Ecco gli Europei un anno dopo l’Italia adesso ha più carica

Domani la sfida contro la Turchia: con il rinvio del 2020 una squadra migliore  Mancini sorride con Florenzi “allenato” da Mbappé e Jorginho da Champions



/ INVIATO A FIRENZE


C’è chi ha marcato Mbappé ogni settimana in allenamento e chi ha vinto la Champions. E c’è chi è diventato campione d’Italia o ha cominciato a segnare in azzurro senza fermarsi più o si è ripreso dal più fastidioso degli infortuni o ha conquistato la scena in uno degli stadi più nobili d’Europa. Un anno dopo è un’altra Italia la squadra che si prepara al debutto agli Europei, domani sera all’Olimpico contro la Turchia. Una Nazionale a cui il rinvio di dodici mesi dell’evento itinerante, per la pandemia, ha trasmesso una carica di esperienza o adrenalina.

A Coverciano, casa azzurri, lo dicono un po’ tutti: dal ct Mancini ai diretti interessati. «Siamo più pronti di prima», il mantra nel quartier generale dell’Italia. A beneficiare dello slittamento è più della metà degli undici annunciati come i titolari davanti al pericolo turco. Cominciando dalla difesa, ecco lo scatto avanti di Chiellini e Florenzi, due a cui non serviva arricchire il bagaglio di partite o emozioni, ma che si portano dietro un anno non banale. Chiellini, nel giugno del 2020, sarebbe arrivato all’appuntamento con l’Europeo frenato da un ginocchio «ferito» dalla rottura del legamento dell’estate prima: vivere un evento senza respiro da una gara all’altra col peso del fresco, e brutto, ricordo non sarebbe stato il massimo della vita. Florenzi ha visto da vicino Mbappé come pochi perché, con Mbappé, l’ex giallorosso ha vissuto l’ultima stagione a Parigi: per il nostro esterno destro, e non solo per lui, «Mbappé è il più forte giocatore degli Europei e, forse, del mondo, almeno in questo momento» e avergli preso, o provato a prendere, le misure in vista di un possibile duello tra nazionali non è una variabile da poco. In mezzo al campo siamo più grandi.

Primo: Jorginho è atterrato sul pianeta azzurro dopo essere entrato in orbita col Chelsea, più bravo di tutti in Champions fino alla finale vinta contro il Manchester City. Secondo: Barella si è portato in Nazionale lo scudetto, primo successo della carriera, e il cammino in Europa interrotto, nell’agosto scorso, solo all’ultimo atto di Europa League contro il Siviglia, il tutto sotto la guida di un allenatore, Conte, che non ti risparmia niente. Terzo: là in mezzo naviga non a vista Locatelli, domani vice-Verratti e nel possibile mese europeo un regista o una mezzala giovane, ma frizzante. E, un anno dopo c’è un esterno d’attacco che sta rubando l’occhio e il posto al più accreditato, fino a qualche settimana fa, Chiesa: Berardi vola e lo fa con la fiducia di Mancini e la leggerezza di numeri che, dodici mesi indietro, non gli avrebbero aperto le porte della Nazionale e che ora, con 5 gol nelle sue ultime sei uscite, gli consegnano la maglia da titolare e il ruolo di abile tessitore delle nostre manovre offensive. Poco più avanti, come numero nove, c’è Immobile e, per il laziale, il discorso è diverso: il Ciro biancoceleste, se l’Europeo non fosse stato frenato dal virus, si sarebbe presentato al via da Scarpa d’Oro, ma questo non vuol dire che abbia perso il senso dei movimenti e della magia sotto porta come chiede il ct. «L’obiettivo è arrivare in semifinale, poi – così il presidente della Figc Gravina – ce la giocheremmo. Non ci basta andare a Wembley solo per gli ottavi». —

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