Udinese, quante grandi occasioni perse in volata

Punti lasciati a Milan e Napoli con pochi minuti da giocare:  è mancato il salto di qualità già prima del finale con la Juve

UDINE. Udinese a 46 punti davanti alla Sampdoria e con davanti sono il Sassuolo e le big? Solo un’illusione dopo l’ultima amarissima sconfitta per mano di una Juventus tutt’altro che trascendentale, ma anche una “realtà virtuale” se togliessimo gli ultimi sette minuti della sfida di domenica, delle due partite (andata e ritorno) con il Milan, della gara al Friuli contro il Napoli. In poche parole, squadre che occupano la zona Champions.

I conti sono facili da fare. In quelle quattro volate la squadra di Luca Gotti si è mangiata 7 punti che sommati ai 39 che ha realmente in classifica la metterebbero davanti ai blucerchiati di Ranieri.

D’accordo, il calcio non si fa con i “se”, anche altre squadre potrebbero tirare in ballo rimpianti e punti gettati al vento, ma è quantomeno curioso notare che l’Udinese è una realtà che per dettagli non è riuscita a fare il salto di qualità e che partendo da questa base il gruppo – se non verrà smembrato dal calciomercato – potrà costruire il proprio futuro.

È stato il vero tallone d’Achille bianconero nel corso dei sopracitati finali con Milan, Napoli e Juventus. Prendete, per esempio la vittoria del Milan al Friuli, arrivata con un gol all’83’ – il minuto maledetto dell’annata – quando era lampante che i rossoneri avrebbero alzato una “preghiera” per il totem Ibrahimovic che allora, in pieno girone d’andata, era un autentico punto di riferimento. pallone alto per il gigante spalle alla porta, girata e gol. Un punto perso, quello del pareggio che sembrava acquisito.

Più o meno lo stesso conto di può fare per la testata di Bayakoko, altro gigante, lasciato saltare indisturbato per il gol vittoria napoletano, mentre i difensori di Gotti intruppavano inutilmente il centro dell’area. E che dire invece del braccio di Stryger Larsen a San Siro, con i tre punti praticamente in tasca? Un colpo da volley, ha scherzato qualcuno sui social, mentre Gotti masticava amaro per quei secondi di recupero supplementari concessi dall’arbitro Massa.

Domenica, invece, il “pallavolista” è stato De Paul, forse il migliore in campo prima di quel gesto istintivo ma evitabile a sette minuti dalla fine. Con il novantesimo in vista, invece, ecco la frittata di Samir che non marca stretto Cristiano Ronaldo e le mani di Scuffet non riescono a respingere il colpo di testa ravvicinato: altri tre punti gettati al vento.

In questo calderone si può mettere un po’ di tutto, una sorta di minestrone per capire meglio l’Udinese.

Che sta facendo fare l’apprendistato a un giovane interessante come Molina – che deve sbagliare per poter crescere –, che ha pagato dazio ai tanti infortuni che le hanno tolto giocatori di spessore e personalità come Pussetto e Deulofeu, tanto per fare due nomi, e quindi elementi trainanti per esperienza come Stryger Larsen o De Paul alla fine, sotto pressione, qualche “errorino” l’hanno fatto.

Accanto a queste considerazioni mettiamo pure i pareggi interni con Atalanta e Inter che non sono da buttare, big da Champions dalle quali la squadra di Gotti ha spremuto qualcosa, in termini di punti, nonostante non sia riuscita a piazzare la vittoria delle svolta, quella che avrebbe potuto dare seguito al risultato eclatante della stagione, il blitz in casa della Lazio. Anche se, a dire il vero, il conto è ancora aperto: mancano per chiudere il campionato le trasferte con Napoli e Inter. 

 

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