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De Marchi maglia rosa al Giro d'Italia: «Corro così anche per Giulio Regeni e andrò a trovare i genitori di Silvia»

La dedica alla sedicenne investita e uccisa mentre si allenava in bici. Poi il pensiero per sua moglie Anna, incinta del secondo bambino

SESTOLA.  Arriva, vede il suo sponsor Valentino Sciotti che gli dice che è in maglia rosa e praticamente inizia a piangere. Prima dedica: «A me e a mia moglie Anna (in attesa del secondo bimbo ndr). Prime lacrime. Podio. Altre lacrime. Processo alla tappa. Pure. Collegamento via Skype con la sala stampa, causa virus e via con un fuoco incrociato.



Ale, cosa ti passa per la testa?
«Sono confuso, forse lo capirò tornando in albergo e restando da solo con la mia maglia. Attacco da quando corro, ho percentuale bassissima di riuscita, ma ci provo sempre. Ecco questo è il premio alla mia tenacia, un premio che ho cominciato a sognare fin da quando ero piccolo».

Da anni corri col braccialetto per Giulio Regeni.
«Perché quel ragazzo e la sua famiglia da cinque anni aspettano giustizia».

Ti esponi su temi civili, sei uno dei pochi sportivi a farlo. Non temi di essere strumentalizzato?
«No, perché sono un marito, un padre e un cittadino prima di un corridore e mi batto, per quel poco che posso fare, su temi che non possono avere colore politico».

Al Tour of the Alps hai provato a dedicare un’impresa a Silvia Piccini, la giovane ciclista investita a Fagagna...
«Sì, e quando tornerò in Friuli qualcosa porterò di questo Giro ai suoi genitori. Una piccola cosa, ma andrò a trovarli cercando di star loro vicino. Silvia è stata l’ultima vittima della strada, una strage che, temo, non avrà presto fine perché la gente troppo spesso non sa come comportarsi sulle strade. Dobbiamo batterci perché la sicurezza aumenti».

Attacchi sempre, perché?
«Non so correre diversamente, io il mestiere lo interpreto così, non mi sono mai pentito e i miei allenatori dalle giovanili alla Bujese mi hanno sempre spronato a farlo».

C’era in fuga un altro friulano, Venchiarutti ex Team Friuli come te.
«E ci sono qui al Giro anche Fabbro, Aleotti. Sono contento di aver contribuito a seminare bene e che il lavoro di Roberto Bressan, Renzo Boscolo, Andrea Fusaz, tecnici preparatissimi e gli altri del team ora venga riconosciuto da tutti».

Quando hai cominciato a sognare la maglia rosa?
«Dalla cronometro di sabato il pensiero mi ronzava in testa, ero andato forte, i secondi da Ganna erano solo 33”. Fossi andato in fuga... Solo che è stata una battaglia infinita: freddo, pioggia, inseguimenti, fatica. Mi hanno sempre insegnato a non mollare a Buja, sono friulano e ho coronato un sogno».

Sui social c’è un plebiscito per te: una maglia meritata...
«Grazie a tutti, forza Friuli, ora devo lottare per tenerla».

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