Che baci rosa per re Bernal. E Caruso è il viceré di Milano

Bernal in Piazza Duomo col Trofeo Senza Fine

Il colombiano amministra a cronometro: «Ho corso all’attacco, emozione unica» L’ex gregario diventa simbolo della ripartenza azzurra. Crono finale a TopGanna

MILANO. Bacia appassionatamente la sua Maria Fernanda all’arrivo Egan Bernal, abbraccia tutti, fa festa in un tripudio di bandiere colombiane. Il Giro è suo, si è difeso anche a cronometro nella recita finale.

Solo Bartali, Gimondi e Merckx hanno vinto già Giro e Tour a meno di 25 anni. «Dentro di me ho tante emozioni, dopo il Tour vinto a 22 anni avevo perso la grinta, poi sono arrivati i guai fisici: ora sono ripartire facendo la cosa che mi piace fare di più: divertirmi in bicicletta. È la cosa più bella. E attenti, la felicità si trova nelle cose semplici», dice con una maturità e una semplicità spettacolari. «E Pogacar e Roglic sono forti e mi danno altri stimoli».

Il Giro del colombiano, ma anche del siciliano. Hanno già illuminato il municipio della sua Ragusa di rosa. E Damiano Caruso (Bahrain), secondo, è stato sontuoso anche contro il tempo, dando in 30 km 30” alla maglia rosa e 1’29” a Simon Yates (Exchange). Arriva. Lui invece bacia la sua Ornella: «Me la sono goduta tutta, fino all’ultimo chilometro», dice. Strafelice.

Bernal, Yates e Caruso; il podio del Giro 2021

Ed è il Giro, con vista olimpica, anche di Filippo Ganna, pretoriano Ineos di Bernal. Il fenomeno ha vinto con la solita classe e potenza, nonostante una foratura poco prima dell’ultimo chilometro gli abbia fatto perdere secondi preziosi. Solo il francese Remi Cavagna (Deceuninck), che cede per solo 13”, gli ha messo paura: se la stava giocando davvero quando nel finale ha sbagliato una curva volando contro le transenne.

Ma, come sette mesi fa all’ultima tappa del Giro d’autunno, Ganna ha vinto, come con Tao Geoghegan Hart aveva vinto la sua Ineos, non a caso top team del ciclismo con un budget astronomico da oltre 40 milioni di euro che consente di ingaggiare, ad esempio, un Dani Martinez, potenzialmente da podio, finito quinto, nonostante il lavoro per la maglia rosa Bernal.

Bernal bacia la sua Maria Fernanda

Ganna e Ineos: fine delle analogie. Perché il Giro 104 è stato meravigliosamente quello della doppia ripartenza: la carovana a fine ottobre piombò quasi malvolentieri in una Milano già blindata causa seconda mazzata della pandemia. L’Italia a colori era ormai cosa fatta, la gara più amata dagli italiani sopportata, in fuga dal dilagare dei contagi.

Domenica no. Il Giro è stato accolto da una città che, come il resto del Paese, girato e rigirato in queste tre settimane, sta mettendosi alle spalle l’incubo. In ottobre le strade erano deserte, in questa edizione i tifosi si sono ripresi la scena.

E poi l’altra “rottura” rispetto a ottobre, sportivamente, ciclisticamente impagabile: in ottobre il Giro degli italiani era stato, sostanzialmente un “on man show” di Ganna, tre crono vinte e pure la tappa di montagna sulla Sila, e poco altro.

Questo invece è stato il Giro della rinascita degli italiani. Ganna c’è sempre, purosangue e mulo in un mix pazzesco, come ci sono stati i pretoriani di Bernal, Salvatore Puccio e Gianni Moscon. Ma poi il rosa s’è contaminato d’azzurro da Torino a Milano: Edoardo Affini (Jumbo), Alessandro De Marchi (Israel) in rosa, Andrea Vendrame (Ag2r), Giacomo Nizzolo (Qhubeka). E ancora l’assolo di Lorenzo Fortunato (Eolo) sullo Zoncolan, quello di Alberto Bettiol, (EF) a Stradella.

Sì, anche quello di Vincenzo Nibali (Trek), che era caduto prima del Giro, è ricaduto durante la corsa, ha sofferto, ma non ha mai mollato. E poi, come al gioco dell’oca, si ritorna a Damiano Caruso, la grande discontinuità più bella rispetto al Giro d’autunno: il gregario di lusso della Bahrain ha emozionato, stupito. Si è preso un secondo posto da urlo e sabato una tappa all’Alpe Motta da raccontare ai nipotini.

Filippo Ganna in azione nella cronometro

Adesso spazio al Tour de France – a proposito domenica via al Delfinato (Sonny Colbrelli, altro Bahrain, secondo) –  che il Giro, mai come quest’anno, non deve guardare con soggezione e non solo per la vittoria di Bernal.

C’è ancora il sole in Piazza Duomo quando i tecnici sbaraccano palchi e  transenne. A fine ottobre le tenebre erano già calate da un pezzo. Trovate le differenze.

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