Lovisa: «Il traguardo era nelle corde di questa squadra»

E sul futuro del tecnico dice: «Ci parleremo» 

il postpartita

Dopo tanta tensione, accumulata negli ultimi dieci giorni, respirano i protagonisti. Il primo a tirare il sospiro di sollievo è il presidente del Pordenone Mauro Lovisa: «La squadra aveva nelle corde la salvezza – ha affermato dopo il 90’ –: lo dimostra il fatto che abbiamo chiuso con dieci punti di vantaggio sulla quartultima. Penso che possiamo fare bene anche nei prossimi anni: per ora dico che essersi confermati in categoria per il secondo anno di fila è qualcosa di straordinario. Dedico questo risultato a mio figlio Matteo (direttore dell’area tecnica, ndr), che ha potenzialità enormi, e alla mia famiglia».


Il massimo dirigente ha seguito da vicino il gruppo negli ultimi due giorni. «Sono stato con i ragazzi sino a poco prima del fischio d’inizio – ha svelato –. Ho cercato di entrare nella loro testa. Ringrazio i miei senatori Stefani e Misuraca, sono persone con la “P” maiuscola. Quando decideranno di smettere continueranno il percorso qui come ha fatto Berrettoni». Ora il futuro: «Mi auguro che dalla prossima stagione ci siano nuovamente i tifosi sugli spalti. Domizzi? Con lui parleremo nei prossimi giorni. La scelta del tecnico sarà importante e non possiamo sbagliare, perché ci aspetterà un torneo ancora più equilibrato».

Lo stesso Domizzi non ha alcuna fretta di affrontare il discorso legato al futuro. Adesso si gode la festa e il risultato, su cui ha inciso: 11 punti da quando ha preso il comando del gruppo. «Sono contento – ha affermato –. Un risultato meritato, soprattutto per i ragazzi. Per me si è trattata di una parentesi breve ma intensa: volevo che i calciatori finissero con un successo e con una prestazione del genere. Non abbiamo concesso nulla». Dopo il secondo gol il tecnico è esploso dalla gioia: «Una liberazione – ha detto –: non vedevo l’ora di togliermi i panni dell’allenatore e abbracciarli da compagno. Ho smesso da poco di giocare e so cosa stavano vivendo. Da parte mai la soddisfazione di avergli trasmesso il fatto che c’era una persona lì per loro, che poteva proteggerli e trascinarli allo stesso tempo». —

A.B.

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