina ha portato al gol rompighiaccio con scaltrezza, considerando che Don Rodrigo è stato bravissimo a battere una punizione a sorpresa per il connazionale, autentico stantuffo di fascia che con il piede prediletto ha fatto secco Szczesny approfittando della colossale dormita di Alex Sandro e Bernardeschi, uno che ha continuato a ronfare per fino allo scoccare dell’ora di gioco, quando è stato sostituito da Kulusevski. Pochi minuti dopo è toccato all’altro addormentato, Dybala, il peggiore dei nazionali dell’Albiceleste: un po’ attaccante, un po’ trequartista, un po’ rintronato, il Paulino juventino ha recitato lo stesso ruolo di Pereyra con la maglia dell’Udinese, a supporto dell’unica punta Okaka, ma il “Tucu” ha pesato di più sulla partita rispetto alconnazionale.

Insomma, la Juve è stata un pianto per quasi 70 minuti, ma la preoccupazione principale della sua dirigenza non è stato in “non gioco” di Pirlo, ma Chiffi con quel minuto di recupero non concesso alla fine del primo tempo. O forse è stato solo un tentativo di condizionare l’arbitro? Il dubbio ha fatto capolino dopo quel fallo fischiato a Stryger Larsen su Cuadrado dal quale è nata la punizione del rigore (tocco col gomito sinistro di De Paul in barriera su parabola decisamente pericolosa e indirizzata all’angolino da CR7): c’era o non c’era? Cuadrado è un furbacchione, si sa da quando era un giovane pescato in Colombia da Gino Pozzo: si lascia cadere e quindi le immagini sollevano il dubbio.

Il resto fa parte di quei maledetti ultimi sette minuti, dove c’è spazio anche per la sostituzione obbligata tra Bonifazi (dolorante al ginocchio) e Samir, troppo leggiadro nella marcatura su Ronaldo. Il resto fa rabbia, perché con tre punti l’Udinese avrebbe raggiunto il Verona, un miraggio fino a poche domeniche fa. Ora dovrà avere la forza di riprovarci sabato contro il Bologna. —



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