Primavera Udinese, il tuo scudetto compie 40 anni: «È una vittoria che ci legherà per sempre»

L’11 giugno del 1981 il successo della Roma per 1-0 non bastò a ribaltare il 2-0 conquistato al Friuli dall’Udinese 

L’avevano immaginato in maniera diversa questo giorno i ragazzi della classe ’61 che quarant’anni fa conquistarono il secondo scudetto dell’Udinese Primavera. Un destino bastardo ci ha messo lo zampino rovinando loro la festa. Ieri molti erano in duomo a Udine a dare l’ultimo saluto a Loris Dominissini, uno di loro, appunto.

Impossibile ritrovarsi attorno a un tavolo a brindare e a ricordare quei giorni. Gigi De Agostini, che di quella squadra era il capitano, aveva intenzione di invitare tutti a casa sua sperando di potersi collegare in videochiamata con Loris. Non è andata così, Dominissini non c’è più e ieri in chiesa quell’Udinese ha voluto ricordarlo con un cuscino tricolore e una scritta: “Campioni d’Italia 1981, i tuoi compagni”.

«È difficile parlare di calcio in momenti come questi» dice De Agostini con la voce rotta dall’emozione. È difficile, ma è anche giusto omaggiare un gruppo di ragazzi quasi tutti friulani che salirono sul tetto d’Italia. «Loris era uno dei più affezionati a quella vittoria», dicono un po’ tutti.

«Ho ancora nitida nella memoria l’immagine di lui e Furlani che “Da Brando”, nostro locale di riferimento, continuavano a proporre brindisi in onore “del centrocampo insuperabile”», le parole di Gianfranco Cinello uno che fino a poco più di tre mesi fa lavorava assieme a Miano e Dominissini nella loro scuola di tecnica calcistica. «Erano passati gli anni, ma molti di noi, favoriti anche dal fatto di essere rimasti a vivere in Friuli, continuavano a frequentarsi. E comunque quella è stata una vittoria che ci ha legato per sempre», aggiunge ancora “il rosso di Fagagna”.

Quella era una squadra composta quasi interamente da ragazzi friulani ai quali si era unito il gruppo di veneti composto dai vari Borin, Gerolin, Papais. Gigi De Agostini in questi giorni ha organizzato una chat nella quale ha voluto inserire tutti. Oltre ai già citati, ecco Macuglia e Cossaro, Trombetta e Pradella, Pazzagli e Zamparutti, Koetting e Petrella, Ermacora e Marcati, Rigonat e Coara, Mareschi e Maritozzi in prestito dalla prima squadra per disputare la finale. Alla vittoria di quello scudetto parteciparono anche altri ragazzi saliti in prestito dalla Beretti: Zotich e Lanaro, Masolini e Modestini, Tauselli e Zilli.

Giusto citarli tutti senza ovviamente dimenticare i tecnici Ferrari e Tumburs, il preparatore atletico Zat e i dirigenti Di Lena e il “mitico” accompagnatore Piero Di Leo a cui tutti volevano un gran bene.

L’undici titolare suona come una filastrocca. Borin, Gerolin, Dominissini, Papais, Macuglia, Cossaro, Trombetta, Miano, Cinello, De Agostini, Pradella.

Nell’undici che giocò la gara d’andata al Friuli vinta 2-0 mancavano Pradella e De Agostini, chiamato dalla nazionale militare al Torneo di Tolone: «Ma la prima gara non l’avrei comunque giocata – ricorda Gigi – perché ero squalificato. Presi l’ammonizione nella semifinale con la Juve». Che a detta di tutti era la squadra favorita alla vittoria finale. Forse anche per quello la Roma dei Righetti e dei Di Carlo pensò di fare un sol boccone dei bianconeri friulani. E invece al Friuli finì 2-0 con gol di Trombetta e Koetting nel secondo tempo.

Il primo, fresco di ritorno a Torino nello staff di Allegri, ricorda bene quella rete: «Cross di Papais, torre di testa di Cinello e destro di controbalzo. Sì, un bel gol». Il 2-0 lo fimo Koetting, un centrocampista che era in prestito dalla Juve. «Subito dopo il gol fui colto da crampi», ricorda Trombetta. Cinello lo “sfotte”: «Anche quando era allenatissimo Maurizio non reggeva più di 60-70 minuti».

È incredibile come, a distanza di 40 anni, i protagonisti di quell’impresa ricordino tutto nei minimi particolari: «La gara di ritorno la disputammo al Tre Fontane – racconta Cinello –: ho ancora davanti agli occhi Liedholm seduto su una sedia a bordo campo e un clima infernale». Interviene Miano, capitano nella doppia finale al posto di De Agostini: «Ci tiravano in campo di tutto: bottigliette, monetine». «Fu dura, durissima – si inserisce Trombetta –, ma prendemmo un solo gol e vincemmo il titolo. Solo a distanza di tempo ti rendi conto di cosa significa vincere uno scudetto anche se a livello Primavera».

«Loro a giocare a Roma e io che telefonavo a casa dalla Francia per avere informazioni sul risultato», ricorda Gigi De Agostini sottolineando che a quei tempi non esistevano i cellulari e che le notizie non arrivavano in tempo reale come avviene oggi. Quella stagione la Primavera vinse lo scudetto e la prima squadra si salvò con il gol di Gerolin all’ultimo minuto dell’ultima giornata contro il Napoli. A febbraio Giagnoni fu sostituito da Ferrari, che lasciò la panchina della Primavera a Tumburus. «Io, Cinello e Gerolin passammo stabilmente in prima squadra – ricorda Miano –, la mia ultima gara in Primavera la feci al torneo di Viareggio col Dukla Praga. Eppure anche senza di noi la squadra arrivò alla finale. Avevamo qualcosa in più».

Trombetta associa la vittoria dello scudetto alla tragedia di Vermicino con il piccolo Alfredino, 6 anni, caduto in un pozzo. Per tre giorni tentarono di salvarlo, l’Italia intera si ritrovò davanti alla tv col fiato sospeso a pregare e sperare. «Ricordo che durante il viaggio di ritorno non si parlava d’altro. Fu un fatto di cronaca che mi turbò molto», sospira Maurizio. A Udine quella squadra fu accolta dai tifosi con uno striscione che diceva: “La primavera è nostra”. «Festeggiammo Da Brando assieme ai tifosi – racconta Miano –. Di quella vittoria non ci è rimasto nulla: né un premio in denaro, né le medaglie d’oro che furono rubate nella vecchia sede di via Cotonificio».

Il cerchio di questa storia si chiude da dove era partito, ovvero da un pensiero per Dominissini: «Più avanti – dice Cinello – ci incontreremo per ricordare quel successo e sicuramente studieremo qualche iniziativa per ricordare “Domingo”. Lui non era un tipo che amava troppo la ribalta, ma quando stavamo in compagnia ero uno spasso». Come quella sera di 40 anni fa quando continuava a brindare a quel “centrocampo insuperabile”. 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

Roma, bambina di due anni si siede sul davanzale della finestra salvata dalla polizia

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi