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Old Wild West, il terzo match è tutto in salita: Scafati dopo solo 10 minuti saluta e accorcia

Udine “buca” di brutto la prima partita in Campania e non chiude la serie. Serve subito una reazione, domani c’è già gara 4



Due a uno per l’Old Wild West. Udine è ancora avanti nella semifinale play-off con Scafati e domani ancora può chiudere i conti in Campania senza giocare alla roulette russa di gara 5 in Friuli. Sì, è meglio partire dalla bella notizia perché, è vero, l’Old Wild West ha perso male, no malissimo 93-70, ma da domani si azzera tutto e si riparte in gara 4. Si sapeva che la gara tre sarebbe stato ostacolo durissimo, alla fine è andata decisamernte peggio del previsto: Scafati rigenerata, da capo a coda, compreso Gaines tornato in versione spauracchio. Eppure nel primo quarto la banda di Boniciolli era partita benino. A un Thomas indiavolato aveva risposto una squadra solida, che ha iniziato il match con la certezza di chi sa che in fondo non si gioca la vita come gli avversari: 21-20 Scafati.


Invece le cose cambiano. In fretta. Scafati si gioca la vita (sportiva) con la banda di italiani, Cucci e Benvenuti fanno la differenza da sotto e creano un solco di 10 punti anche con una tripla di Rossato che, visto l’equilibrio della serie, sembra già una voragine.

L’Old Wild West si smarrisce, Johnson (3 punticini a fine partita) non trova il canestro, Boniciolli prova a giocarsi la zona e, quando Nobile e Foulland non chiudono inspiegabilmente un due contro uno in contropiede, si capisce che sarà dura perché poi Gaines dà importanti segni di vita con una tripla mandando subito a monte i piani del coach triestino.

Insomma, dopo un inizio incoraggiante, adesso la partita è in salita per l’Apu. Foulland si innervosisce, Thomas torna ad essere un rebus per una difesa che non ha l’uomo per marcarlo (in primis capitan Antonutti), che poi si sa è il tallone d’Achille di Udine, ma del resto chi non ne ha? Il pubblico si fa sentire perché 500 tifosi da quelle parti valgono 1.500 ad altre latitudini. Palumbo, che solo soletto segna da sotto, sono l’ultimo segnale di un quarto che l’Old Wild West ha giocato troppo male per non rendere improba una rimonta: 47-37 per i campani con un 3 su 15 da tre che fa disperare ma anche sperare l’Apu, peggio di così non si può fare. Per il resto, Scafati domina a rimbalzo e sotto canestro.

È la terza gara di una serie equilibrata, almeno fino a venerdì sera, suvvia, niente drammi. Anche quando DJ si palleggia sul piede alla ripresa e, mentre si dispera, quattro scalmanati lo insultano dalle vicine tribune. Dai, che, in fondo, il lockdown aveva provveduto a toglierci questa parte brutta dello sport, ma non si può aver tutto dalla vita. Nemmeno dal basket.

Lo capisce presto l’Apu che non cambia registro.

Energy, dicono in America. Se non ce l’hai perdi. Esempio: dopo una tripla di Mian, Palumbo penetra e sbaglia, nessuno taglia fuori Benvenuti che rimedia. Sì, molto se non tutto è questione di energia.

Che i ragazzi del West non hanno e i campani sì, anche in difesa: tre triple di Gaines, che era impensabile continuasse a fare la comparsa in questa serie visto il talento, e un altro siluro di Sergio danno la mazzata alla partita. Boniciolli prova a calmare la squadra: niente da fare, l’Apu finisce sotto anche di 18 punti, con orgoglio, grazie ad Amato, prova a risalire ma a inizio ultimo quarto un’altra tripla di Sergio (chi lo marcava?) chiude i conti, poi i campani dilagano e infieriscono.

Avrà meno di 48 ore il coach per far capire ai suoi che portare Scafati, specie quella vista, mercoledì a gara 5 al Carnera sarebbe pericolosissimo. All’Apu hanno giocato tutti male, lunghi, piccoli, tutti. Basta resettare e ripartire. Dirlo è facile, farlo meno, ma in fiondo è sempre 2-1 Old Wild West. O no?

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